Quintel Blogger theme

A free Premium Blogger theme.

Showing posts with label focus. Show all posts
Showing posts with label focus. Show all posts

Saturday, August 18, 2012

E' Calato il Leccaos

Ci sono campionati che attirano gli sceicchi e altri che affascinano qualche oligarca dell’Est. In Italia invece siamo spesso costretti ad accontentarci di macchiette stile Borgorosso football club. L’ultimo in ordine di apparizione è Giuseppe “Joseph” Cala, manager italo-americano con alle spalle decine di tentativi falliti di acquisto di società calcistiche, dal Torino al Bari, dall’Ascoli alla Salernitana (ma dalla Campania sparì dopo 12 giorni) fino agli inglesi del Portsmouth. Un inquieto girovagare terminato lo scorso giugno con l’acquisto del Calcio Lecco, fresco di retrocessione in Serie D. Un livello forse un po’ troppo basso per chi nutre l’ambizione di “creare un club di livello mondiale modello Juventus”, ma non ditelo al signor Cala. “Non vuol dire niente, anche la Microsoft è partita con un solo impiegato”.

Dopo anni di grigiore calcistico, la città del Manzoni è pronta per tornare a recitare un ruolo di primo piano nel mondo del pallone. Come? Attraverso la quotazione alla borsa Nasdaq di New York, la creazione di un super-settore giovanile e l’apertura di filiali in Africa, Asia e Sudamerica. Un impegno “non di 2-3 anni, ma per tutta la vita” che però stenta a decollare. A meno di un mese dall’inizio del campionato manca tutto: un campo di gioco di proprietà, una sede, persino i giocatori. “Non so quanti di loro sono tesserati” ha dichiarato il tecnico Stefano Franciosa (pescato da Cala nella C finlandese) in quella che avrebbe dovuto essere la conferenza di presentazione della squadra. I nomi? Mistero. Gli allenamenti? Sgambate di un’oretta e poi partitella, come all’oratorio. Ma nemmeno con i ragazzini della Berretti della si arriva a giocare undici contro undici.

Nel frattempo, tra pernottamenti allo stadio, sponsorizzazioni fantasma e finte denunce di aggressione (smentite dai diretti interessati, ovvero il segretario Ivan Corti e il direttore tecnico delle giovanili Ernesto Nani), Cala ha mantenuto solo una promessa: quotare il Lecco al Nasdaq, inserendo la società nella sua Cala Corporation. Di cosa si occupa? “Non importa l’attività ma il fatturato che produce”. Oltre che con la trasparenza, l’italo-americano sembra avere qualche problema con i pagamenti: gli 800mila euro di debiti lasciati dalla precedente gestione non sono ancora stati saldati. E se con i tifosi è stata guerra aperta sin dal primo giorno, adesso si sono incrinati anche i rapporti con il Comune.

“Lecco in Serie A in cinque anni”, così si è presentato Cala. Una battuta che oggi suona surreale quanto il clima creatosi attorno alla società blu celeste. Nell’anno del centenario, a Lecco avrebbero gradito regali migliori.


Wednesday, May 30, 2012

Dejan Meleg, lo schiavo del pallone

Talento purissimo proveniente dalla Serbia. Così la stampa olandese ha presentato il 17enne Dejan Meleg il 1° aprile 2012, giorno del suo sbarco a Schipol. Lo attendeva l’Ajax per un provino. Uno su mille ce la fa, recita una nota canzone, e il ragazzo di Novi Sad sembrava proprio essere tra quelli. A volte però le belle favole nascondono un lato oscuro. Quello di Meleg si chiama Mihael Stankovic, procuratore al quale è legato mediante un contratto con scadenza 2030. Nessun refuso. Fino all’età di 35 anni Meleg sarà rappresentato da Stankovic. Tutto nero bianco, un regolare contratto validato dal tribunale di Novi Sad in data 29 ottobre 2010. Un caso di schiavitù aggiornato ai tempi moderni.

Meleg, trequartista/esterno sinistro, possiede qualità facilmente individuabili. Veloce, tecnico, vede bene il gioco. Così all’età di 15 anni il padre decide di affidarlo a un procuratore, il citato Stankovic. “Farò di tuo figlio un top player”, è la promessa. Per la procura del minorenne Dejan, Stankovic paga 3mila euro, impegnandosi a corrispondere alla famiglia “tutta l’attrezzatura sportiva necessaria” per il ragazzo (il primo acquisto sono sei paia di scarpe da calcio), nonché 200 euro annui.

Il contratto prevede che Meleg versi a Stankovic l’8% di tutti i suoi profitti (incluse le sponsorizzazioni). Il giocatore inoltre non può firmare alcun contratto senza il consenso del suo procuratore. Poi ci sono i bonus: alla prima convocazione di Meleg nell’under-17 serba, il suo agente si intasca 500 euro; per la partecipazione a un Europeo di categoria si passa a 1000, che diventano 3000 per un Mondiale. Infine la clausola rescissoria; Stankovic può abbandonare la procura di Meleg pagando una penale di 1800 euro. Ma se fosse il giocatore a decidere di cambiare agente? In questo caso la cifra sale a 200mila euro.

Il Vojvodina Novi Sad, club nel quale attualmente milita Meleg, ha denunciato il contratto alla FIFA, mettendo nel frattempo fuori rosa il giocatore. L’Ajax, per bocca del direttore finanziario Jeroen Slop, si è dichiarato completamente all’oscuro dell’intera vicenda, evidenziando però la propria intenzione di non entrare nel merito di un contratto che riguarda terzi. Quindi gli ajacidi offrono al Vojvodina 450mila euro, ovvero il costo dell’indennità di formazione. Somma che i serbi ritengono inaccettabile. Per Dejan Meleg si prospetta una squalifica da parte della Federcalcio serba. Suo malgrado, è già diventato famoso.

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time

Sunday, May 20, 2012

Un business da miliardi di euro

Gli agenti dei calciatori navigano nell'oro. Per Mendes (procuratore di Cristiano Ronaldo) introiti da 369 milioni. L'italiano più famoso è Mino Raiola.

Il calcio odierno affoga nei debiti, ma nel mare dei bilanci in rosso c'è anche chi naviga comodamente a bordo di un lussuoso yacht: i procuratori. Il cui giro di affari si attesta attorno ai 400 milioni di euro annui, una cifra raddoppiata rispetto ai 200 stimati nel 2009 da un'indagine della Commissione Europea.

Questa volta i dati arrivano dalla Svizzera, e precisamente da Neuchatel, sede del Cies Football Observatory, che ha scandagliato il mercato dei trasferimenti dei 5 principali campionati europei: Premier League, Liga, Bundesliga, Serie A e Ligue 1. Per la prima volta sono stati messi nero su bianco i guadagni dei singoli procuratori e delle agenzie da loro gestite derivanti esclusivamente dalle commissioni sui trasferimenti (esclusi quindi rinnovi contrattuali e altri benefit). Ciò che emerge è un'industria che fattura non milioni, bensì miliardi di euro: 3,2 per essere precisi. A tanto ammontano i guadagni dei 20 procuratori re del mercato europeo.

Se nel ranking Uefa l'Italia scivola sempre più in basso, quando si passa dal calcio giocato agli affari non c'è Spagna o Germania che tenga. Solamente la Premier League, con i suoi 86.2 milioni di euro, supera la Serie A in quanto a commissioni pagate agli agenti. Per il resto, l'Italia supera la Spagna di 12 milioni e la Germania di 20. Quest'ultima non ha nemmeno un procuratore presente nella top 20 dei paperoni del mercato (il primo tedesco occupa il 29° posto), contro i 6 dell'Italia (prima anche nel numero di procuratori con licenza Fifa: 730), i 3 di Inghilterra e Francia, e i 2 di Stati Uniti e Olanda. Un dato che il Cies spiega con il forte investimento dei club di Bundesliga nei rispettivi vivai. Equazione semplice: maggiore è il prodotto interno, minore è l'esigenza di rivolgersi al mercato.

Il padrone del vapore dei procuratori batte bandiera portoghese: Jorge Mendes, avvocato. Con la sua Gestifute si avvicina ai 400 milioni di incassi in commissioni. È lui il capo dei capi al Real Madrid, potendo contare su un portafoglio comprendente Josè Mourinho, Cristiano Ronaldo, Pepe, Ricardo Carvalho e Angel Di Maria. La scorsa estate ha vestito di bianco, per 30 milioni, anche Fabio Coentrão. Di fronte a una tale concentrazione di potere, Jorge Valdano ha rassegnato le dimissioni da direttore sportivo. Mendes ha lavorato bene anche con l'altra squadra di Madrid, l'Atletico, curando il trasferimento del colombiano Radamel Falcao dal Porto per la cifra monstre di 40 milioni.

Alle spalle di Mendes c'è la multinazionale Wms (800 atleti di 20 discipline diverse) e l'argentino Hidalgo, che negli ultimi anni ha tolto la leadership del Sudamerica al brasiliano Juan Figer, oggi 86enne (Maradona, Socrates, Careca, e Gullit) ma ancora attivo con la Mjf. Poi arrivano gli italiani: Giuseppe Bozzo, Tullio Tinti e l'italo-olandese Mino Raiola. Quest'ultimo è ormai più famoso di tanti sui clienti: ex-pizzaiolo (curiose anche le origini dell'altro olandese in graduatoria, Rodger Lindse, che vendeva alberi di natale), sette lingue conosciute, network di amicizie pressoché illimitate. Vent'anni fa concludeva il suo primo affare: Bryan Roy dall'Ajax al Foggia. Oggi gestisce i mal di pancia di Ibrahimovic e Balotelli, offre consigli per gli acquisti agli allenatori amici (ad esempio Martin Jol, che una volta al Fulham si è portato a Londra Patim Kasami e Zdenek Grygera), e vede il podio distante "solo" 15 milioni.

A livello di club invece il maggior foraggiatore di procuratori al mondo risulta essere il Manchester City, che nel triennio 2009-2011 ha speso in commissioni 34.5 milioni di euro. Ma è riuscito a vincere la FA Cup e il titolo della Premier League, che ai «citizens» mancava da 44 anni.

Fonte: Il Giornale

Monday, April 23, 2012

Dio salvi la regina (e Wayne Rooney)

Wayne Rooney salterà per squalifica i primi due incontri dell’Inghilterra a Euro 2012, avversarie rispettivamente Francia e Svezia. I numeri della Premier League, il campionato numero uno al mondo in termini qualitativi, dicono chiaramente che un sostituto dell’attaccante del Manchester United non esiste. Non solo dal punto di vista del talento, ma anche da quello meramente realizzativo. (Articolo completo su Il mondo siamo noi).

Thursday, December 8, 2011

L'Orso Polare dell'anno


Tra le miriadi di riconoscimenti calcistici, è particolarmente curioso il premio Orso Polare dell’anno (Årets Isbjørn in originale). Lo assegnano i tifosi del Tromsø al miglior giocatore della loro squadra, la più a nord d’Europa. Quest’anno lo ha vinto il 19enne Thomas Drage, talento emergente del calcio norvegese. Con 11 assist ha contribuito al secondo posto finale della sua squadra.

Tuesday, November 8, 2011

Dieci gol sono meglio di zero

Utrecht-Ajax 6-4 è stato uno spettacolo per gli occhi, aumentando il rimpianto per la miope politica di Sky e Sportitalia che ci costringe a guardare la Eredivisie in streaming. Dal punto di vista del puro intrattenimento, il campionato olandese è uno dei migliori d’Europa.
(Articolo completo su Il mondo siamo noi).

Thursday, September 15, 2011

Questo negro si piega davanti alle banche

Questo negro non si piega davanti a nessuno. Titolava così Winston Bogarde la propria autobiografia edita nel 2005. Oggi però le cose sono cambiate, con l’ex giocatore di Ajax, Milan, Barcellona e Chelsea costretto a chinare il capo di fronte alla società finanziaria Van Lanschot Bankiers. Bogarde si è visto pignorare e mettere all’asta due sue proprietà ad Amsterdam – un attico in Maria Austriastraat e una mega-villa nel sobborgo di Osdorperweg – sulle quali negli anni precedenti erano state accese ipoteche per un totale di 2.81 milioni di euro. Non è prima volta che Bogarde ha problemi di insolvenza; già a inizio anno un altro suo attico, sito nel lussuoso complesso De Hoge Erasmus a Rotterdam, era stato messo in vendita in un’asta pubblica. Dopo il ritiro dal calcio giocato, Bogarde si è tuffato nel mondo della musica fondando la Global Music Entertainment. Non ha però dimenticato il pallone: ha creato i Suriprofs, nazionale di calciatori di origine surinamese che gioca per beneficenza, e nel 2010 ha conseguito in Irlanda il patentino di allenatore. Ma è tuttora in attesa della prima panchina.

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time

Monday, September 5, 2011

Dossier: piccola storia dei club mai retrocessi

Inter e Rapid Vienna, Colo e Colo e Zamalek. Il panorama delle squadre mai retrocesse è ampio e variegato, ma necessita di doverose distinzioni. Esiste infatti una bella differenza tra l’Athletic Bilbao sempre presente nelle 80 edizioni della Liga e il Wigan che ha conosciuto la Premier League solamente nel 2005 e appare destinato, presto o tardi, a salutare la categoria. Anche perché i primi a non crederci troppo sembrano proprio i tifosi dei Latics, viste le medie spettatori stagionali registrate al DW Stadium. Se in Inghilterra di immacolato è rimasto solo il Wigan, in Spagna al già citato Athletic si affiancano le potenze Real Madrid e Barcellona, presenti nella Liga fin dal momento della sua creazione (1928). A questo trio denso di richiami storico-politici si è aggiunto, nel 2004, il piccolo ma tignoso Getafe.



In Germania solamente l’Amburgo è cresciuto di pari passi con la Bundesliga (fondata nel 1963), ma solo perché il Bayern Monaco fu arbitrariamente collocato in seconda divisione dalla regola che voleva una sola squadra per città nella prima divisione del neo-costituito campionato tedesco. La Federazione scelse il Monaco 1860. Il Bayern raggiunse la Bundesliga sul campo due anni dopo e non la abbandonò più. Stesso destino per Bayer Leverkusen (dal 1979), Wolfsburg (1997) e Hoffenheim (2008). Se in Scozia, Portogallo, Grecia e Turchia nessuna delle big è mai retrocessa (ma nemmeno Xanthi, Trabzonspor, Sivasspor e Istanbul BB, tutte “salite” nel corso degli anni), in Olanda tale primato spetta solo al Feyenoord, unico club a non cadere mai né quando il campionato era diviso in gironi regionali (fatali invece a PSV e Ajax) né una volta creata la Eredivisie.



Un caso particolare arriva dalla Francia, dove nel 1972 il neo-costituito Paris St. Germain fu obbligato dal Consiglio della città di Parigi, per ragioni squisitamente politiche, a dividersi in Paris Fc, che rimase nella massima divisione, e Paris Saint-Germain, spedito due livelli più in basso con una squadra di soli dilettanti. Tecnicamente però il club parigino, che dal 1974 è tornato nell’attuale Ligue 1, non è mai retrocesso. Dal 1980 gli fa compagnia l’Auxerre. Singolare anche la storia del Derry City, che nel 1973 fu spostato per ragioni di sicurezza dal campionato dell’Irlanda del Nord a quello dell’Eire, torneo al quale si iscriverà definitivamente (però alla seconda divisione) nel 1985. In nessuno dei due paesi il club, scomparso nel 2009 causa bancarotta, ha mai conosciuto l’onta della retrocessione sul campo.



Un autentico ginepraio, per ragioni storiche facilmente intuibili, la situazione in Europa orientale. Numeri alla mano, l’unico club russo ad aver attraversato indenne sia l’epoca socialista che quella democratica è la Dinamo Mosca. I georgiani della Dinamo Tibilisi e gli ucraini della Dinamo Kiev sono sempre rimasti nel torneo di vertice tanto in URSS quanto nel loro campionato nazionale. Identico discorso nel caso della ex-Jugoslavia per le seguenti squadre: Hadjuk Spalato, Dinamo Zagabria, Stella Rossa e Partizan Belgrado.



Dopo lo shock-River, in Argentina restano iscritti all’esclusivo club Independiente e Boca Juniors. In Uruguay invece resistono, dal 1900, Peñarol e Nacional Montevideo, nonostante i primi furono espulsi nel 1922 dalla Federazione uruguaiana (AUF) per aver giocato contro club argentini appartenenti a una federazione “dissidente”. I Carboneros risposero creando una propria federazione (FUF), che si fonderà con quella ufficiale nel 1926. Infine un accenno al Brasile; attraverso il caos di tornei e regole durato fino al 1987, anno di inaugurazione della Copa União (torneo in seguito diventato l’attuale Brasileirão), cinque squadre non hanno mai preso l’ascensore verso il basso: Cruzeiro, Flamengo, Internacional, Santos e São Paulo.



Fonte: Guerin Sportivo

Sunday, September 4, 2011

Calcio a undici

Risultato storico per l’Olanda di Bert van Marwijk. L’11-0 rifilato a San Marino rappresenta la più larga vittoria di sempre nella storia dei tulipani, che mai prima dello scorso venerdì avevano chiuso un incontro in doppia cifra. A 9 reti si era infatti fermata l’Olanda di Cruijff nel 1974 contro la Norvegia, eguagliando il 9-0 ottenuto alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912 contro la Finlandia. Il poker realizzato da Robin van Persie ha permesso alla punta dell’Arsenal di scavalcare Marco van Basten (l’ultimo giocatore in oranje a realizzare più di 3 reti in una partita – accadde il 19 dicembre 1990 contro a Malta) ed entrare – a quota 25 reti – nella top ten dei migliori marcatori di sempre dell’Olanda. Tre gradini sopra Van Persie c’è Klaas-Jan Huntelaar, la cui doppietta lo ha portato a meno 5 reti da due miti assoluti quali Johann Cruijff e Abe Lenstra. Record in vista anche per Wesley Sneijder, anch’egli autore di due gol: il primato quale miglior centrocampista goleador di sempre dei tulipani, detenuto da Kick Smit con 28 marcature, è ora distante solamente tre lunghezze. Menzione speciale infine per Georginio Wijnaldum, entrato in campo al minuto 86 e in rete 180 secondi dopo. Il trequartista del Psv Eindhoven è il 91esimo debuttante con gol nella storia dell’Olanda. Nessuno però aveva mai impiegato 3 minuti per gonfiare la rete.

Wednesday, August 24, 2011

Olanda, è arrivato Scootigan





(Articolo completo su Il mondo siamo noi)

Sunday, May 15, 2011

Dutch Eredivisie: Ajax v FC Twente match preview

Stronger than Chaos and Turbulence
Since April, Ajax have not dropped a single point in the Eredivisie, with five wins out of five. However, all that glitters is not gold for the Amsterdam side, whose inconsistency remains a problem. In the last round of matches, Ajax met Heerenveen and only the impressive display of goalkeeper Kenneth Vermeer, along with a little luck, helped the Amsterdammers leave the Abe Lenstra Stadium with three points. It was a vital win to keep their title hopes alive.

Ajax have a young and talented, but inexperienced, team. The Dutch Cup final last weekend saw Frank de Boer’s men let slip a 2-0 lead to lose 3-2 in extra time. Once again the solidity needed was missing, though De Boer will surely be happy that his side are still fighting for the title on the very last day of the season. It has been a difficult campaign with the departure of two key players in Luis Suarez and Urby Emanuelson in January, combined with coach Martin Jol’s resignation in November and the chaos surrounding the club off the pitch with legend Johan Cruyff opposed to current chairman Uri Coronel.

On 9th May 2004, Ajax, led by Ronald Koeman, beat NAC Breda to win the Eredivisie title. Since then the trophy has not returned to Amsterdam. That though was a team of future stars with Zlatan Ibrahimovic, Wesley Sneijder, Rafael van der Vaart, Nigel de Jong, Maxwell, John Heitinga and Steven Pienaar in the ranks. “Step by step”, said Cruyff, “the club must come back to those days. The current squad is good, but less talented.”

However, winning the Eredivisie title could provide the perfect starting point for rising stars like Christian Eriksen, Vurnon Anita, Lorenzo Ebecilio, Toby Alderweireld, Gregory van der Wiel, Siem Jong and Daley Blind, to fulfil their potential.

Looking for the Double
For seven days in April, FC Twente looked to have let the Eredivisie title slip from their grasp, as two consecutive draws against Roda JC and De Graafschap saw PSV Eindhoven topple them for top spot. To make matters worse the Enschede side suffered a disappointing Europa League exit at the quarter-final stage, going out to La Liga outfit Villarreal 8-2 on aggregate.

Despite this mini-slump though, coach Michel Preud’Homme was able to keep the team on the right track. Twente showed they could handle the pressure, as midfielder Wout Brama explained: “Playing in Europe against teams like Inter, Tottenham Hotspur, Rubin Kazan and Zenit St. Petersburg gave us experience and improved our self-confidence.”

A win in Den Haag against surprise package ADO showed that Twente would not easily be blown off course and the side again jumped to the top of the table with two games to go. Then a comfortable 4-0 win over Willem II kept Preud’Homme’s side just ahead of Ajax.

This season Twente have shown quality but also strong character, not losing a game to any of the country’s other big clubs. PSV were beaten twice (1-0 away and 2-0 at home) and the team drew 2-2 at Grolsch Veste against Ajax. The Amsterdam giants were also defeated in the Dutch Super Cup and the Dutch Cup. Curiously, the latter contest was decided by Austrian striker Marc Janko – one
of the squad’s most underwhelming performers this season. Janko has failed to meet expectations since a switch from Red Bull Salzburg and is the club’s record signing at €5.5M. Helping Twente lift the cup though means Janko cannot be considered a flop anymore.

Players to watch
Ajax – Kenneth Vermeer: The keeper’s saves have been vital in keeping Ajax in with a chance of the title. Vermeer acts as second choice behind Maarten Stekelenburg, and was himself still recovering from a serious Achilles injury when Stekelenburg was ruled out too. Fit again though, the former 2006 and 2007 Under-21 European Championship winner showed all his skills between the sticks. In this vital final league match, Vermeer’s reflexes may be key to Ajax holding off Twente in a game they simply must win.

Twente – Theo Janssen: Despite joining Twente in 2008, Janssen already deserves his spot in the Tukkers’ Hall of Fame. As a left-sided central midfielder in Preud’Homme’s 4-3-3 system, Janssen has netted 19 goals overall – his best total yet. He has provided ten assists too. The heavily-tattooed smoker is a free-kick master who has become a cult icon in Enschede and beyond.

Match Prediction
In the Eredivisie, Ajax have won seven out of the last ten games played at the Amsterdam ArenA against Twente, losing just once (2-1 in the 2004/05 season). A draw will be enough for the visitors here, but both teams play attacking football and shutting up shop is not an option. The Dutch Cup final was a spectacular affair and this will be no different. It is a 50-50 clash that should finish 1-1 or 2-2.

Fonte: Inside Futbol

Sunday, April 17, 2011

Scommesse illegali: parla Jacques Rogge

Negli ultimi anni i casi di partite truccate legate alla criminalità organizzata sono in ascesa. I macedoni del Podeba sono stati squalificati per otto anni da tutte le competizioni europee per aver “aggiustato” l’incontro casalingo con gli armeni del Pyunik Yerevan, preliminare di Champions League 2004/05. “Se non seguiamo le istruzioni, mi bruceranno la casa”, disse il presidente del Pobeda ai giocatori nell’intervallo del match. In Belgio il quotidiano la Derniere Heure ha da poco pubblicato l’esito del processo sullo scandalo scoppiato quattro anni fa: 18 partite truccate, 35 persone coinvolte, sanzioni comminate per un totale pari a 826.500 euro. In Germania Patrick Neumann, capitano del Verl, club semi-professionistico tedesco, ha confessato di aver intascato un compenso per aver truccato un incontro con la squadra amatori del Borussia Mönchengladbach. L’inchiesta ha portato all’arresto l’arresto di 46 persone in Turchia e 15 in Germania.

In Olanda invece si parla del fenomeno dei “bel-Chinezen”, i cinesi al telefono. Si trovano sugli spalti del campionato di seconda divisione, il cellulare sempre acceso, in linea il loro datore di lavoro, un call-center di Bangkok o di Kuala Lumpur. Trasmettono dati. “Mi chiamano mezz’ora prima della partita”, ha raccontato uno di loro a due giornalisti. “Vogliono sapere la temperatura, il colore delle maglie delle squadre e il numero di persone presenti allo stadio. Poi inizia il resoconto. Devo essere veloce: Home attack, home team danger, home shot wide, away team safe, away team attack, e così via. Mi pagano 70 euro a partita. Per la mancata comunicazione di un gol mi tolgono 20 euro. Se mi perdo un calcio d’angolo, me ne tolgono 10. I calci d’angolo gli interessano molto”.

“Le scommesse illegali rappresentano la più grande minaccia allo sport dopo il doping”. Il presidente del Comitato Olimpico Internazionale Jacques Rogge non usa giri di parole. Ci sono campionati con squadre gestite direttamente dalla criminalità organizzata. Esistono partite il cui risultato viene deciso direttamente a Shangai, oppure a Macao, dal sindacato asiatico delle scommesse.

Presidente Rogge, quanto è grave il problema?
Molto più di quanto siamo portati a credere. Il giro di affari attorno alle agenzie di scommesse illegali è enorme. Il match fixing è un fenomeno molto difficile da combattere, perché queste agenzie, allocate principalmente in Asia, aprono e chiudono in continuazione, mutando nome ogni volta. Spesso sono strutturate a piramide, ma la base non conosce i livelli intermedi, che a loro volta non conoscono i vertici. E sono società che operano su più livelli.

Negli ultimi anni ci sono stati i casi La Louviere, Alliansi, Pobeda, Verl. Tutti episodi riguardanti squadre lontane dalle luci della ribalta.
Ovviamente squadre di seconda fascia o militanti nelle divisioni minori sono più esposte a rischi di questo genere, perché ci sono meno controlli, poca visibilità e stipendi più bassi. Gli anelli deboli all’interno di un club sono facili da trovare. Ma quando parlo di società che operano su più livelli, intendo eventiche accadono all’interno della singola partita. Non si tratta di truccare il risultato finale, quanto di stabilire chi segna il primo gol, quale squadra prende il primo cartellino giallo, eccetera. Tutte casistiche molto più difficili da monitorare rispetto al semplice esito conclusivo dell’incontro.

Come opera il Comitato Olimpico Internazionale?
Collaboriamo con Fifa, Uefa e la maggior parte delle federazioni internazionali. Abbiamo un rapporto privilegiato con le società di scommesse legali. Quando queste rilevano puntate anomale su una determinata partita, bloccano le scommesse e prendono contatto con noi. Quindi entra in funzione il nostro comitato di inchiesta. La Uefa ha inoltre predisposto un’unità speciale con il compito di monitorare le partite dei campionati europei di prima e seconda divisione. Ma non basta. Abbiamo bisogno anche del supporto di autorità internazionali come l’Interpol.

Monday, April 4, 2011

Calciotruffa (con simpatia)_parte 3 di 3

Articolo pubblicato sul trimestrale "Linea Bianca"

Esistono poi le truffe dei singoli. In Italia è noto il caso Eriberto/Luciano. In Olanda invece ci fu chi, un po’ meno furbescamente, tentò di spacciarsi per una persona già esistente: Papa Ratzinger. Il genio in questione si chiama Joseph Laumann, che nel 2008 si presentò ad un provino del Vitesse con il nome di Joseph Ratzinger. La decisione di utilizzare un nome fittizio venne presa per evitare problemi con il Rot-Weiss Erfurt, la società con la quale all’epoca era sotto contratto. Risultato: Laumann non superò il periodo di prova e l’Erfurt lo lasciò a piedi per inadempienza contrattuale.

In Inghilterra invece il senegalese Ali Dia ottenne un ingaggio con il Southampton inventandosi una parentela fittizia con George Weah. Accadde nell’estate del 1995, quando il tecnico dei Saints Graeme Souness ricevette una telefonata dal fuoriclasse liberiano nella quale gli veniva caldeggiato l’acquisto di questo suo cugino 30enne che aveva giocato nel Paris Saint-Germain nonché nella nazionale senegalese. Era tutto falso, telefonata compresa, che si scoprì essere stata fatta dal procuratore di Dia. Il buon Ali, ruolo attaccante, almeno nelle intenzioni, scese in campo per la prima e unica volta il 21 novembre 1996 in un match contro il Leeds. Sostituì Le Tissier dopo una mezz’ora di gioco e rimase in campo 53 minuti, sufficienti per permettere a centinaia di testimoni oculari presenti sugli spalti di affermare che quello fu il peggior giocatore mai visto su un terreno di gioco di Sua Maestà, talmente scarso da non poter ambire nemmeno a una squadra di non-league. Ci provò lo stesso tentando con i dilettanti dell’Fc Gateshead, ma venne messo alla porta dopo poche settimane e sparì nel nulla.

Epigono di Ali Dia, almeno come tipologia di truffatore, è stato l’italiano Alessandro Zarelli, che nel 2005 scorrazzò per il Galles munito di finti fax della Federcalcio italiana e di un’autentica, colossale, faccia tosta, con la quale millantava un passato calcistico nei Rangers Glasgow e nello Sheffield Wednesday. Il suo scopo? Trovare un ingaggio. “Giovane e promettente centrocampista italiano alla ricerca di un’esperienza formativa nel calcio del Regno Unito nell’ambito di un progetto di scambio calcistico con la FIGC”. Il concetto era quello. La prima vittima fu il Bangor Football Club, che ci impiegò dieci giorni prima di verificare con lo Sheffield se davvero Zarelli, che nel frattempo aveva chiesto al club una paga di 200 sterline alla settimana, fosse stato un loro giocatore. Una volta scoperto, l’italiano lasciò il Regency Hotel di Bangor, nel quale alloggiava, senza pagare il conto. Successivamente toccò al Connah’s Quay Nomads, mentre invece non abboccò il Total Network Solutions, contattato da Zarelli dopo aver disputato un preliminare di Champions contro il Liverpool. “Se è davvero così bravo come dice”, si chiese il direttore generale del TNS, “come mai non gioca in Italia?”.

Forse però anche nel nostro paese c’è stato qualcuno che, leggendo la graduatoria stilata nel 2009 dal Times sui 50 talenti emergenti nel calcio mondiale, ha fatto un pensierino sul moldavo Masal Bugduv, così descritto dalla rivista: “Nel mirino di tutti i grandi club europei, il 16enne centrocampista, futura stella del calcio moldavo, è vicinissimo all’Arsenal, permesso di lavoro permettendo”. Il sito Goal.com e il mensile When Saturday Comes avevano ripreso la segnalazione. Del resto il copia-e-incolla nell’ambito del giornalismo sportivo è pratica assai diffusa. Tanto da diffondere, come nel caso di Bugduv, una notizia inventata di sana pianta. Perché Masal Bugduv non è mai esistito se non nella fantasia di un gruppo di bloggers anarchici. Masal Bugduv è il tarocco per eccellenza. Malcolm McClaren, pace all’anima sua, ne sarebbe orgoglioso.

Sunday, April 3, 2011

Calciotruffa (con simpatia)_parte 2 di 3

Articolo pubblicato sul trimestrale "Linea Bianca"

Assume invece contorni più nebulosi l’incontro di campionato brasiliano tra Ponte Preta e Comercial, terminato 2-0 per i primi, che nell’estate del 1980 convinse l’allora allenatore in seconda della Pistoiese Giuseppe Malavasi ad acquistare l’attaccante Luis Silvio Danuello, autore quel giorno di una doppietta. Qualcuno afferma che quell’incontro fu truccato dal Ponte Preta per offrire all’osservatore italiano un’immagine di Luis Silvio che invece non corrispondeva alla realtà, in modo tale da favorire la sua cessione alla Pistoiese. Il giocatore venne spacciato a Malavasi per una prima punta, e quello fu il ruolo nel quale venne schierato contro il Comercial; Luis Silvio era però cresciuto nel Marilia, piccolo club dell’area di Sao Paolo, giocando come ala. Quando si parla di Luis Silvio però la realtà si mescola con il mito, dal momento che la breve permanenza in Italia fu talmente disastrosa da farlo diventare uno degli emblemi dei “bidoni” importati in Serie A dal momento della riapertura delle frontiere nella stagione 1980-81. Ed è cosa nota che sui miti, seppure alla rovescia, le leggende metropolitane fioriscono copiose. Su Luis Silvio si è detto di tutto: c’è chi sosteneva che non fosse un calciatore, chi giurava di averlo visto vendere gelati allo stadio di Pistoia, chi ancora raccontava che dopo l’esperienza italiana era diventato un attore porno. Un tourbillon incontrollato di voci alle quali lo stesso ex giocatore ha tentato di mettere fine nel 2007 con un’intervista alla Gazzetta dello Sport. “Sono stufo delle bobagens (sciocchezze, ndr) che voi italiani scrivete su di me. Il mio secondogenito, Lucas, 14 anni, è un drago dei computer e ogni volta che su Google digita Luis Silvio Danuello è sommerso dalle bugie sul conto di suo padre. La balla più grossa è quella dei gelati allo stadio di Pistoia: lasciai l’Italia nel 1981 e non sono più tornato. Ho investito i guadagni del calcio nella Maripeças, rivendita di ricambi per macchine industriali. Quel che mi offende, invenzioni a parte, è che si parli di me come se fossi stato scarso. Nel ’79 venni eletto calciatore rivelazione del Brasile. Ho giocato in club di primo livello: Palmeiras, Ponte Preta, Botafogo di Riberao Preto. L’equivoco sul mio ruolo nacque all’aeroporto di Roma, quando incontrai i dirigenti della Pistoiese e un signore mi chiese: "Sei una punta?". Risposi di sì, perché avevo capito "ponta", con la o, che in portoghese vuol dire ala. Io quello ero: un’ala destra, uma ponta direita. Firmai e mi ritrovai centravanti, fuori ruolo. Un disastro. Da me si aspettavano tanti gol, ma ero uno specialista del cross e al massimo potevo fare la seconda punta, con la "u", come dite voi”. E la famosa partita Ponte Preta-Comercial? “Il Ponte Preta non truccò una partita per convincere l’osservatore della Pistoiese. Non ne aveva bisogno, nel 1980 in Brasile io avevo mercato”. Chissà allora perché, proprio in quell’occasione, venne schierato fuori ruolo.

E’ possibile che all’alba del 2010, nell’era di internet e di tutte le innovazioni tecnologiche possibile e immaginabili, una finta nazionale scenda in campo per disputare un’amichevole senza che nessuno se ne accorga, se non a posteriori? La risposta è affermativa se ci sono in mezzo Togo e Bahrein. I primi come “colpevoli”, i secondi come “vittime”. Lo scorso settembre la compagine africana è stata sconfitta da quella mediorientale per 3-0 in un incontro amichevole. Durante l’incontro al ct del Bahrein Josef Hickersberger cominciò a sorgere qualche dubbio. Non si aspettava infatti di trovarsi di fronte ad un avversario così modesto sotto il profilo tecnico, e oltretutto in difficoltà anche dal punto di vista fisico. In realtà quella scesa in campo non era la vera nazionale del Togo, bensì una squadra di comparse allestita dall’allenatore Tchanile Bana, che si era occupato anche degli aspetti organizzativi dell’incontro inoltrando alla Federcalcio del Bahrein i canonici moduli, debitamente firmati su carta intestata della Federcalcio togolese, per l’organizzazione di una partita amichevole. Un tarocco reso possibile dal caos strutturale in cui si trova il calcio in Togo, dove una speciale commissione ad interim fa le veci della Federcalcio, i cui organi sono stati sciolti dalla Fifa sul finire del 2009 a causa delle forti ingerenze politiche. Il presidente di tale comitato, il generale Seyi Memene, ha dichiarato che tutti i giocatori che hanno partecipato alla trasferta in Bahrein erano finti. “Non abbiamo inviato nessuno nel Golfo Persico, perché nessuno era stato informato di nulla”. Una versione confermata da Bana, nel frattempo squalificato per tre anni. “Ho fatto tutto da solo”, ha ripetuto fino allo sfinimento l’ex tecnico. Molti però non gli credono; in primis il giornalista Jean-David Reinhardt, responsabile del sito Togo Football News. Si parla di corruzione all’interno del comitato, e di compensi per ogni singolo giocatore-tarocco attorno ai 1500-2000 euro. Niente male come rimborso spese per essersi sobbarcati una gita fuori porta di 3500 chilometri. Il Bahrein però nella scelta degli avversari è curiosamente sfortunato. Nel 2006, in preparazione per una partita di qualificazione al Mondiale tedesco, disputò una partita contro la nazionale di Panama, salvo poi scoprire in un secondo momento che gli avversari non erano altro che una selezione di giocatori di secondo piano dello stato centroamericano.

Calciotruffa (con simpatia)_parte 1 di 3

Articolo pubblicato sul trimestrale "Linea Bianca"

Nella musica esiste The great rock’n roll swindle, il film-documentario sulla grande truffa del rock’n roll perpetrata dal gruppo punk dei Sex Pistols, abilmente manipolato dietro le quinte dal manager Malcolm McClaren. Non sapevano suonare granché bene, anzi, il loro secondo bassista Sid Vicious era proprio negato per lo strumento, tanto che spesso durante i concerti i suoi amplificatori erano staccati e dietro le quinte c’era un roadie che suonava in sua vece. Il gruppo sopperiva a queste carenze di base con una robusta dose di provocazioni, altamente efficaci nella puritana Inghilterra del ’76, e con un frontman di grandissimo impatto come Johnny Lydon-Rotten, il cui ghigno simboleggiava un perenne dito medio alzato contro la cultura dominante dell’epoca. Tutto questo è stato sufficiente ai Sex Pistols per entrare nella storia del rock. Nel calcio non esiste un The great football swindle, una grande truffa. Ne esistono tante, di varia tipologia e natura. Alcune scherzose, altre goliardiche e/o provocatorie, altre ancora criminali. In questa sede tralasciamo volutamente le ultime, a causa delle complessità e della vastità della materia: dal doping, sportivo e amministrativo, alle partite truccate, dai passaporti contraffatti alle griglie arbitrali pilotate. Il campionario presentato di seguito si focalizza sull’aspetto ludico, ingenuo e artigianale della truffa, su un tipo di tarocco destinato a suscitare ilarità piuttosto che indignazione. Era un falso, ma tutto sommato ci siamo divertiti. Proprio come quando ascoltavamo i Sex Pistols.

Nel 1959 un fabbricante di sigarette di Eindhoven omaggiò la di Amsterdam con una scultura raffigurante un ragazzino di strada quale simbolo di quella gioventù olandese, povera ma di buon cuore, alle prese con la difficile ricostruzione del paese dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nessuno avrebbe potuto immaginare che poco meno di dieci anni dopo quella statua, sita in piazza Spui e soprannominata Het Lieverdje (Piccolo Monello), sarebbe diventata il simbolo della controcultura olandese che trovò la sua massima espressione nel movimento hippy anarco-ecologista dei Provo (dal francese provocateur), i cui incontri venivano organizzati proprio sotto l’Het Lieverdje. Quando nel 1972 il neonato club Fc Amsterdam, società costituita dalla fusione di alcune squadre storiche (Dws, Baluw-Wit e, in seguito, anche De Volewijckers) della capitale, decise di adottare la sopraccitata scultura quale simbolo societario, non lo fece per caso; se l’Ajax di Johan Cruijff era il riflesso in campo calcistico della rivoluzione socio-culturale che stava mutando la società olandese, l’Fc Amsterdam ne rappresentava l’ala rivoluzionaria e ribelle, l’alternativa dell’alternativa, la controcultura all’ennesima potenza. Un radicalismo mai però violento il loro, bensì guascone, bizzarro e chiassoso, ben rappresentato dalla figura di Jan Jongbloed, tabaccaio part-time, comunista, amante della birra, delle sigarette e del gentil sesso, portiere che parava a mani nude perché i guanti, a suo dire, non gli permettevano di bloccare bene la palla e che finì per disputare, quasi per caso, due finali mondiali. L’amministrazione comunale della città, che già sopportava a malapena i capelloni dell’Ajax, rifiutava qualsiasi contatto con i ragazzi dell’Fc; del resto, loro avevano scelto come madrina della squadra nientemeno che Phil Bloom, la fotomodella che sul finire degli anni Sessanta era apparsa per due volte nuda davanti alle telecamere dell’emittente VPRO causando uno scandalo nazionale seguito da un’interrogazione in Parlamento.

Nel 1979 questa banda di anarcoidi si rese protagonista di una truffa ai danni di una televisione giapponese. Quell’anno in agosto l’emittente Tokyo Channel Tv aveva organizzato un torneo amichevole per festeggiare i propri quindici anni di vita, e tra le nazionali invitate a partecipare c’erano anche i vice-campioni del mondo in carica, vale a dire l’Olanda. La Federcalcio oranje (KNVB) aveva accettato la proposta senza nemmeno interpellare giocatori e club, ottenendo in cambio un rifiuto generalizzato e pressoché unanime nel partire per il Sol Levante per affrontare un massacrante tour a poche settimane dall’inizio della nuova stagione calcistica. La KNVB si trovava con le spalle al muro; da un lato comprendeva le lamentele delle società, dall’altro però non poteva nemmeno perdere la faccia con i giapponesi. Toccò al presidente dell’Fc Amsterdam Dé Stoop risolvere l’impasse; datemi le maglie oranje, disse, e in Giappone ci porto i miei. La federcalcio nipponica assicurò la massima riservatezza. Accadde così che per la festa di Tokyo Channel scese in campo una squadra di Eerste Divisie (la serie cadetta olandese, divisione nella quale l’Fc Amsterdam era retrocesso la stagione precedente), e nessuno si accorse di niente. La ciliegina sulla torta fu rappresentata dall’ex portiere dell’Ajax Heinz Stuy, che si aggregò all’allegra comitiva pur privo di un qualsivoglia contratto con la società Fc Amsterdam. In Giappone si presentò come l’indiscusso numero uno dei tulipani, salvo poi non scendere in campo nemmeno un minuto a causa di un infortunio “rimediato in allenamento”.

Friday, March 18, 2011

Speciale ADO Den Haag

Due articoli per celebrare la squadra rilevazione della Eredivisie 2010/2011.

Negli ultimi vent’anni l’ADO Den Haag ha rappresentato il lato più oscuro del calcio olandese. Tifoseria violenta, partite sospese per cori antisemiti, ammutinamenti nello spogliatoio, la fuga di uno sponsor per timore di ricevere un danno alla propria immagine. Ulteriore problema: l’Ajax. Una rivalità ferocissima con il club di Amsterdam, soprattutto per i tifosi dell’ADO, la cui sfida con gli ajacidi è spesso diventata un semplice pretesto per sfogare mesi di frustrazioni. Quest’anno non sarà così.

ADO Den Haag-Ajax, in programma domenica al Kyocera Stadion, sarà soprattutto una sfida sportiva. La quinta forza della Eredivisie contro la terza. Un incontro ad armi pressoché pari, come non accadeva da tempo immemore. Perché i brutti, sporchi e cattivi d’Olanda si sono di colpo riscoperti bravi e belli. Hanno già vinto in casa di Ajax e Psv Eindhoven; il primo evento non si verificava dal 1986, il secondo addirittura dal 1971. Partito per salvarsi, l’ADO si è ritrovato in piena zona Europa League. Dalla frustrazione all’ambizione in pochi mesi.

Nei pronostici di inizio anno l’ADO era atteso da un’altra stagione all’insegna di sangue, sudore e lacrime. Del resto la squadra guidata da John van den Brom era stata costruita a costo zero tra prestiti (il rottame Dmitri Bulykin, in disgrazia nell’Anderlecht, e il carneade slovacco Frantisek Kubik), pallide promesse da cinque partite belle l’anno (Wesley Verhoek, prodotto del vivaio) e ragazzi provenienti da squadre dilettanti (Lex Immers e Jens Toornstra). Oggi tutti questi giocatori sono rivelazioni. Il russo Bulykin è vice-capocannoniere della Eredivise con 17 gol; Verhoek è il terzo miglior assist-man del campionato; Immers non fa più notizia solo per il logo dell’ADO tatuato dietro la schiena, ma perché primeggia nelle classifiche di rendimento. Ma la favola nella favola è rappresentata da Toornstra, diciotto mesi fa in Tweede Klasse (la quarta divisione olandese), oggi in odor di nazionale dopo essere diventato uno dei cardini dell’under 21. Il brutto anatroccolo ADO è diventato un cigno.

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time

In Den Haag the world is upside down. Up until last summer, the city’s main club side, ADO (short for Alles Door Oefeningen – ‘Everything Through Practice’) was considered the very example of everything a football club should not be. Hooliganism, dressing room bust-ups, racist abuse from supporters and financial decline. For the last few seasons, ADO have hit the headlines in Holland for all the wrong reasons and, despite being considered a sleeping giant of the Dutch game, have never advanced further than repeated Eredivisie relegation battles.

This season though ADO look to have rediscovered their pride and the word frustration, too often associated with their progress – or lack of – by the club’s fans, has been replaced with ambition. The Den Haag outfit look set for a spot in Europe and, along with Groningen, the Yellow-Green are the Eredivisie’s “best of the rest” behind title contenders PSV Eindhoven, FC Twente and Ajax.

With 45 points from 26 games at the time of writing, ADO sit fourth in the league. And the side coached by John van den Brom are close to setting a new club record, with 52 goals scored so far. With eight games left, ADO need just another 13 to equal the record number they achieved in the 1975/76 season. ADO are a competitive team, built with little money lavished on transfers. All their key performers either arrived on loan, were bought from an amateur club, or developed by their own youth system. But amidst all the superb displays, it is the heroics of a quartet of stars, who could well be known as the fantastic four, that have formed the basis for the side’s success:

Dmitri Bulykin
Bulykin has been reborn at ADO after two unimpressive and unlucky seasons with Anderlecht and Fortuna Dusseldorf. “I seriously thought about hanging up my boots”, admitted the Russian striker. Now, he is glad he didn’t. Last August, Bulykin joined ADO on a one-year loan from Anderlecht after a successful trial. It was not easy for the Russian at first however, with not all at ADO agreeing that he could reach the level of fitness required to play in the Eredivisie. “You are too fat”, the striker was told after just one training session. “Here you can see only muscles”, said Bulykin defiantly after tearing off his jersey and pointing to his chest. The Russian quickly became a regular in ADO’s 4-3-3 system, developing a good understanding with his team-mates, Wesley Verhoek, Frantisek Kubik and Charlton Vicento. 17 goals and six assists in 26 games has made Bulykin a firm fan favourite at the Kyocera Stadion, with supports singing the Russian song “Kalinka” every time he finds the back of the net.

Lex Immers
A hometown hero, Immers is Den Haag born and bred, as the ADO badge tattooed on his back would suggest. “One thing is certain”, said Immers after his Eredivisie debut on 24th August, 2007, “I will never play for Ajax”. The Den Haag native is an attacking midfielder, but can also operate effectively up front, as has been the case this season when Bulykin was sidelined with injury. A player who runs for the whole 90 minutes, the 24-year-old’s vitality and endurance are vital for ADO. Last summer, Immers was close to moving to Italy where his parents live. “Without a serious offer, none of our talent will leave ADO”, said chairman Mark van der Kallen. ADO fan number one Immers (six goals and three assists so far this season) agrees: “Only a bid bigger than the distance from Den Haag to Tokyo will make me move from here.” The ADO faithful hope even that would not be enough.

Jens Toornstra
ADO’s brains and heart, at the beginning of 2009 this left sided midfielder still turned out for amateur side Alphense Boys in the Tweede Klasse C – Dutch football’s fourth tier. Less than two years later however, and Jens Toornstra is one of the Eredivisie’s finest young talents, making his debut with Holland’s Under-21 side and scoring his first goals with both ADO and the “little Oranje”. Spotted by Holland’s press officer Kees Jansma, who was impressed by his qualities, a suggestion to the Den Haag-based side that they snap up Toornstra did not go unheeded. Following the youngster’s first few accomplished displays in the Eredivisie, Holland was gripped by the “Toornstra case”, as a nation asked how good scouts in the top flight really are if they could let Jens Toornstra’s talent go unnoticed. Since his debut on 4th December, 2009, the 22-year-old midfielder has missed just one game. This season Toornstra has three goals and three assists to his name for ADO.

Wesley Verhoek
Wesley Verhoek made his ADO debut in the 2004/05 season, however until 2010 the winger was considered a typical inconsistent, if talented, player. This season though Verhoek’s career has skyrocketed, with Eredivisie giants Ajax and PSV Eindhoven knocking loudly on ADO’s door. The 24-year-old is currently ranked the fifth best performer in the league and third best passer, with eleven assists to his name so far. Scoring has been on the agenda too, with seven goals scored, the most important of those being at the Philips Stadion against PSV, a strike which was crucial in securing ADO a famous 1-0 win, their first in Eindhoven since 1971. Verhoek also bagged the winner against Ajax at the Amsterdam ArenA. “The last time ADO won in Amsterdam was in 1986”, said Verhoek, “just five weeks before I was born.”

Fonte: Inside Futbol

Wednesday, March 2, 2011

Barzelletta bianconera



Piccola nota: Radio Olanda non è anti-juventina. Semplicemente non ama incompetenza e fumo neglio occhi.

Sulla passerella allestita al vecchio Comunale, dal 2006 ad oggi – Blanc, Cobolli e Secco prima, Marotta e Paratici poi - hanno presentato le loro collezioni primavera-estate-autunno-inverno. Beninteso con il patrocinio dell'algido ingegnere sotto tutela. Una sfilata di bidoni mai vista nella storia della Juve. Dallo spaurito Almiron, giunto a Torino con l'espressione di uno che ha appena visto la Madonna o Raffaella Carrà - tanto è uguale; al portoghese che si è perso subito nei meandri del nulla - provate voi a cercare un Tiago nel pagliaio; fino a Molinaro, l'uomo più detestato dall'ENPA, dato che i suoi cross hanno abbattuto in due anni almeno quindici specie di uccelli. Per poi passare all'attaccante nato per caso a Crotone, quando la sua città d'origine avrebbe dovuto - e potuto essere - Carrara. Per via dei piedi di marmo. E per non parlare del brasiliano pseudo-italiano che tratta il pallone come fosse uno shampoo. Con la "sottile" differenza che lo shampoo gli arriva in testa, il pallone mai.

E via continuando col centrocampista rissoso e irascibile come Braccio di Ferro, ma costato molto più di un barattolo di spinaci. A Firenze si staranno ancora sbellicando. E che dire dello sciagurato Grygera, più inutile della seconda voce nelle telecronache? Oppure Grosso, la cui agilità ricorda tanto la Cariatide di alanfordiana memoria, al netto però della simpatia? Sorvolando su Martinez Cico Lopez Cayetano, che non è il miglior amico di Zagor ma il fedele alleato degli avversari della Juve. E vogliamo dibattere di Bonucci, uno che pensa di essere Beckenbauer quando non vale nemmeno il peggior Legrottaglie? Oppure su Aquilani, regista con la personalità e il carisma di Charlie Brown? Stendendo un velo più o meno pietoso su Pepe (nazionale italiano, detto tutto), Motta, Rinaudo e la restante pattuglia di mestieranti del pallone di stanza a Vinovo. Purtroppo questa squallida sfilata sembra destinata a durare ancora parecchio. Almeno fino a quando, in corso Galfer, non cambierà lo stilista.

PS A Oporto avevano capito tutto fin da subito. Chapeau.

(a cura di Renato La Monica – Magazine bianconero)

Fonte: Il mondo siamo noi

Monday, February 21, 2011

2000-2010 Eredivisie Top Transfer Flops_part 2

Dutch clubs have a reputation for making the most of their resources, developing talents and picking up bargains – perhaps unsurprisingly since they cannot compete on price with sides from bigger leagues. But things do not always turn out well and the Eredivisie has seen its share of flops. Here are the most notable from 2000 to 2010.

1. Danko Lazovic (2006; Partizan Belgrade to Feyenoord; €7M)
Feyenoord’s most expensive player was also their biggest ever flop, economically speaking. The Dutch side paid €7M to Partizan Belgrade for Danko Lazovic’s services, but lost a chunk of that when selling the striker on to Vitesse for €1.5M. An improved spell there led to a move from the Arnhem side to PSV Eindhoven for €6.6M, and then it was on to Zenit St. Petersburg for €5M. Apart from the deal being a financial disaster for Feyenoord, Lazovic failed to impress from the off in Rotterdam. It surely didn’t help his cause that Dirk Kuyt was exploding onto the scene at the same time – bought from Utrecht for just €1M – and later Feyenoord youth product Saloman Kalou made his presence felt too. Lazovic was also blamed for being a disruptive influence in the dressing room. When the Serbian forward left Rotterdam he declared it “the end of my worst nightmare”.

2. Albert Luque (2007; Newcastle United to Ajax; Undisclosed)
Apart from Catalan midfielder Gabri, all the Spaniards – from Juanfran to Roger, from Ismael Urzaiz to Oleguer – who have worn the Ajax shirt have disappointed. However, according to the expectations placed on his head upon arrival, Albert Luque can be counted as the biggest flop of the lot. The Amsterdam giants snapped up the Spaniard from Newcastle in the summer of 2007, and just one month later he scored a brace against VVV-Venlo; the future looked bright indeed. That though proved to be the only positive of Luque’s stay and the former Deportivo La Coruna striker soon became more famous for his love of the city’s night-life and frequent falling-outs with team-mates than his ability to find the back of the net. In 2008, Ajax asked Luque to leave, and he finally did one year later after a season-long loan at Malaga (for which the Dutch club continued to pay his extravagant salary). All told, Ajax spent €16M on Luque.

3. Bogdan Milic (2007; Buducnost Podgorica to ADO Den Haag; €650,000)
One of the less gifted players to grace the Eredivisie over the last few years, ADO Den Haag bought Bogdan Milic from Buducnost Podgorica in 2007 for €650,000. The club had sold rising star Eljero Elia to FC Twente for €200,000 just weeks before, but saw any chance of them competing in the ‘bang for the buck’ race go up in smoke with Milic; the player had poor technique, could not find the back of the net and boasted poor tactical awareness. And last but not least, Milic could not head, despite standing 2.1 metres tall. His attacking team-mates – Fabio Caracciolo, Andres Oper and Berry Powel – weren’t much better though and it has come as no surprise that ADO have continued to struggle.

4. Graziano Pellè (2007; Lecce to AZ Alkmaar; €6M)
€6M for 12 Eredivisie goals in three and a half years, at the time of writing. AZ’s most expensive ever signing, Graziano Pelle is one of former coach Louis van Gaal’s biggest mistakes in the transfer market. The Italian forward impressed the Dutch boss during two international competitions: the 2005 FIFA World Under-20 Championship and the 2007 UEFA Under-21 European Championship, both hosted in Holland. The Eredivisie however, has always looked a world apart for Pelle. He did surprisingly shake off his lethargy this season, with few rivals left in the AZ attack due to the club’s ongoing financial problems. It is too little too late though and in the summer he will head back to Italy.

5. Collins John (2008; Fulham to NEC Nijmegen; Loan)
When FC Twente sold 19-year-old Collins John to Fulham in 2004 the Dutch striker with Liberian roots looked set for glory. Despite an auspicious start – 11 league goals in the 2005/06 campaign – John failed to become a regular at Craven Cottage. After unsuccessful loan spells with English second tier sides, John moved back to Holland with NEC Nijmengen in 2008, hoping to get his career back on track. The Collins John that turned up at the McDOS Goffertstadion however, was overweight and took almost four months to make his debut for the club. John was never able to reach the level of fitness required for Eredivisie action and left NEC in March 2009, three months before his loan was up, after coach Mario Been sent him to the reserves.

Fonte: Inside Futbol

Sunday, February 20, 2011

2000-2010 Eredivisie Top Transfer Flops_part 1

Dutch clubs have a reputation for making the most of their resources, developing talents and picking up bargains – perhaps unsurprisingly since they cannot compete on price with sides from bigger leagues. But things do not always turn out well and the Eredivisie has seen its share of flops. Here are the most notable from 2000 to 2010.

6. Kevin Vandenbergh (2007; Genk to Utrecht; €1M)
The son of one of the most prolific strikers for Belgium in the 1980s, Kevin Vandenbergh seemed ready to follow his father Erwin Vandenbergh as he scored 43 times for Genk between 2002 and 2005. His transfer to Utrecht two years later promised much, but was a complete disaster. Vandenbergh was picked out by coach Foeke Booy, who wanted to put him up front in his 4-4-2 formation. Booy though left just weeks later, heading for Saudi Arabia, and was succeeded by Willem van Hanegem, whose 4-3-3 wasn’t the best use of Vanderbergh’s talents. In his first season the Belgian played just 11 times, and things didn’t improve under current coach Ton du Chatinier. When he departed in the summer of 2010, the Belgian had just three goals to show for his spell in the Eredivisie.

7. Leandro Do Bomfim (2002; EC Vitoria to PSV Eindhoven; €5M)
Since the 1980s, PSV Eindhoven have proven they have an eye for talent spotting in the South American market – Brazil in particular – and Romario, Ronaldo, Alex, Heurelho Gomes and, currently, Jonathan Reis, stand as proof of this. But it is not possible for the Dutch club to win them all. Leandro Do Bomfim signed up in 2002, having cost €5M and arriving tipped as the next big thing in Brazilian football. Soon though the Eredivisie giants discovered that they had not unearthed the next Ronaldo, but an attacking midfielder without the mental strength to succeed at the highest level. After three unimpressive seasons the player controversially joined FC Porto, leaving PSV with no choice other than to appeal to FIFA for compensation. They won, but it did not hide the fact that Leandro was not a success.

8. Vagif Javadov (2010; FK Qarabag to FC Twente; Undisclosed)
It is not possible to judge a player on a single match alone; That is the lesson FC Twente learned with Azerbaijani forward Vagif Javadov, who was snapped up in January 2010 from FK Qarabag. Javadov had impressed the Tukkers in a Europa League preliminary round clash just six months earlier, making the Dutch work overtime to see off the Azerbaijani side. Once in Enschede however, the forward – a CSKA Moscow youth academy product – failed to even make his debut with the first team due to a combination of injuries and an inability to settle. Javadov is currently on loan back in Baku, with little chance of finding his way to Holland once again.

9. Bob Peeters (2000; Roda JC to Vitesse; €6.8M)
In the summer of 2000, Vitesse striker Pierre van Hoojidonk spread panic in Arnhem after deciding to leave to join Portuguese giants Benfica. Coach Ronald Koeman chose to reinvest almost all the money received by the Dutch club – 15M Guilders out of 16M – on Belgian forward Bob Peeters, Roda JC’s top scorer the previous season. Soon Vitesse discovered though what the Dutch press dubbed finding they had swapped a Ferrari for a FIAT syndrome. Peeters scored 17 goals in three seasons; Van Hoojidonk had managed 25 in just one.

10. Matias Cahais (2008; Boca Juniors to Groningen; Loan)
Great expectations were attached to defender Matias Cahais upon his arrival at the Euroborg. In January 2008, Cahais was the object of a great many clubs’ desires, including Real Madrid, Chelsea and Ajax. Small steps was the philosophy though of the, at the time, Argentina Under-20 captain, who won the FIFA World Youth Cup in 2007. Cahais chose little Groningen, trying to avoid biting off more than he could chew, for his first taste of European football. In Holland however, the Argentine failed to show the talent which had won him fans at clubs across the world. The Green-Whites sent him back to Argentina after 11 dull games, happy to have saved their money having only picked Cahais up on a six-month loan.

Fonte: Inside Futbol

Sunday, January 16, 2011

I cavolini amari di Bruxelles (e del Belgio): epilogo

Dossier sulla calciopoli belga pubblicato sul trimestrale "Linea Bianca" (parte 4/4)

Pietro Allatta è stato arrestato a Bruxelles nel 2006. Sul suo capo pendeva un mandato di arresto internazionale. Laurent Denis è stato radiato dall’ordine degli avvocati. Zheung Ye, dopo un arresto e successivo rilascio nel novembre 2005, è latitante. La sua ultima apparizione risale al 6 maggio 2006, quando il suo avvocato ha inviato al giornale francese L’Equipe una lettera nella quale dichiarava il proprio cliente estraneo all’intera vicenda. Non ha invece evitato le manette Filippo Gaone, ex presidente del La Louviere. Il suo vecchio club ha dichiarato bancarotta, finendo tra i dilettanti senza nemmeno i soldi per pagare ai giocatori l’autobus per le trasferte. Olivier Suray ha ammesso di aver truccato incontri di Alliansi e Lierse. Il reo confesso Paul Put è stato licenziato dal suo nuovo datore di lavoro, l’Excelsior Mouscron, dopo aver ammesso le proprie colpe. Ha dichiarato che la sua famiglia era stata minacciata di morte. L’Anderlecht ha rescisso i contratti di Marius Mitu e Laurent Delorge, all’epoca giocatori del Lierse implicati nella vicenda. Lierse, Mons e Sint Truiden non sono stati sanzionati. Hanno tutti comunque pagato sul campo le proprie discutibili politiche gestionali retrocedendo, pur in tempi e modi diversi, in Tweede Klasse, la serie B belga.
Nel dicembre 2009 il settimanale olandese Voetbal International pubblica un reportage sul Namur, squadra neopromossa in Tweede Klasse nel 2007. Nell’agosto dell’anno successivo un gruppo di investitori italiani capitanato da Fabio Cordella e dalla sua azienda, la Zerozeronove, entra in società. Cordella, controverso personaggio con alle spalle esperienze in Costa d’Avorio con l’Africa Sports e in Italia con il Lanciano (fallito dopo pochi mesi), viene messo in contatto con la dirigenza del club belga da Daniel Striani, un procuratore che, di concerto con il collega Nenad Petrovic, aveva introdotto nel meraviglioso mondo del Belgio pallonaro nientemeno che Zheung Ye, presentandogli i bravi ragazzi a capo del Mons. Nel 2009 il Namur è retrocesso in Derde Klasse, perdendo quasi tutti gli incontri del girone di ritorno e vedendo un proprio match, quello disputato contro l’Olympic Charleroi, finire nell’elenco delle partite messe sotto indagine dalla Uefa per corruzione. La bufera questa volta esplode in Germania, e include numerosi paesi europei. Cordella a Namur non si è più visto. Assieme a Franco Dal Cin (per il curriculum vitae di quest’ultimo si rimanda alla Calciopoli italiana), ha spostato le proprie attenzioni sull’Union Sint Gilloise, terza divisione belga. Cambiano gli interpreti, non la trama.
Sister Chen è il nick di un operatore di 05026.com, una delle numerose agenzie di scommesse on-line sparse tra Shangai e Macao. Nel novembre 2009 un giornalista olandese in incognito ha preso contatti con l’agenzia.
«Sister Chen, ho dei soldi da investire ma chiedo garanzie».
«Signore, tutte le partite che proponiamo sul nostro sito sono truccate. Minore è il livello del campionato, maggiore è la nostra offerta».
«Sarebbe a dire? »
«Se vuole risultati sicuri sulla Premier League inglese, non si rivolga a noi. Sono partite quasi impossibili da manipolare. Diverso è il discorso per le divisioni inferiori dei campionati europei. Abbiamo contatti diffusi con dirigenti e giocatori. Sappiamo in anticipo chi vince e chi perde».
«E quanto mi verrebbe a costare tutto questo? »
«La quota di iscrizione annuale al nostro sito ammonta a 1.500 euro. Ma visto che lei è straniero possiamo anche farle uno sconto. Sulla singola partita, la nostra percentuale è del 30%. A questa si aggiunge il costo per l’acquisto delle informazioni. Un esempio: lei scommette 1.000 euro, noi le garantiamo il raddoppio della posta. Tolti 300 euro per l’acquisto del suggerimento, e sottratto il 30% che spetta alla nostra società, le rimangono in tasca 1.400 euro, con un guadagno netto, e garantito, di 400 euro».
«Posso anche scommettere sul risultato esatto, su quale squadra segnerà il primo gol oppure si prenderà il primo cartellino giallo? »
«Certamente. Dovrà solo sostenere un piccolo costo aggiuntivo.».

Douglas De Coninck continua a scrivere.

(4-fine).