Quintel Blogger theme

A free Premium Blogger theme.

Showing posts with label Serie A. Show all posts
Showing posts with label Serie A. Show all posts

Wednesday, March 14, 2012

Gone with De Windt

In un recente post abbiamo trattato il caso di Ouasim Bouy, giovane talento dello Jong Ajax trasferitosi alla Juventus senza aver mai giocato un solo minuto nella prima squadra degli ajacidi. Bouy non è il primo ragazzo a percorrere, con esperienza zero, la tratta Amsterdam-Torino. Non molti in Italia si ricordano di Sergio de Windt, terzino sinistro del vivaio dell’Ajax che nell’estate del 2000 lasciò il settore giovanile del club per firmare un remunerativo quinquennale con la Juventus. L’aggancio avvenne tramite Robert Geerlings, avvocato di Edgar Davids (all’epoca in bianconero) e amico dell’agente di De Windt. Dopo 9 anni in una delle scuole calcio più prestigiose al mondo, il ragazzino cresciuto nei quartieri di Amsterdam Est decideva che era giunto il momento di forzare il proprio ingresso nel grande calcio. Con tanti saluti a Co Adriaanse, l’allora direttore generale del vivaio ajacide che gli aveva pronosticato un imminente futuro da titolare nell’Ajax.

De Windt sbarca a Torino indossando un elegante completo di Armani, che si è regalato per festeggiare il trasferimento. Quando all’età di 17 anni, ammetterà anni dopo il diretto interessato, passi da una manciata di fiorini nel portafoglio a un contro in banca con cifre a quattro zeri – più sette (!) carte di credito, le prospettive cambiano. Al primo raduno della Juventus i giocatori sono 40. Dopo le presentazioni con i vari Del Piero, Davids e Zidane, si comincia a lavorare. De Windt sgobba, meritandosi anche un pubblico elogio del tecnico Carlo Ancelotti. Alla sera però, nel suo appartamento a Torino, è solo. La madre, che deve crescere da sola la sua sorellina, non ha tempo per venire in Italia. Il suo agente si fa sentire solo per telefono, mentre il connazionale Davids è alle prese con l’affare nandrolone. A fine stagione il ginocchio fa crack: De Windt sceglie di tornare in Olanda per la convalescenza.

Quando torna a Torino, al posto di Ancelotti c’è Marcello Lippi. L’obiettivo è uno solo: vincere. Il tecnico non ha certo tempo da dedicare a un ragazzino olandese ancora acerbo, nonché in fase di recupero da un infortunio. Il massimo che gli viene concesso è qualche riscaldamento a bordo campo durante le partite, ma niente di più. I numeri De Windt inizia farli fuori dal campo, adottando un tenore di vita talmente al di sopra delle proprie possibilità da venire rimproverato anche da un dirigente dei bianconeri. La magia svanisce presto. A metà della sua seconda stagione a Torino, il giovane torna in Olanda. Fa un paio di provini con Haarlem e Rkc Waalwijk, ma il primo a non essere convinto è lui. La voglia di giocare a calcio si è spenta. Meglio quindi volgere il proprio sguardo altrove. A 21 anni De Windt è già un ex professionista. Lo stipendio se lo guadagna in un call center della compagnia telefonica KPN. Gioca a calcio saltuariamente, e solo a livello amatoriale: Huizen, Argon, Rijnsburgse Boys e, attualmente, CSW.

Nell’agosto 2000 il ct dell’Olanda under 18 Mark Wotte aveva diramato le convocazioni per un torneo che avrebbe avuto luogo il mese successivo nell’allora Jugoslavia. C’erano Johnny Heitinga, Klaas-Jan Huntelaar, Joris Mathijsen, Serginho Greene. C’era anche Sergio de Windt. L’unico della rosa che giocava all’estero.

Fonte: Guerin Sportivo

Wednesday, March 7, 2012

La cometa Van der Meyde

Ritrovarsi pensionato di lusso a 32 anni in quel di Apeldoorn, cittadina olandese di provincia, non è propriamente lo scenario che si prefigurava Andy van der Meyde quando, qualche anno fa, era colonna portante di una delle ultime generazioni d’oro dell’Ajax: Sneijder, Ibrahimovic, Van der Vaart, Chivu, Nigel de Jong, Heitinga. Oggi Andy è finito tra i dilettanti, con il WKE.
(Articolo completo su Il mondo siamo noi).

Thursday, February 16, 2012

Il salto (pilotato) di Bouy

Nessuno ci hai mai spiegato perché il Fabio Borini di turno che si trasferisce dalle giovanili del Bologna a quelle del Chelsea viene definito “scippo” dai medi italiani, mentre per chi compie il percorso inverso – vedi il recentissimo caso dell’olandese Ouasim Bouy, passato dallo Jong Ajax alla Juventus – si parla di “grande colpo in prospettiva”.
(Articolo completo su Il mondo siamo noi).

Tuesday, February 14, 2012

Preview Milan-Arsenal: Clarence Seedorf exclusive interview

Intervista realizzata per MSN Sport UK.
Link all'articolo: http://sport.uk.msn.com/football/arsenal-are-in-decline-says-clarence-seedorf.

Monday, February 13, 2012

Nè re e neppure leone

Il leone non ruggisce e Napoli non capisce”. Così l’apertura della pagina sportiva del quotidiano ticinese Il Giornale del Popolo dedicata al momento-no di Gokhan Inler. Una questione di valutazione, scrive il collega Paolo Galli. La stessa che si era posta anche il Guerin Sportivo lo scorso ottobre nello speciale Champions: se Inler vale 20 milioni di euro, un giocatore come Xherdan Shaqiri – attualmente il miglior giocatore svizzero – quanto dovrebbe costare? La risposta è arrivata in questi giorni dal Bayern Monaco: tra i 10 e i 12 milioni. Questa la cifra che i bavaresi verseranno nelle casse del Basilea per assicurarsi, dalla prossima stagione, le prestazioni del talentuoso esterno di origini kosovare. Fin troppo facile notare quanto sia stata spropositata la valutazione effettuata la scorsa estate dal Napoli in sede di mercato per Inler.

Se Napoli non capisce, la Svizzera per contro non si stupisce. Perché in maglia rossocrociata da tempo il centrocampista sta offrendo prestazioni di livello modesto. Compassato nel ritmo, scolastico nella giocata, troppo impreciso in fase di appoggio; nella deludente campagna per Euro 2012 della Svizzera (finita terza alle spalle di Inghilterra e Montenegro), Inler è risultato uno dei peggiori sotto il profilo del rendimento. Mentre Shaqiri riapriva le chance di qualificazione dei rossocrociati annientando con una tripletta la Bulgaria, Inler si scrollava di dosso l’etichetta di “underperformer” solamente nell’ultima inutile partita contro il Monetnegro, a eliminazione già ufficializzata. E infatti Il Giornale del Popolo giudicava così la sua partita: “Accidenti, quando non conta nulla lui ritorna. Una partita addirittura più che sufficiente lì nel cuore della manovra. Gli sbagli restano frequenti (eccome), ma… non causano guai”. Agli standard “napoletani” di Inler insomma gli svizzeri sono abituati da tempo.

Il problema sembrerebbe essere una questione di modulo. Il giocatore soffre molto il ruolo interditore in una mediana a due, sia che si tratti del 4-2-3-1 adottato dalla Nati, sia del 3-5-2 del Napoli di Mazzarri. Nell’Udinese invece giocava in un centrocampo a tre protetto da due incontrasti, cosa che lui non è. Rimane comunque un mistero questa involuzione sotto il profilo della duttilità, perché Inler si è calcisticamente imposto, in Svizzera, in una mediana a quattro. Nell’Aarau 2004/05 giocava centrale nel 4-4-2, così come nella Svizzera under 20 che nell’ottobre 2005 batteva 2-1 in amichevole l’Italia dei vari Criscito, De Ceglie e Paolucci ad Ascona. Nello Zurigo Inler offriva ancora più opzioni; centrale davanti alla difesa con Dzemaili, interno destro in un centrocampo 3+1 (Margairaz partiva leggermente più avanti), esterno destro in una linea a 4. Prestazioni di qualità e sostanza che gli valse un precoce approdo in nazionale (con l’allora ct Kuhn che lo metteva in ballottaggio con un incontrista puro, Huggel), nella quale oggi vanta oltre 50 presenze.

Lasciamo la chiusura a Galli. “Nonostante le sue contro-prestazioni in nazionale, il Napoli ha visto in Inler un “top player”, fidandosi della buona stampa di cui godeva e soprattutto delle valutazioni di mister Mazzarri. Valutazioni che si sono dimostrate clamorosamente errate dal punto di vista tattico […]. Adesso sta solo a lui (Inler, nda) fare quello sforzo in più, che gli possa permettere di ridurre l’impietosa distanza che passa dal discreto giocatore al “top player”. Perché in mezzo, nonostante quella esagerata milionaria valutazione, effettivamente qualcosa c’è”.

Fonte: Guerin Sportivo

Tuesday, November 8, 2011

Urby e gli orbi

Per inclinazione personale non amiamo il gossip, ma in questo caso ci serve come spunto per parlare di altro. La notizia, pubblicata ormai tre settimane fa dal quotidiano De Telegraaf, riguardante l’avvenuta rottura tra Urby Emanuelson e la fidanzata storica Vanity – scaricata via telefono e invitata a restarsene in Olanda con i figli della coppia, Nashaira (4 anni) e Jayciël (5 mesi) – è curiosamente passata sotto silenzio. Proprio in Italia, paese in cui i media, sportivi e non, ci aggiornano puntualmente su scappatelle, notti brave e tutto ciò che riguarda la sfera sentimentale dei giocatori di Premier League, Bundesliga e Liga. Eppure questa (pseudo)notizia non è stata ripresa da nessuno, nemmeno in un trafiletto a fondo pagina. Assoluto silenzio. D’accordo, Emanuelson non è Cristiano Ronaldo, né Terry, né Ribery. Ma il punto non è certamente questo. O no?

Link all'articolo

Fonte: Guerin Sportivo

Tuesday, October 11, 2011

Lorik Cana

Negli anni Ottanta il club kosovaro del Pristina raggiunse la massima divisione del campionato jugoslavo, rivelandosi contro ogni pronostico squadra da centro-classifica capace di sorprendere anche le grandi del paese. Di quella “generazione d’oro” faceva parte Agim Cana, spirito guerriero trasmesso in toto al figlio Lorik, nato nel 1983, l’anno della storica vittoria del piccolo Pristina contro la Stella Rossa. Poi la Jugoslavia si è dissolta in un bagno di sangue, dal quale la famiglia Cana è fuggita nel 1992 riparando in Svizzera nei pressi di Losanna. Lì, nella scuola calcio del massimo club del cantone francese, è iniziata la carriera di Lorik Cana.

Difficilmente un soprannome rende giustizia alle caratteristiche di un giocatore come nel caso di Cana, chiamato “il guerriero” già a 17 anni quando lasciava la giovanili del Losanna per quelle del Paris Saint Germain. Centrocampista difensivo (ma all’occorrenza anche difensore centrale) dal tackle che non lascia prigionieri, debutta in Ligue 1 nella stagione 2002/03, diventando titolare del club parigino l’annata successiva. Su consiglio di papà Agim, diventato il suo procuratore, nel 2005 lascia il PSG per l’Olympique Marsiglia, dove in breve tempo i tifosi lo eleggono a proprio idolo assieme a Franck Ribery. Il secondo però usa il fioretto, il primo la mazza chiodata. Ma nel Milan Gattuso e Kakà non erano forse amati in egual misura?

Lasciata la Francia nel 2009 non senza polemiche (in Ligue 1 ha collezionato 59 cartellini gialli in 7 anni), la musica cambia poco al Sunderland: 10 gialli, un rosso e il consiglio del tecnico dei Black Cats Steve Bruce di “darsi una calmata”. Lo farà (parzialmente) l’anno successivo al Galatasaray, dove Cana è uno dei pochi a salvarsi da una delle peggiori stagioni di sempre del club di Istanbul, togliendosi anche la soddisfazione di segnare, contro l’Eskisehirspor, il primo gol di un giocatore straniero nella nuovissima Türk Telekom Arena.

Molto legato al proprio paese d’origine, Cana è un appassionato di Albanologia, la scienza che studia il linguaggio e le tradizioni locali dell’Albania. Non sorprende pertanto che, a dispetto del triplo passaporto albanese-svizzero-francese, abbia scelto di giocare nell’Albania, dove finora ha raccolto 47 presenze, una rete e una furibonda litigata con Sneijder e Van Nistelrooy che gli è costata l’ennesima espulsione. Finché gli reggono i nervi, è un ottimo acquisto.

Fonte: Guerin Sportivo

Monday, October 10, 2011

Luc Castaignos

L’ultima volta che l’Inter ha pescato dalla Eredivisie è rimasta pesantemente scottata, perché l’allora enfant prodige del Twente Marko Arnautovic si è presto rivelato un elemento assolutamente fuori controllo, molto più bravo a scialacquare il proprio talento piuttosto che a valorizzarlo. Un pericolo che Luc Castaignos non corre.

Trascorsa l’ovvia euforia per il trasferimento in una big del calcio europeo – temperata dai rimproveri dell’ex tecnico del Feyenoord Mario Been che in allenamento gli gridava “Inter” ogni volta che il giovane sbagliava qualcosa – Castaignos si è subito rimboccato le maniche per ambientarsi al meglio nella nuova realtà. Un precampionato brillante (di pregevole fattura il suo primo gol in nerazzurro, segnato al Celtic Glasgow nella Dublin Cup) ha diminuito il rischio di rimanere intrappolato nella solita girandola di prestiti, spesso più un danno che un vantaggio per i giovani talenti. L’avventura nerazzurra di questo attaccante olandese classe 92, nato da padre francese e madre di Capo Verde, è pertanto iniziata con il piede giusto; del resto non potevano esistere migliori premesse, perché Castaignos è più pronto per la Serie A di qualsiasi pari età italiano, tanto dal punto di vista dell’esperienza maturata in campo quanto sotto il profilo tecnico.

Fiore all’occhiello di uno di migliori settori giovanili olandesi, quello del Feyenoord, Castaignos è reduce da una stagione da titolare al centro del tridente d’attacco del club di Rotterdam, costretto da una situazione finanziaria critica a fare ampio uso in prima squadra dei prodotti del vivaio. Giovani la cui maturazione avviene partita dopo partita in campo, per poi regalare sollievo alle casse societarie attraverso un lucroso trasferimento. Una politica della quale Castaignos è un esempio perfetto: esordio a 17 anni in prima squadra nella stagione 2009/10, titolare l’anno successivo per sostituire il ritirato Roy Maakay. Castaignos dimostra di condividere con l’ex cecchino di Deportivo La Coruna e Bayern Monaco la rapidità di esecuzione e il feeling con la porta (chiude in doppia cifra a quota 15 gol), ma a livello tecnico il giovane oranje possiede qualità potenzialmente superiori. E sotto il profilo tattico si presta a più soluzioni, come più volte fatto notare dal diretto interessato (“non sono il classico attaccante da ultimi sedici metri”).

Originario di Schiedam, quartiere operaio sito nell’area sud-occidentale di Rotterdam, Castainos vanta una proficua esperienza con le nazionali giovanili olandese. Nel 2009 è una delle stelle dell’Olanda under-17 arrivata seconda agli Europei di categoria in Germania. Durante al torneo segna alla Turchia, alla Svizzera (in semifinale) e alla Germania (in finale), diventando con un 11 reti complessive il miglior marcatore di sempre degli oranje under-17. A due anni di distanza, nessuno dei talenti più brillanti di quella squadra (il playmaker Oguzhan Özyakup, il centrale Stefan de Vrij e il portiere Patrick ter Mate) può vantare una traiettoria professionale come quella di Castaignos, oggi fresco neo-convocato nella selezione under-21. Il baby olandese insomma è più di una scommessa.

Fonte: Guerin Sportivo

Sunday, October 9, 2011

Maarten Stekelenburg

“Al primo errore parleranno di Van der Sar”. Parole pronunciate da Maarten Stekelenburg a Johannesburg nel giugno 2010, quando era uno tra i protagonisti di un’Olanda lanciata verso la finale Mondiale. Parole che però l’estremo difensore olandese avrebbe potuto benissimo dire nella conferenza stampa di presentazione a Roma poco più di un mese fa. Ma il significato sarebbe stato l’esatto opposto. Perché mentre in Olanda, e nel resto del mondo, Edwin van der Sar è considerato un gigante tra i pali, in Italia gli è rimasta appiccicata l’etichetta di flop, per via di due stagioni poco brillanti nella Juventus. Se insomma Stekelenburg sbagliava con l’Olanda, ecco i rimpianti per Van der Sar; se per contro sbaglierà con la Roma, tutti pronti a ridere del “nuovo Van der Sar”.

La verità per una volta non sta nel mezzo. Stekelenburg è il degno erede di uno dei migliori portieri oranje della storia, nonostante una maturità professionale acquisita piuttosto lentamente. In nazionale “Steek” è rimasto nel cono d’ombra di Van der Sar per anni, senza riuscire minimamente a impensierirlo, anche per demeriti propri. Nell’Ajax – debutto ufficiale l’11 agosto 2002 nel Johan Cruijff Schaal (la Supercoppa d’Olanda) contro il Psv Eindhoven - era l’eterna promessa che non sbocciava mai, tanto che nel corso della stagione 2008/09 Marco van Basten lo declassò, dopo quattro anni da titolare, a seconda scelta alle spalle del nazionale under-21 Kenneth Vermeer. Proprio quel Van Basten che, da ct della nazionale olandese, nel 2004 aveva fatto esordire Stekelenburg con la maglia dei tulipani. “Ma non gli porto assolutamente rancore”, ha dichiarato l’estremo difensore, “perché ammetto che in quel periodo non giocavo molto bene”.

Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, e grazie all’exploit al Mondiale 2010 Stekelenburg si è scrollato di dosso la fama di incompiuto. Nel 2008 era entrato negli annali del calcio olandese dalla porta sbagliata dopo aver ricevuto – primo portiere oranje della storia – un cartellino rosso in un’amichevole contro l’Australia. Due anni dopo in Sudafrica la musica cambia drasticamente, con Maarten che si consacra a livello internazionale rivelandosi uno degli elementi cardine dell’Olanda vice-campione del mondo e contendendo a Iker Casillas la palma di miglior portiere del torneo.

Lo strepitoso stato di forma del numero uno non si rivela un semplice fuoco di paglia estivo; Stekelenburg inizia la nuova stagione alla grande, mostrando riflessi felini e straordinaria reattività tanto in Eredivisie quanto in Champions League – da ricordare due strepitosi salvataggi rispettivamente su Luuk de Jong del Twente e Kevin Prince Boateng del Milan che, tra il 25 e il 28 settembre 2010, gli valgono la nomina di man of the match per due volte in quattro giorni. Poco competitivo in Europa, l’Ajax sembra destinato all’ennesima stagione a bocca asciutta anche in Eredivisie. Tutto cambia con l’arrivo a dicembre di Frank de Boer in sostituzione del dimissionario Martin Jol; sotto la guida dell’ex nazionale oranje, che consegna a Stekelenburg la fascia di capitano dopo la partenza di Luis Suarez verso Liverpool, gli ajacidi si rendono protagonisti di un’esaltante rimonta, conclusa con la vittoria di quel titolo nazionale che mancava in bacheca dal 2004. L’Ajax chiude con la miglio difesa del campionato, e tre dei quattro titolari del reparto difensivo finiscono nella top 11 stagionale. Ad essi si aggiunge Stekelenburg, miglior portiere del campionato e votato dai tifosi Ajacide dell’anno 2011, nonostante sia costretto ad osservare dalla tribuna il finale di stagione a causa della frattura del pollice della mano sinistra rimediata in allenamento.

Nato ad Haarlem il 22 settembre 1982, Stekelenburg convive da sempre con un problema di anacusia (sordità totale) ad un orecchio, che però non ha mai inficiato la sua attività professionale. La Roma lo ha acquistato dall’Ajax per 6.32 milioni di euro, più eventuali bonus, facendoli sottoscrivere un quadriennale da 1.5 milioni di euro all’anno. E’ il primo tulipano a giungere sulla sponda giallorossa della capitale.

Fonte: Guerin Sportivo

Tuesday, September 27, 2011

Miralem Pjanic

In Italia per riuscire dove il rivale Yoann Gourcouff ha fallito. Miralem Pjanic, trequartista bosniaco di squisite qualità tecniche, nell’ultima stagione al Lione ha sofferto parecchio la concorrenza dell’ex milanista. Meglio quindi cambiare aria, nel tentativo di ritornare ai livelli strepitosi della stagione 2009/10: 11 gol e 10 assist tra Ligue 1 e Champions League, con reti europee pesantissime come quella al Santiago Bernabeu che ha estromesso il Real Madrid agli ottavi di Champions. Il Lione quell’anno arriverà fino in semifinale.

Sul talento di Pjanic, nato a Tuzla (Bosnia) nel 1990, ci sono sempre stati pochissimi dubbi. Emigrato con la famiglia in Lussemburgo per scappare dalla guerra, dal padre Fahrudin giocatore semi-professionista eredita la passione per il calcio. Inizia con i lussemburghesi del Schifflange 95, poi a 14 anni emigra in Francia al Metz. Nel 2006 con l’under-16 è campione nazionale, mentre nell’agosto dell’anno successivo la raffica di infortuni che colpisce i centrocampisti del Metz (Obraniak, Barbosa, Cardy, Gygax) permette a “Mirè” di debuttare, a 17 anni, in Ligue 1. Una volta nell’undici titolare dei granata, Pjanic vi rimane fino al passaggio al Lione, avvenuto l’estate successiva. Play-maker elegante, specialista nei calci piazzati, l’impatto con la Gerland non è tra i più positivi, visto che nell’ottobre 2008 Stephane Dalmat del Sochaux gli rompe il perone.

Pjanic però si riprende bene e diventa una delle stelle del club, almeno fino all’arrivo di Gourcouff. Il tecnico Puel prova a farli convivere in campo, con il bosniaco spostato in fascia, ma l’esperimento non funziona. Nella scorsa stagione le poche soddisfazioni per Pjanic arrivano dalla nazionale bosniaca, con 2 reti e un assist in 5 partite. Uno dei due gol lo segna con uno splendido calcio di punizione da 25 metri al Lussemburgo, paese nel quale aveva furoreggiato con la nazionale under-17, mettendosi in mostra all’Europeo di categoria 2006 (suo l’unico gol della squadra nella fase finale) e con una quaterna in una pirotecnico 5-5 contro il Belgio. Piedi buoni ma anche spirito di scarifico. Con Luis Enrique andrà sicuramente d’accordo.

Fonte: Guerin Sportivo

Saturday, September 10, 2011

Eljero Elia

Quando la giornata è quella giusta esiste un solo modo per fermare Elijero Elia: con la forza. Una gomitata in faccia, come fece l’ex genoano Rafinha in Coppa Uefa, oppure una ripetuta serie di calcioni, soluzione optata dallo spagnolo del Manchester City Zabaleta. Non a caso in Olanda Elia è soprannominato Road Runner, come il noto personaggio dei cartoni animati conosciuto da noi come Beep Beep. Devastante in progressione, rapidissimo nel gioco di gambe, l’esterno oranje non è un cliente facile per nessuno. Talvolta nemmeno per la propria squadra, a causa di una certa anarchia tattica. Proprio qui risiede la sfida di Conte: disciplinare e dare più sostanza a un giocatore tecnicamente indiscutibile ma spesso troppo individualista.

Nato a Voorburg nel 1987, Elia è stato scartato dal vivaio dell’Ajax perché ritenuto fisicamente troppo gracile. Gli ajacidi però hanno dovuto ricredersi quando ha debuttato nel professionismo a 17 anni con gli acerrimi nemici dell’ADO Den Haag. Poi è passato al Twente, dove ha trovato in Steve McClaren l’uomo giusto per fare il salto di qualità. Sebbene sia un destro naturale, l’inglese schiera Elijero (il nome deriva dalla passione dei genitori per il cantante jazz Al Jarreau) ala sinistra del tridente. Una posizione che lo porterà dritto in nazionale – esordio il 5 settembre 2009, prima rete quattro giorni dopo contro la Scozia – e alla vittoria del Johan Cruijff Prijs, riconoscimento al miglior giovane talento dell’anno in Eredivisie. Nel 2010, dopo essersi trasferito all’Amburgo, c’è anche lui nella rosa dell’Olanda che in Sudafrica si laurea vice-campione del mondo.

Con il suo repertorio fatto di scatti, finte e accelerazioni, in campo è difficile mettere le briglie a Elia; fuori però non lo è meno. In più di un’occasione l’olandese ha sperimentato gli effetti negativi del web, trovandosi al centro di polemiche per battute poco felici su marocchini e omosessuali. Lo scorso maggio si è separato dalla compagna Sanne, tornata in Olanda con la loro bambina dopo l’ennesima lite furibonda. E i rapporti turbolenti con lo staff tecnico dell’Amburgo sono stati alla base della sua deludente seconda stagione – dopo una prima molto positiva - con il club anseatico. Elia rimane un treno che corre veloce. Alla Juventus dovranno stare attenti a non farlo deragliare.

Fonte: Il Giornale

Wednesday, August 31, 2011

Vorm e sostanza

Due debutti, altrettante sconfitte. Gli esordi all’estero di Maarten Stekelenburg e Michel Vorm, rispettivamente numero uno e numero dodici (seguendo la vecchia numerazione) di una nazionale olandese fresca del primato nel ranking FIFA, non sono state memorabili. Eppure le performance dei due portieri sono state agli antipodi.

(Articolo completo su Il mondo siamo noi).

Monday, August 22, 2011

Exclusive Inside interview: Udinese Sporting Director Fabrizio Larini

Italian side Udinese have flourished in recent years, recording finishes which far outweigh their budget in Serie A and producing a number of highly rated players. The 2010/11 season was no exception, with the Udine-based club earning a spot in this season’s Champions League, although they must negotiate a tough playoff round against Arsenal to progress to the group stage.

Despite losing a number of stars this summer, including Chilean talent Alexis Sanchez to Barcelona, the future still looks bright for the Bianconeri thanks to a strong scouting network and a partnership with Spanish La Liga side Granada CF.

Key to Udinese’s set-up is the club’s sporting director Fabrizio Larini. Inside Futbol’s Alec Cordolcini spoke to Larini about the secrets behind Udinese’s success and the Serie A side’s plans for the future.



Inside Futbol (IF): Considering your unique, attractive style of play, Udinese could be described as an exception to the rule of "less than easy on the eye" Italian sides. Do you agree?

Fabrizio Larini (FL):
Of course, I do. In our team we have a lot of players who are looking for their breakthrough at the highest level. They have skills and they want to show all their potential. These kinds of players fit perfectly into our football philosophy which prioritises technical qualities to develop a game that makes the difference.



IF: You are widely known for your “buy-cheap-gain-exposure-sell-high” philosophy. What are the secrets behind this successful approach?

FL:
First of all, a quick and extremely organised scouting system. Of course we don’t have the resources and money to compete with the big clubs in the race for a potential world class talent. When they set eyes on a player, we are out.

We basically have two options: Be the first to discover a future star of tomorrow – as happened with Alexis Sanchez – or look for unknown players in alternative markets, such as in Chile and Colombia instead of Brazil or Argentina. Or in the less important European leagues: Switzerland, Denmark, Slovenia.



IF: How long do your scouting teams follow a player before a decision is made over whether they are good enough to join Udinese?

FL:
It’s not a question of how long, but a question of opinions. We have scouts abroad and others who work in our head office in Udine. A player is good enough for us when all the people who have watched him play – including the head scout – agree on his potential.

Take for example our new signing Thierry Doubai. We have a scout in Switzerland, who followed him playing with Young Boys. He sent us his review, we watched him on DVD, and finally the head scout went to Switzerland to see him live.

How many times did Udinese watch Doubai play? I don’t know, ten or maybe 12. However, the most important thing was that we always had positive feedback on the player.



IF: Udinese lost three key players in the transfer window this summer: Alexis Sanchez (sold to Barcelona), Gokhan Inler (now at Napoli) and Cristian Zapata (who joined Villarreal). What are your expectations for the new season, considering that from this year Serie A clubs will only have three instead of four Champions League spots?

FL:
At the beginning of every season our ambition is always the same, develop a team able to cement a mid-table spot as soon as possible. We can’t ever forget Udinese are not a top club.

Discovering and developing players is our main aim and every time one of our stars leaves for another club, we know the cycle begins anew. We try to sell a player only when we know we have the guarantee of having the right replacement for him. Doubai will take Inler’s place, and we have two new Brazilian defenders, Danilo Larangeira and Sergio Piccoli Neuton, that can play as well as Zapata.

Of course, a player like Sanchez is almost impossible to replace. Not only for Udinese, but for almost every team in the world.



IF: Coach Francesco Guidolin said that the Champions League playoff tie against Arsenal will in a way be an “impossible mission” for Udinese. What’s your opinion about this?

FL:
We are clearly underdogs and it will be very, very difficult for us. Arsenal are a top club, technically speaking they are two or three steps above us. I don’t like to make predictions, but I know that our few chances will depend on how we can surprise and apply pressure on them.



IF: These are unsettling times for Arsenal. Don’t you think the unhappiness Arsene Wenger must face at the club, from the supporters to some players, could help Udinese?

FL:
The best moment to play against a big club is always at the beginning of a season, when the top teams in particular are still a work in progress. This is the only advantage Udinese have, but it would be the same against other teams.



IF: In your opinion, which Udinese players could actually merit a spot in the Gunners’ starting eleven?

FL:
I think many, from our goalkeeper Samir Handanovic to midfielder Kwadwo Asamoah. Mauricio Isla and Pablo Armero, who play on the flanks, could be good enough too. Of course I am not considering our star striker Antonio Di Natale, who technically is second to none. But he is linked to Udinese until the end of his career.



IF: What about the partnership between Udinese and Spanish club Granada? Can you tell us a little about it?

FL:
It’s an important benefit for us to work together with a club from an important footballing country such as Spain. Granada were suffering a deep financial malaise – both competitively and financially – when we signed a partnership agreement in July 2009.

As you know we have a well-developed recruitment policy in South America and Africa. Gaining some experience with Granada could provide many young players with an easier introduction into Europe’s football and lifestyle. South American players don’t even have to face a language barrier, while we don’t have the same problem of limits for African players as for non-EU players, due to an agreement signed by Spain and Africa concerning free movement for certain kinds of workers.



IF: Two months ago Granada were promoted to La Liga. Will this make the connection with Udinese stronger?

FL:
It was surely a great achievement, one that shows how a partnership can benefit both clubs. Granada had 11 Udinese players on loan, of whom six were starters. The Spanish Segunda Division was a league we valued to develop players; however La Liga is obviously better. From the beginning we thought Granada was a city with great footballing potential, and we are very confident about the future.



Fonte: Inside Futbol

Friday, April 22, 2011

Swiss spell to cap Roberto Sosa’s career

From the 1970s until the 1990s Switzerland was the destination of choice for old players. Many stars liked to spend the final years of their glittering careers in the Alpine country. Amongst others, Jose Altafini (joint-third highest scorer in Serie A history – Chiasso), Giancarlo Antognoni (1982 World Cup winner with Italy – Lausanne), Karl-Heinz Rummenigge (Bayern Munich and Inter star – Servette), Marco Tardelli (1982 World Cup winner with Italy – St. Gallen), Mauro Galvao (Brazil international – Lugano) and Lajos Detari (Hungarian great – Neuchatel Xamax) enjoyed their twilight in Swiss football. Good wages and a distinct lack of pressure were amongst the main reasons why these international stars headed for Switzerland once their best days were behind them.

As the new millennium dawned however, Swiss clubs changed their philosophy, choosing to work hard on developing their youth systems, trying to fill their teams with new talents instead of ageing stars. Third Division outfit FC Rapperswil-Jona though may well represent an exception to the rule at first sight, as the Swiss side recently snapped up 36-year-old former Napoli striker Roberto Sosa, widely known as “El Pampa”.

Sosa found the back of the net more than 100 times in a notable career which took in the likes of Gimnasia de La Plata, Udinese and Napoli. The striker looks to be perfectly placed to help Rapperswil-Jona’s ambitious chairman Rocco Delli Colli, a businessman with Italian roots whose aim is to help the side reach Switzerland’s second tier – the Challenge League – as quickly as possible. Behind Sosa’s transfer to the canton of Saint Gallen however, lies the hand of organised crime, that forced the Argentine to leave Liguria – the region in Italy where he had played with fourth division side Sanremese.

“A man pointed a gun at my knee and told me the next time he would pull the trigger if I didn’t leave the team”, said Sosa. “I lived in Italy for twelve years. The first eleven and a half were a dream, but the last six months were a nightmare.”

Sosa claims he was forced to leave by organised criminals although he explains his family still reside in Liguria: “My family still lives in Liguria, because my children need to finish the school year."

The striker had an impressive start to life in Italy. In the summer of 1998, Udinese brought Sosa over from Gimnasia de La Plata, where he had impressed, scoring 28 goals in 38 games. Along with Marcio Amoroso and Paolo Poggi, Sosa’s partners up front, the Argentine was crucial in helping Udinese to grab a spot in the UEFA Cup for the third year in a row in his very first season. His best however was the 2000/01 campaign, where he found the back of the net 15 times – Sosa’s finest season in European football.

Sosa returned to Argentina in 2002, landing at Boca Juniors before moving on to Estudiantes – both spells were disappointing and the striker was once again on the move back across the Atlantic, joining Ascoli and later Messina, two Serie B sides. The Argentine’s most memorable experience in his second spell in Italian football however came in Naples. In 2004, Sosa became Napoli’s first ever signing after being declared bankrupt and forced to play in Serie C1 (Italy’s third level) by the Italian FA. Under the club’s new chairman, film producer Aurelio De Laurentiis, it took Napoli only three seasons to return to Serie A. Between 2004 and 2008 Sosa played a vital role in the club’s double promotion, scoring 28 goals overall.

After mounting another comeback in his homeland, on 21st August, 2010, “El Pampa” inked a contract with Sanremese. “After 18 years of professional football I am not looking for money any more”, admitted the Argentine. “I still play because I like it, and I feel fit. I enjoy the game, even in the lower divisions. Rapperswil is a very nice place and I hope to pay the people and the club back for the faith they have in me.”

Curiously, two of Sosa’s former clubs, Napoli and Udinese, are the great revelations of the current Serie A season, and the striker cannot choose which out of the duo he would root for.

“It’s hard to tell which of the two teams I would like to see crowned as the Italian champions”, said Sosa. “My first two sons were born in Udine, the third in Naples. However, Napoli’s supporters have a passion that’s difficult to find elsewhere. They really are the twelfth man on the pitch. When I hang up my boots I think I will go back there.”

For fans of Swiss outfit Rapperswil-Jona, the hope is that that day will still be a while in coming.

Fonte: Inside Futbol

Thursday, April 21, 2011

I soliti inutili paragoni

Mustafa El Kabir, attaccante olandese di origini marocchine appena acquistato dal Cagliari, è stato presentato da parte della stampa italiana come il “nuovo Ibrahimovic”. Una definizione esagerata della quale proprio El Kabir è il primo ad essere imbarazzato. “Non ho idea di come possa aver avuto origine un simile accostamento”, ha dichiarato il 22enne. “Forse chi l’ha scritto ha visto qualche filmato su YouTube”.
(Articolo completo su Il mondo siamo noi).

Tuesday, March 8, 2011

Castaignos è più di una scommessa

Luc Castaignos ha festeggiato il quadriennale appena firmato con l’Inter decidendo con un gol la delicata trasferta del Feyenoord in casa dell’Heerenveen. Una rete particolare per questo tulipano classe 92 nato da padre francese e madre di Capo Verde; Castaignos ha infatti raggiunto la doppia cifra in Eredivisie.
(Articolo completo su Il mondo siamo noi).

Wednesday, March 2, 2011

Barzelletta bianconera



Piccola nota: Radio Olanda non è anti-juventina. Semplicemente non ama incompetenza e fumo neglio occhi.

Sulla passerella allestita al vecchio Comunale, dal 2006 ad oggi – Blanc, Cobolli e Secco prima, Marotta e Paratici poi - hanno presentato le loro collezioni primavera-estate-autunno-inverno. Beninteso con il patrocinio dell'algido ingegnere sotto tutela. Una sfilata di bidoni mai vista nella storia della Juve. Dallo spaurito Almiron, giunto a Torino con l'espressione di uno che ha appena visto la Madonna o Raffaella Carrà - tanto è uguale; al portoghese che si è perso subito nei meandri del nulla - provate voi a cercare un Tiago nel pagliaio; fino a Molinaro, l'uomo più detestato dall'ENPA, dato che i suoi cross hanno abbattuto in due anni almeno quindici specie di uccelli. Per poi passare all'attaccante nato per caso a Crotone, quando la sua città d'origine avrebbe dovuto - e potuto essere - Carrara. Per via dei piedi di marmo. E per non parlare del brasiliano pseudo-italiano che tratta il pallone come fosse uno shampoo. Con la "sottile" differenza che lo shampoo gli arriva in testa, il pallone mai.

E via continuando col centrocampista rissoso e irascibile come Braccio di Ferro, ma costato molto più di un barattolo di spinaci. A Firenze si staranno ancora sbellicando. E che dire dello sciagurato Grygera, più inutile della seconda voce nelle telecronache? Oppure Grosso, la cui agilità ricorda tanto la Cariatide di alanfordiana memoria, al netto però della simpatia? Sorvolando su Martinez Cico Lopez Cayetano, che non è il miglior amico di Zagor ma il fedele alleato degli avversari della Juve. E vogliamo dibattere di Bonucci, uno che pensa di essere Beckenbauer quando non vale nemmeno il peggior Legrottaglie? Oppure su Aquilani, regista con la personalità e il carisma di Charlie Brown? Stendendo un velo più o meno pietoso su Pepe (nazionale italiano, detto tutto), Motta, Rinaudo e la restante pattuglia di mestieranti del pallone di stanza a Vinovo. Purtroppo questa squallida sfilata sembra destinata a durare ancora parecchio. Almeno fino a quando, in corso Galfer, non cambierà lo stilista.

PS A Oporto avevano capito tutto fin da subito. Chapeau.

(a cura di Renato La Monica – Magazine bianconero)

Fonte: Il mondo siamo noi

Monday, February 7, 2011

Eric Huseklepp, un vichingo per il Bari

È il secondo norvegese della storia del Bari ma dello stereotipo dell’ariete scandinavo ha poco, quasi nulla. Figlio d'arte -papà Ingvald ha giocato nel Brann negli anni Settanta- fino al due anni fa Erik Huseklepp era il classico talentino inespresso in quanto troppo... frivolo. Una partita da campione seguita da tre settimane di scarsa vena, e così via. Emblematico l’esordio da titolare con la maglia del Brann, nel 2005 contro il Fredrikstad, che lo vide a segno dopo soli 19 secondi. Poi, però, per due anni, a riprova di un rendimento incostante, non ha visto più la porta.

Almeno fino a quando sulla panchina del Brann è arrivato l'ex milanista Nielsen, che gli ha confezionato addosso il ruolo più congeniale alle sue caratteristiche. Non più ala sinistra ma punta centrale, e l'incompiuto è definitivamente maturato.
In doppia cifra nelle ultime due stagioni (prima di queste, mai), per due anni consecutivi nella top ten della Tippeliga, ingresso nel giro del nazionale, maglia da titolare a partire dal 2009.

La giusta collocazione tattica? Non certo al centro dell’area avversaria, a far da torre e a “spizzare” palloni. Molto meglio come seconda punta in un 4-4-2, con la possibilità di partire qualche metro più indietro, in modo da poter sfruttare la sua arma migliore, il tiro. Magari di destro, che Huseklepp vanta secco e tagliente. Ciò non vuol dire che non possa giocare prima punta -in nazionale gioca spesso nel ruolo di Carew- ma rende meglio accanto ad un attaccante che dia profondità e gli apra spazi.

Oggi il momento è quello giusto per un'esperienza all'estero. Non è un fuoriclasse ma ha dei numeri. E sembra proprio che abbia imparato cosa significhi esercitare la professione di calciatore.

Fonte: solobarinews.it

Friday, February 4, 2011

Mark van Bommel could be AC Milan transfer masterstroke

The signing of Mark van Bommel could be a real masterstroke for AC Milan and quite possibly the signing of the winter transfer window. More disciplined – both on and off the pitch – than other new recruit Antonio Cassano and more experienced than fellow Dutch arrival Urby Emanuelson, van Bommel could quickly establish himself as a key player in Massimiliano Allegri’s 4-3-3 system.

Milan were searching for an experienced and top class player to strengthen a team looking at a long injury list, one which recently forced central defender Thiago Silva to play as a screening midfielder against Cesena. The Serie A giants had no doubt about the 33-year-old Van Bommel, whose contract with Bayern Munich was due to expire in June, and who had long been linked with an exit from the Allianz Arena.

Well known for his tough tackling and never-say-die attitude, the Dutchman is the kind of player modern day coaches adore, and equally one that those who still cling faithfully to beautiful football dismiss. In the present era, the holding midfielder has become a crucial part of building a team capable of performing at the highest level. In recent years, players like Esteban Cambiasso, Xabi Alonso, Gennaro Gattuso, Marcos Senna, Michael Essien and Yaya Toure have not been any less important to their team’s success than celebrated
stars such as Lionel Messi, Wesley Sneijder, David Villa, Xavi, Andres Iniesta, Kaka and Didier Drogba.

In Milan, Van Bommel will be looking for the 19th trophy of his career. Amongst others, the midfielder has won seven national titles (four with PSV Eindhoven, one with Barcelona and two with Bayern Munich) and a Champions League (in 2006 with the Catalans) so far. An impressive haul for a player who failed a trial with Ajax in the late 1990s and later left the Eredivisie at 28 years old.

Over the last four years the Dutchman has gone from zero to hero with the Holland national team. Despite making his debut on 7th October in 2000 against Cyprus, Van Bommel missed the major international tournaments until 2006. Then, after the 2006 World Cup in Germany he stated he would not continue at international level as long as coach Marco van Basten was in charge. Both had strong, but incompatible, views – once Van Bommel commented: "I knew I could never have played at my best if I’d followed Van Basten’s ideas." In Holland Van Bommel was widely criticised for his decision, especially after he jokingly declared that he would have worn a Germany shirt if it were possible.

Van Bommel returned to the national fold after his father-in-law Bert van Marwijk took over following Euro 2008 and the midfielder quickly developed into a key player for the Oranje. His ability to read the game – Van Bommel has said one of his favourite hobbies remains "to analyse on the TV the games I have just played" – and to protect the defence were vital in helping Holland reach second spot in the FIFA rankings. Under Van Marwijk, Holland have lost only one match in the last two years: the 2010 World Cup final against Spain, and only then in extra-time.

Van Marwijk has played a vital role in his son-in-law’s career, even during Van Bommel’s earlier days. When, in 1997, he was appointed coach of Fortuna Sittard, he switched Van Bommel from playing as a winger to central midfield. Van Bommel, who had joined the Limburg side in 1993, blossomed, leading Fortuna Sittard to the Dutch Cup final in 1999; the Green-Yellows lost against PSV Eindhoven. Just a few weeks later though, Van Bommel was signed by the Philips-backed club, and in 2001 and 2005 won the best Eredivisie player award. He left Eindhoven in the summer of 2005, heading for Barcelona, and departed with a double digit season of goals behind him, scoring 14 times.

The tough-tackling midfielder turned out for Barcelona for just one season, however it was enough to win a treble of La Liga, the Spanish Cup and the Champions League. "Xavi recently stated that the football they played at Barcelona was too fast for me", recalled Van Bommel in a recent interview. "I wondered how he could say this, considering that he was sidelined for six months due to a bad injury that season. I used to play in midfield with Deco and Edmilson, not with him. Of course in a team with Ronaldinho and [Samuel] Eto’o I could not be the key player, nor did I pretend I was. However, I had a great time in Spain."

Upon joining Bayern Munich, Van Bommel proved to be a key player for the Bundesliga giants, providing strength in the middle of the park. He was voted Bayern Player of the Year in the 2006/07 season and just one year later became only the second non-German captain of the Bavarian side after Søren Lerby. Van Bommel was though the first to lead the team to a domestic double, winning the Bundesliga and German Cup last season, a campaign in which Bayern Munich also reached the Champions League final.

This season though the Dutchman lost his place in Louis van Gaal’s starting line-up after he revealed he would not renew his contract with Bayern Munich, and then in January the Allianz Arena side snapped up Brazilian midfielder Luiz Gustavo from Hoffenheim; a clear sign that for Van Bommel the time had come to pack his suitcase and leave. With Milan currently topping Serie A, Van Bommel hopes to equal his Oranje team-mate Arjen Robben by winning league titles in four different countries. For the Dutchman’s journey outside his comfort zone and sheer determination it would be just reward.

Fonte: Inside Futbol

Saturday, January 29, 2011

Van Bommel più utile di Cassano

Come il buon vino, migliora invecchiando Mark van Bommel. A 33 anni i suoi picchi di rendimento sono tali da renderlo uno dei migliori interpreti al mondo nel proprio ruolo, quello di centrocampista che opera da schermo davanti alla difesa. In Olanda li chiamano “waterdragers”, portatori d’acqua.
(Articolo completo su Il mondo siamo noi)