Quintel Blogger theme

A free Premium Blogger theme.

Saturday, November 6, 2010

Praga: Tra comunismo e McDonald's

“Non vendiamo magliette del Dukla Praga. E’ una squadra di basso livello, non interessa a nessuno. Forse vendono qualcosa presso il loro stadio, ma non ne sono sicuro”. Il commesso dalla capigliatura punk dell’Urban Store in Malá Strana, la Città Piccola, non lascia adito a dubbi. Solo prodotti ufficiali di Sparta e Slavia Praga in negozio. Riguardo al Dukla, vecchia gloria del calcio cecoslovacco, ben pochi ne vogliono ancora sentire parlare. Ieri la squadra più odiata, oggi semplicemente ignorata. La sua storia iniziava nel 1947; dopo Mosca con il CSKA, anche Praga aveva il suo club legato alle forze armate. Era stato fondato con il nome di ATK e, per precisa volontà del governo, avrebbe dovuto diventare la società calcistica più importante di tutto il paese. Per accelerare la sua ascesa ai vertici del calcio cecoslovacco fu introdotta una regola particolare: ogni giocatore che aveva prestato servizio militare di leva sarebbe entrato automaticamente tra le fila del Dukla Praga, non importava se fosse già sotto contratto con un’altra squadra. Il nuovo club vinceva sul campo (11 titoli nazionali tra il 1953 e il 1982), nel 1967 in Europa arrivava sino alla semifinale di Coppa Campioni, ma in patria gli animi della gente rimanevano piuttosto freddi. Lo testimoniano i 28mila posti del Julisce Stadion raramente esauriti quando scendeva in campo il Dukla, puntualmente occupati fino all’ultimo invece quando erano di scena Sparta o Slavia Praga. L’epoca d’oro del Dukla ha coinciso con l’arrivo in squadra di un fuoriclasse quale Josef Masopust, Pallone d’Oro nel 1962, otto volte campione di Cecoslovacchia nonché leader di una nazionale che al Mondiale cileno del 1962 è arrivata a contendere al Brasile in finale la coppa del mondo. I verdeoro, privi di Pelè ma con Garrincha, Didi e Amarildo in squadra, vinceranno 3-1, ma la Cecoslovacchia (che all’epoca era in parte il Dukla Praga con un’altra maglia) e Masopust, autore del gol della bandiera, usciranno dalla competizione a testa altissima. La storia del club si esaurisce con la Rivoluzione di velluto, la pacifica rivolta guidata da Václav Havel che ha rovesciato il regime comunista conducendo la Cecoslovacchia verso un modello politico di repubblica parlamentare. L’immagine scomoda del Dukla, troppo compromesso con il vecchio apparato di partito, non ha permesso al club di reperire i necessari fondi (leggi investitori e sponsor) per salvarsi dal declino economico e sportivo. Dopo aver lanciato, nella stagione 91-92, un certo Pavel Nedved, il Dukla è entrato in un tourbillon di fusioni e retrocessioni dal quale è uscito solamente nel 2006, ricomparendo nella serie cadetta del campionato ceco grazie all’acquisto della licenza posseduta da un’altra squadra, il Jakubčovice. Ma il club, seguito da meno di un migliaio di persone, stenta a scrollarsi di dosso l’etichetta di cimelio del passato direttamente uscito dal Museo del Comunismo di Ná Příkopě 10. Posizionato, per un sarcastico sberleffo del destino, nella via più fashion di tutta Praga, al primo piano di un palazzo che sotto ospita un…. McDonald’s.

(Servizio pubblicato su Calcio 2000. 4-continua)

0 comments:

Post a Comment