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Friday, November 5, 2010

Il re di Praga

Hradčany, il borgo del Castello, è una delle quattro città storiche, un tempo indipendenti, che oggi costituiscono il nucleo storico di Praga. Sita su un promontorio che domina la Moldava, essa offre suggestive vedute della capitale: il Karlův Most, il ponte medievale più lungo d’Europa, la fortezza di Vyšerhad e la Rozhledna, costruzione alta 53 metri ispirata alla torre Eiffel di Parigi e miracolosamente salvatasi dall’abbattimento voluto da Hitler perché, a suo dire, deturpava la vista del paesaggio dalle camere del palazzo reale. Volgendo lo sguardo in direzione nord/est invece ci si imbatte nella Generali Arena, teatro delle partite casalinghe della nazionale ceca, ma soprattutto casa dello Sparta Praga, il club più famoso e titolato del paese. Se lo Slavia affondava le proprie radici tra i ceti più abbienti della società praghese, lo Sparta era un club dalla base decisamente operaia. La rivalità è stata intensa fin dalle prime battute. Il primo atto di questo ormai ultra-centenario derby si è consumato il 29 marzo 1896 al Císarska louka (il prato dell’Imperatore), il primo campo da gioco sorto in città. L’incontro finì 0-0 di fronte a 121 spettatori paganti. Lo Sparta Praga era sceso in campo vestendo divise nere con una grossa “S” sul petto. Solamente nel 1906, dopo una viaggio in Inghilterra dell’allora presidente della società, che tornò da Londra con una borsa piena di maglie dell’Arsenal, il club adottò il colore sociale rosso, successivamente scurito fino a diventare granata. Lo Sparta Praga ha vinto 21 campionati cecoslovacchi e 11 della Repubblica Ceca, con l’ultima affermazione risalente alla scorsa stagione. La prima invece è datata 1926, anno che sancì la nascita dello Sparta d’Acciaio (Zelezna Sparta), un soprannome derivante dalla capacità della squadra di giocare con il coltello tra i denti fino agli ultimi minuti e di ribaltare risultati apparentemente compromessi. Un’epoca d’oro che permise al club di mettere in bacheca anche due Coppe dell’Europa Centrale (una sorta di proto-Coppa Campioni), nonché di fornire alla nazionale il capocannoniere dei Mondiali del 1934, Oldrich Nejdelý. Dopo una flessione negli anni Settanta che ha portato la squadra alla prima ed unica retrocessione della propria storia, il progressivo sgretolarsi della Cecoslovacchia ha visto lo Sparta rinascere e conquistare lo scettro di club leader del calcio ceco. Parlare oggigiorno di squadra del popolo non ha più senso; i milioni investiti dalla famiglia Rezes, proprietaria delle acciaierie Kosice, hanno permesso allo Sparta di creare e mantenere un buon margine di vantaggio su tutte le rivali del campionato, tanto in termini di infrastrutture quanto dal punto di vista economico e di investimento nel settore giovanile. Il club è lo specchio fedele della propria città: moderno e con lo sguardo permanentemente rivolto al futuro.

(Servizio pubblicato su Calcio 2000. 3-continua)

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