Ciò che il mercato toglie, talvolta restituisce. Lo sa bene l’Anderlecht, indebolito a inizio stagione dalle partenze di Mbark Boussoufa (Anzhi) e Romelu Lukaku (Chelsea), ma che domenica ha festeggiato la conquista del titolo nazionale numero 31 grazie all’1-1 casalingo contro il Club Brugge, che rende i bianco-malva irraggiungibili a due giornate dal termine dei play-off. Un successo nel quale hanno giocato un ruolo chiave due giocatori arrivati in estate proprio per sostituire le citate stelle di cui sopra: Dieumerci Mbokani e Milan Jovanovic. Attaccante il primo, esterno/ala il secondo, entrambi accomunati da un passato vincente tra le fila dello Standard Liegi, acerrimo rivale dell’Anderlecht, nonché reduci da deludenti esperienze all’estero – Liverpool per il serbo, Monaco e Wolfsburg per il congolese. I nemici di ieri sono diventati gli idoli di oggi. Un pò come Pirlo per gli juventini. L’Anderlecht ha dominato la regular season belga ma ha rischiato di impantanarsi nei play-off, come già accaduto lo scorso anno, quando venne superato da Genk e Standard. Ci ha pensato proprio la coppia Mbokani-Jovanovic a togliere le castagne dal fuoco. Il primo realizzando 4 reti in 7 partite – tra cui quella che ha permesso ai bianco-malva di espugnare il campo del Brugge secondo in classifica (“Con Mbokani il titolo lo avremmo vinto noi”, ha commentato ilt ecnico dei fiamminghi Cristophe Daum). Il secondo con tre assist nel 4-0 in casa del Genk, la squadra più in forma dei play-off. Eppure il duo non aveva iniziato la stagione nel migliore dei modi; Mbokani aveva rimediato un colpo al ginocchio al primo allenamento, mentre Jovanovic si era distinto per un’esultanza che mimava una mitragliata nei confronti dei tifosi del Club Brugge (rei di avergli gridato “Kosovo, Kosovo” per tutta la partita) che gli era costata una pesante sanzione disciplinare. Ma quando i due sono scesi in campo per la prima volta assieme, alla decima giornata, la scintilla è scattata subito: un gol a testa nel 5-0 alla loro ex squadra, lo Standard Liegi. E’ stato proprio il club vallone a fare le fortune dei due giocatori, entrambi protagonisti nei due titoli consecutivi vinti nel 2008 e nel 2009. Jovanovic è stato nominato giocatore dell’anno nel 2008 e miglior giocatore del campionato nel 2009. Mbokani per contro è stato capocannoniere dello Standard nell’anno del primo titolo e uomo-scudetto in occasione del secondo, vinto dopo uno spareggio proprio contro l’Anderlecht grazie anche a un suo gol. Curiosamente il congolese era stato ceduto ai Rouches dal club di Bruxelles, nel quale faticava a trovare a spazio. Mbokani è stato inserito nella top 5 dei candidati al titolo di miglior giocatore del campionato. Se la vedrà con Kevin De Bruyne (Genk), Vadis Odidja Ofoe (Club Brugge), Jeremy Perbet (Mons), nonché con il compagno di squadra Matias Suarez. Il fantasista argentino è stato l’uomo in più dell’Anderlecht nella prima parte della stagione, con numeri di alta classe (vedi la rete al Lokeren dove ha superato in dribbling 4 avversari) e gol a raffica (7 anche in Europa League). Poi il calo, complice anche qualche problema fisico. Le sirene d’Europa però non hanno smesso di suonare, per lui come per tutte le stelle dell’Anderlecht, dal mediano argentino Lucas Biglia al centrocampista-bomber Guillame Gillet (capocannoniere stagionale del club con 19 gol), fino agli stessi Mbokani e Jovanovic. Costringendo l’Anderlecht a tentare nuovamente di farsi restituire ciò che il mercato gli toglierà. Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time
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Monday, May 14, 2012
Thursday, May 3, 2012
Il poker di Van Wijk
Posted on 7:08 AM by Unknown
Conducendo il Charleroi alla promozione nella massima divisione belga, l’olandese Dennis van Wijk si è confermato uno specialista del salto di categoria, centrato - sempre in Belgio - per la quarta volta in carriera. Van Wijk ha iniziato nella stagione 97/98 con l’Oostende, proseguendo nel 04/05 con il Roeselare. La passata stagione è toccato al Mons essere riportato in Jupiler Pro League. Torneo che Van Wijk ha salutato a febbraio per contrasti con il club vallone. Ecco quindi lo Charleroi, con il quale ha centrato il proprio personale poker. Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time
Wednesday, May 2, 2012
Daum, aria nuova a Brugge
Posted on 7:06 AM by Unknown
La disciplina è fondamentale per il successo. Ma non esiste nulla come il successo per distruggere la disciplina”. Davanti a un microfono Christoph Daum è sempre un fiume in piena, e massime come quella sopra riportata sono all’ordine del giorno. Parole, parole, parole. Ma anche fatti, come certificato da una carriera che lo ha visto vincere il titolo nazionale in tre paesi diversi (in Germania con lo Stoccarda, in Austria con l’Austria Vienna, in Turchia con Besiktas e Fenerbahce). Il suo personale poker il tecnico tedesco lo sta cercando in Belgio, alla guida di un Club Brugge in astinenza di trofei da cinque stagioni. Non facile, in un ambiente ambizioso in estate e puntualmente depresso in primavera. Eppure la principale antagonista della favorita Anderlecht rimane il Club Brugge di Daum, ancora in corsa nonostante il ko di domenica nello scontro diretto. “Difendere? Significa attaccare senza palla”. Così si è presentato Daum nello spogliatoio del club fiammingo lo scorso novembre, all’indomani dell’esonero di Adrie Koster. E proprio su un approccio alla gara più calcolato e speculativo il tedesco ha plasmato la squadra, imponendole un’inversione di rotta a 180 gradi rispetto alla mentalità ultra-offensiva, ma spesso anche anarchica, di Koster. I blauw-zwart (nerazzurri) hanno fatto dell’efficacia e del cinismo la loro bandiera, tanto che la stampa belga non ha esitato a parlare di “punteggio-Daum” ogni qualvolta il Brugge si è imposto 1-0. Un risultato che da novembre a oggi si è verificato 8 volte. Il Motivatore (così è chiamato Daum in Germania) fa spallucce. “Critiche che non mi sfiorano neppure. Dopo aver allenato in Turchia, la pressione non so più cosa sia”. Scudetto o meno, quello tra Daum e il Club Brugge è stato un matrimonio felice. Per il tecnico l’avventura in Belgio ha significato rimettersi in pista dopo la retrocessione in Zweite Bundesliga con l’Eintracht Francoforte, ma anche dopo la battaglia, vinta, contro un tumore alla pelle. I fiamminghi per contro hanno ritrovato competitività, tornando a lottare per il titolo a dispetto di una rosa qualitativamente inferiore all’Anderlecht. Senza contare i giocatori rivitalizzati: la punta nigeriana Joseph Akpala, tornata in doppia cifra dopo due annate deludenti; il talentuoso classe 89 Vadis Odjidja-Ofoe, centrocampista di lotta e di governo che ha finalmente dimenticato le “balotellate”; il centrale difensivo Ryan Donk, capace di mostrare tutto il proprio valore una volta che le scorribande avversarie nelle praterie create dal modulo-Koster sono state drasticamente ridotte grazie ad un solida cerniera in mediana, cementata dall’ex Udinese Niki Zimling. Dove non può arrivare nemmeno l’organizzazione, ci pensa la scaramanzia. Ovvero, nel caso di Daum, un proiettile. “Me lo diede un’anziana signora quando allenavo il Colonia. Venne sparato nella Prima Guerra Mondiale. La donna lo tenne con sé e sopravvisse a due guerre. Quell’anno centrai la promozione con il Colonia, e da allora non ho più tolto il proiettile dalla giacca. Perché nel calcio puoi costruirti il futuro al 99%, ma rimane sempre quell’1% di casualità che può mandarti a gambe all’aria”. Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time
Wednesday, April 4, 2012
Il Belgio e i play-off boomerang
Posted on 10:26 AM by Unknown
In Belgio i play-off piacciono a pochi. Questi pochi però contano tanto, dal momento che sono i club di vertice del paese: Anderlecht, Fc Brugge, Standard e Gent. Tanto basta a riproporre, per il terzo anno consecutivo, una formula che rischia di premiare non la squadra migliore, ma quella che arriva in fondo con più benzina nel serbatoio. I play-off prevedono un girone all’italiana, con partite di andata e ritorno, tra le prime sei squadre classificate, ognuna delle quali parte con la metà dei punti, arrotondata per eccesso, conquistati nella regular season. Prima e seconda entreranno in Champions, la terza andrà in Europa League mentre la quarta si giocherà l’altro posto nella coppa europea minore con la vincente dei play-off 2, torneo che include le squadre rimanenti, esclusi i due fanalini di coda.
I top club amano i play-off perché garantiscono più incontri di cartello. Ma il rischio boomerang è sempre in agguato. Un esempio arriva proprio dall’attuale stagione, dominata dall’Anderlecht: miglior difesa, secondo miglior attacco, miglior giocatore del campionato (l’argentino Suarez, premiato lo scorso dicembre). Con il vantaggio sulla seconda, il Brugge di Christophe Daum, ridotto a 3 punti, i bianco-malva ripartono quasi da zero. Con in più la tegola dell’infortunio a Suarez, che lo terrà fermo almeno tre settimane.
Rispetto allo scorso anno, quando finì primo nella regular season e terzo al termine dei play-off, l’Anderlecht è più squadra. Non dipende più solo dalle reti di un 18enne, Romelu Lukaku (il cui fratello minore, Jordan, ha debuttato con l’Anderlecht proprio due domeniche fa) , ma annovera diverse frecce al proprio arco. Gli attaccanti Mbokani e Jovanovic ad esempio, tornati a brillare in Belgio dopo i rispettivi flop con Wolfsburg e Liverpool. Oppure il centrale ungherese Juhasz, miglior difensore del campionato. L’uomo in più per mister Ariel Jacobs è però il jolly Guillaume Gillet, ex terzino riconvertitosi in bomber. E’ lui infatti il miglior marcatore stagionale della squadra con 17 gol reti, 12 delle quali in Jupiler Pro League.
Cresciuto come esterno destro (16 reti con l’Eupen nella B belga, stagione 05/06), Gillet era stato inventato terzino nel Gent da George Leekens, attuale ct del Belgio. Nell’estate del 2007 arriva il trasferimento all’Anderlecht, che necessitava un rincalzo per l’unico difensore destro di ruolo in rosa, il polacco Wasilewski. Un anno dopo Gillet decide la finale di coppa del Belgio proprio contro il Gent, trofeo che in casa Anderlecht mancava da 14 anni. Il buon feeling con il gol ha però spinto Jacobs a proporlo interno destro in una mediana a tre, quando non addirittura ala oppure numero 10 alle spalle delle punte. Ma all’occorrenza, vedi quando nella stagione 09/10 Witsel frantumò la gamba di Wasilewski mettendone a rischio la carriera, il giocatore torna diligentemente nelle retrovie.
Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time
I top club amano i play-off perché garantiscono più incontri di cartello. Ma il rischio boomerang è sempre in agguato. Un esempio arriva proprio dall’attuale stagione, dominata dall’Anderlecht: miglior difesa, secondo miglior attacco, miglior giocatore del campionato (l’argentino Suarez, premiato lo scorso dicembre). Con il vantaggio sulla seconda, il Brugge di Christophe Daum, ridotto a 3 punti, i bianco-malva ripartono quasi da zero. Con in più la tegola dell’infortunio a Suarez, che lo terrà fermo almeno tre settimane.
Rispetto allo scorso anno, quando finì primo nella regular season e terzo al termine dei play-off, l’Anderlecht è più squadra. Non dipende più solo dalle reti di un 18enne, Romelu Lukaku (il cui fratello minore, Jordan, ha debuttato con l’Anderlecht proprio due domeniche fa) , ma annovera diverse frecce al proprio arco. Gli attaccanti Mbokani e Jovanovic ad esempio, tornati a brillare in Belgio dopo i rispettivi flop con Wolfsburg e Liverpool. Oppure il centrale ungherese Juhasz, miglior difensore del campionato. L’uomo in più per mister Ariel Jacobs è però il jolly Guillaume Gillet, ex terzino riconvertitosi in bomber. E’ lui infatti il miglior marcatore stagionale della squadra con 17 gol reti, 12 delle quali in Jupiler Pro League.
Cresciuto come esterno destro (16 reti con l’Eupen nella B belga, stagione 05/06), Gillet era stato inventato terzino nel Gent da George Leekens, attuale ct del Belgio. Nell’estate del 2007 arriva il trasferimento all’Anderlecht, che necessitava un rincalzo per l’unico difensore destro di ruolo in rosa, il polacco Wasilewski. Un anno dopo Gillet decide la finale di coppa del Belgio proprio contro il Gent, trofeo che in casa Anderlecht mancava da 14 anni. Il buon feeling con il gol ha però spinto Jacobs a proporlo interno destro in una mediana a tre, quando non addirittura ala oppure numero 10 alle spalle delle punte. Ma all’occorrenza, vedi quando nella stagione 09/10 Witsel frantumò la gamba di Wasilewski mettendone a rischio la carriera, il giocatore torna diligentemente nelle retrovie.
Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time
Friday, March 23, 2012
Da Google al sogno europeo
Posted on 1:42 PM by Unknown
L’ennesima favola calcistica di provincia potrebbe realizzarsi sabato allo stadio Re Baldovino di Bruxelles, teatro della finale di coppa di Belgio. Protagonista il Kortrijk, piccolo club fiammingo a cui rimane un solo ostacolo da superare, il Lokeren, per vincere il primo trofeo della sua storia e regalarsi un’inedita avventura europea. Scenari impensabili solamente una decina di anni fa, quando la squadra vivacchiava in Derde Klasse, la C belga. Poi l’ascesa a piani alti, a dispetto di un budget sempre ridotto all’osso.
Per rendere l’idea di cosa significhi fare calcio a Kortrijk, bisogna tornare alla stagione 07/08. A pochi giorni dall’inizio del campionato, il tecnico Hein Vanhaezebrouck aveva perso un elemento chiave per il suo 3-4-3. Soldi per cercare un sostituto non ce n’erano. Una sera, digitando la parola “linkeraanvaller” (attaccante sinistro) su Google, si imbatte in un certo Istvan Bakx, che aveva fatto furore in un torneo di dilettanti in Olanda. Lo contatta, gli offre un provino e decide di ingaggiarlo. I gol di Bakx (oggi al Willem II, B olandese) saranno fondamentali per la promozione del Kortrijk in Jupiler Pro League. I media lo chiamano “Google-spits”, l’attaccante di Google.
Nel 2009 la città degli speroni d’oro (così chiamata in un onore della battaglia che nel 1302 oppose il Re di Francia alle città fiamminghe insorte) festeggia la salvezza del Kortrijk all’ultima giornata. Ma i miracoli non sono finiti. Vanhaezebrouck passa al Genk lasciando il testimone a George Leekens, il cui quinto posto finale lo manderà dritto sulla panchina della nazionale belga. Al Guldensporen Stadion torna così il vecchio allenatore, ma in questo caso la minestra riscaldata è ancora buona.
Non meno importante di Vanhaezebrouck nella costruzione di una squadra competitiva a costo zero (quest’anno il prospetto più interessante è l’under 21 francese Steven Joseph-Monrose, ala destra classe 90) è il direttore finanziario del club, Matthias Leterme, 26enne figlio dell’ex primo ministro del paese, quello che rimase ad interim alla guida del paese per oltre 20 mesi. Due anni fa il giovane Leterme, fresco di laurea, è entrato nei ranghi del Kortrijk, sollevando non poche perplessità. Senza una robusta raccomandazione alle spalle, si chiedevano i media, quale club affiderebbe la gestione delle proprie finanze (6.5 milioni di euro il budget complessivo) a un giovane senza esperienza? La risposta è arrivata sul campo.
Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time
Per rendere l’idea di cosa significhi fare calcio a Kortrijk, bisogna tornare alla stagione 07/08. A pochi giorni dall’inizio del campionato, il tecnico Hein Vanhaezebrouck aveva perso un elemento chiave per il suo 3-4-3. Soldi per cercare un sostituto non ce n’erano. Una sera, digitando la parola “linkeraanvaller” (attaccante sinistro) su Google, si imbatte in un certo Istvan Bakx, che aveva fatto furore in un torneo di dilettanti in Olanda. Lo contatta, gli offre un provino e decide di ingaggiarlo. I gol di Bakx (oggi al Willem II, B olandese) saranno fondamentali per la promozione del Kortrijk in Jupiler Pro League. I media lo chiamano “Google-spits”, l’attaccante di Google.
Nel 2009 la città degli speroni d’oro (così chiamata in un onore della battaglia che nel 1302 oppose il Re di Francia alle città fiamminghe insorte) festeggia la salvezza del Kortrijk all’ultima giornata. Ma i miracoli non sono finiti. Vanhaezebrouck passa al Genk lasciando il testimone a George Leekens, il cui quinto posto finale lo manderà dritto sulla panchina della nazionale belga. Al Guldensporen Stadion torna così il vecchio allenatore, ma in questo caso la minestra riscaldata è ancora buona.
Non meno importante di Vanhaezebrouck nella costruzione di una squadra competitiva a costo zero (quest’anno il prospetto più interessante è l’under 21 francese Steven Joseph-Monrose, ala destra classe 90) è il direttore finanziario del club, Matthias Leterme, 26enne figlio dell’ex primo ministro del paese, quello che rimase ad interim alla guida del paese per oltre 20 mesi. Due anni fa il giovane Leterme, fresco di laurea, è entrato nei ranghi del Kortrijk, sollevando non poche perplessità. Senza una robusta raccomandazione alle spalle, si chiedevano i media, quale club affiderebbe la gestione delle proprie finanze (6.5 milioni di euro il budget complessivo) a un giovane senza esperienza? La risposta è arrivata sul campo.
Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time
Thursday, January 26, 2012
Inside Interview: Prolific Mons Striker Jeremy Perbet
Posted on 11:27 PM by Unknown
An incredible 40 goals in 40 games in 2011 made 27-year-old striker Jeremy Perbet one of the most lethal marksmen in Europe. Since landing at Belgian top flight outfit RAEC Mons last January, the French forward has become a key player for the Walloon side, both in the second half of the 2010/11 season (Mons won promotion from the second division through the playoffs) and the first half of the current campaign, helping to turn Les Dragons from relegation candidates to a mid-table side.
Inside Futbol speak to the revelation of the 2011/12 Jupiler Pro League.
Inside Futbol (IF): Jeremy Perbet, your goal average in 2011 was better than Lionel Messi’s and Cristiano Ronaldo’s. How does it make you feel to read your name next to these top players?
Jeremy Perbet (JP): It feels good for sure and it makes me feel proud. Lionel Messi and Cristiano Ronaldo are two great champions who play for great teams, that often win a game by scoring three or four goals more than their opponents. For me the situation is quite different. Mons are a newly promoted team whose aim is to avoid relegation. And actually we are doing fine, even in the national cup – we are in the semi-finals. We must go on in this way.
IF: 22 goals in the Tweede Klasse (Belgium’s second tier), 17 in the Jupiler Pro League, two in the Belgian Cup. Which was the most beautiful of these?
JP: Last August we met Anderlecht at the Constant Vanden Stock Stadium – it was the fourth round of the league. I opened the scoring with a shot to the top corner. It was a beautiful moment, a goal scored in a full stadium against the country’s best team. The game ended 2-2.
IF: Apart from your goals, what is the secret behind Mons’ surprising season?
JP: There isn’t any particular secret. Our team is quite like that which was promoted last season from the second division. The players know each other. Even our coach, Dennis van Wijk, is the same. We already know his football philosophy, his tactics and what he is expecting from us. Moreover, last summer Mons signed some new players too who brought the experience a newly promoted club needs.
IF: What kind of striker is Jeremy Perbet? To whom do you compare yourself?
JP: I am cold-blooded in front of goal and I don’t need many chances to put the ball in the net. I am the typical penalty box striker, however I am good at protecting the ball too and playing with my back to goal. Something I must certainly improve is my quickness off the mark. I should be more explosive. I don’t like to make comparisons though. When I was a teenager I liked Jean-Pierre Papin, who later became my coach at Strasbourg. Another player I admired was the former Paris Saint-Germain striker Pedro Pauleta. Despite the fact that he wasn’t a top player, in the box he was a lethal forward.
IF: You started your career in France, where in 2006 you became the top scorer in the third division with Moulins (23 goals). However, you had to move to Belgium to make an impact in professional football. What happened?
JP: I became a professional only when I was 18. Before that I trained no more than twice a week, because for my family school was more important than football. My father was an amateur footballer, however I never joined a youth academy. I am not a typical French player who grew up playing in the youth teams of clubs like Lille, Bordeaux or Saint-Etienne. Moreover, at that time I did not have the right mentality to be a professional. For sure it didn’t help me to change clubs every year, from Clermont to Moulins to Clermont again, then Strasbourg, four months in Belgium at Charleroi and then a return to France with Angers.
IF: Then you definitely settled in Belgium…
JP: I had a good time with Charleroi and I became a little sick of playing in the French second division, or worse. And at Angers, where I was on loan from Strasbourg, a knee injury ruled me out for months. I thought it was time to leave and when French coach Albert Cartier asked me to join him at Tubize, I agreed.
IF: What is the current level of football in Belgium?
JP: In my opinion it is increasing year after year. Look at the Belgian clubs in Europe. Anderlecht, Standard Liege and Club Brugge have all qualified for the Europa League knockout stage. Three or four years ago it was impossible to imagine something like this; the Belgian league is often underrated, maybe because it lacks media exposure. However, the level is good.
IF: Alongside Standard Liege, Mons are the only Walloon club in the Jupiler Pro League, while all the rest are Flemish – apart from Anderlecht. How can you explain this?
JP: I’ve played for clubs from both regions – Charleroi, Tubize and Mons are Walloon, while Lokeren are Flemish, and I can say that there is no difference between football in Flanders and Wallonia except for the language. The first speak Dutch, the second French. But if we talk about training facilities, organisation, football stadiums, it becomes a question of club, not of region.
IF: The two previous Jupiler Pro League top scorers moved to two big teams – Romelu Lukaku joined Chelsea and Ivan Perisic signed for Borussia Dortmund. Where will Perbet go?
JP: First of all, I still have to win the Gouden Schoen (Golden Shoe. ed). The season hasn’t finished yet and there is still a lot to do. Then, who knows? The football world moves so fast that it is impossible to make any predictions. I’ve heard about interest from many foreign clubs, but I am actually happy here with Mons.
IF: But if you could choose, which league would you like to play in at some point in the future?
JP: The Premier League and Spanish La Liga are currently the best competitions. However, I feel that Holland’s Eredivisie is the right league for me to show my true potential. There they play attacking football, just like Van Dijk does here at Mons. It’s a great shop window for a striker.
IF: As the most productive French footballer in 2011, have you ever thought about a call-up to the national team?
JP: No, never. I am aware that normally a league’s top scorer gets a national team call-up, but I have never had any contact with anybody in France. It is something I’ve never thought about.
Fonte: Inside Futbol
Inside Futbol speak to the revelation of the 2011/12 Jupiler Pro League.
Inside Futbol (IF): Jeremy Perbet, your goal average in 2011 was better than Lionel Messi’s and Cristiano Ronaldo’s. How does it make you feel to read your name next to these top players?
Jeremy Perbet (JP): It feels good for sure and it makes me feel proud. Lionel Messi and Cristiano Ronaldo are two great champions who play for great teams, that often win a game by scoring three or four goals more than their opponents. For me the situation is quite different. Mons are a newly promoted team whose aim is to avoid relegation. And actually we are doing fine, even in the national cup – we are in the semi-finals. We must go on in this way.
IF: 22 goals in the Tweede Klasse (Belgium’s second tier), 17 in the Jupiler Pro League, two in the Belgian Cup. Which was the most beautiful of these?
JP: Last August we met Anderlecht at the Constant Vanden Stock Stadium – it was the fourth round of the league. I opened the scoring with a shot to the top corner. It was a beautiful moment, a goal scored in a full stadium against the country’s best team. The game ended 2-2.
IF: Apart from your goals, what is the secret behind Mons’ surprising season?
JP: There isn’t any particular secret. Our team is quite like that which was promoted last season from the second division. The players know each other. Even our coach, Dennis van Wijk, is the same. We already know his football philosophy, his tactics and what he is expecting from us. Moreover, last summer Mons signed some new players too who brought the experience a newly promoted club needs.
IF: What kind of striker is Jeremy Perbet? To whom do you compare yourself?
JP: I am cold-blooded in front of goal and I don’t need many chances to put the ball in the net. I am the typical penalty box striker, however I am good at protecting the ball too and playing with my back to goal. Something I must certainly improve is my quickness off the mark. I should be more explosive. I don’t like to make comparisons though. When I was a teenager I liked Jean-Pierre Papin, who later became my coach at Strasbourg. Another player I admired was the former Paris Saint-Germain striker Pedro Pauleta. Despite the fact that he wasn’t a top player, in the box he was a lethal forward.
IF: You started your career in France, where in 2006 you became the top scorer in the third division with Moulins (23 goals). However, you had to move to Belgium to make an impact in professional football. What happened?
JP: I became a professional only when I was 18. Before that I trained no more than twice a week, because for my family school was more important than football. My father was an amateur footballer, however I never joined a youth academy. I am not a typical French player who grew up playing in the youth teams of clubs like Lille, Bordeaux or Saint-Etienne. Moreover, at that time I did not have the right mentality to be a professional. For sure it didn’t help me to change clubs every year, from Clermont to Moulins to Clermont again, then Strasbourg, four months in Belgium at Charleroi and then a return to France with Angers.
IF: Then you definitely settled in Belgium…
JP: I had a good time with Charleroi and I became a little sick of playing in the French second division, or worse. And at Angers, where I was on loan from Strasbourg, a knee injury ruled me out for months. I thought it was time to leave and when French coach Albert Cartier asked me to join him at Tubize, I agreed.
IF: What is the current level of football in Belgium?
JP: In my opinion it is increasing year after year. Look at the Belgian clubs in Europe. Anderlecht, Standard Liege and Club Brugge have all qualified for the Europa League knockout stage. Three or four years ago it was impossible to imagine something like this; the Belgian league is often underrated, maybe because it lacks media exposure. However, the level is good.
IF: Alongside Standard Liege, Mons are the only Walloon club in the Jupiler Pro League, while all the rest are Flemish – apart from Anderlecht. How can you explain this?
JP: I’ve played for clubs from both regions – Charleroi, Tubize and Mons are Walloon, while Lokeren are Flemish, and I can say that there is no difference between football in Flanders and Wallonia except for the language. The first speak Dutch, the second French. But if we talk about training facilities, organisation, football stadiums, it becomes a question of club, not of region.
IF: The two previous Jupiler Pro League top scorers moved to two big teams – Romelu Lukaku joined Chelsea and Ivan Perisic signed for Borussia Dortmund. Where will Perbet go?
JP: First of all, I still have to win the Gouden Schoen (Golden Shoe. ed). The season hasn’t finished yet and there is still a lot to do. Then, who knows? The football world moves so fast that it is impossible to make any predictions. I’ve heard about interest from many foreign clubs, but I am actually happy here with Mons.
IF: But if you could choose, which league would you like to play in at some point in the future?
JP: The Premier League and Spanish La Liga are currently the best competitions. However, I feel that Holland’s Eredivisie is the right league for me to show my true potential. There they play attacking football, just like Van Dijk does here at Mons. It’s a great shop window for a striker.
IF: As the most productive French footballer in 2011, have you ever thought about a call-up to the national team?
JP: No, never. I am aware that normally a league’s top scorer gets a national team call-up, but I have never had any contact with anybody in France. It is something I’ve never thought about.
Fonte: Inside Futbol
Friday, December 30, 2011
Reza, il primo violino del Sint Truiden
Posted on 12:48 PM by Unknown
Reza Ghoochannejhad è un personaggio che ama sfidare i luoghi comuni. Allo stereotipo del calciatore moderno tutto Playstation, iPad e bolidi di lusso lui risponde suonando il violino, studiando diritto e frequentando corsi di lingua italiana e francese. Calcio e istruzione difficilmente vanno d’accordo? Niente di più falso, sostiene questo attaccante di passaporto iraniano e olandese. “Se c’è una cosa che non manca a un calciatore è proprio il tempo libero. Ma serve volontà, organizzazione e disciplina”. Reza (lo chiamano tutti così a causa di quel cognome-scioglilingua) parla bene ma è altrettanto bravo con i piedi. Alla sua prima stagione in Belgio è vicecapocannoniere del campionato con 10 reti, fondamentali per garantire al modesto Sint Truiden qualche chance di permanenza nella massima divisione.
Eppure questo ragazzo originario di Mashhad, città nord-orientale dell’Iran, a 21 anni aveva deciso di appendere le scarpe al chiodo. Dopo undici stagionali nel vivaio dell’Heerenveen, con tanto di debutto in prima squadra, il calcio non era più la sua priorità. “Troppi paletti, troppe limitazioni imposte ai miei studi”. Gli fa cambiare idea Marc Overmars, che lo porta in seconda divisione nei “suoi” Go Ahead Eagles. “In alcune movenze mi rivedo in te”, gli dice. Reza accetta, ma a una condizione: la possibilità di terminare gli allenamenti un quarto d’ora prima per poter frequentare le lezioni di diritto e politologia. Il botto arriva però la scorsa stagione con la maglia del Cambuur Leeuwarden, club della città nella quale era emigrato all’età di 6 anni dall’Iran: Reza segna 13 gol in 24 partite. Se il suo idolo è Maradona, che ha tatuato sul bicipite sinistro, l’esperienza nel Cambuur lo ha portato accanto a….Cruijff. Merito di un gol segnato dopo 9 secondi dal fischio d’inizio, che gli ha permesso di affiancare il Maestro nella classifica delle reti lampo in Olanda.
Reza (il cui nome in persiano significa “soddisfatto”) ha impiegato poco anche a diventare un beniamino dei tifosi del Sint Truiden. Al debutto casalingo l’ex ala, ormai riconvertitasi in attaccante a tutto tondo, è stata l’assoluta protagonista della rimonta da 0-3 a 3-3 contro il Club Brugge. Per l’iraniano d’Olanda si è ipotizzato un passaggio allo Standard Liegi - club acquistato in estate proprio dal proprietario del Sint Truiden - già a gennaio. Ma la sua vita continua ad andare oltre un campo da calcio. “Mi esercito ogni giorno con il violino perché a 35 anni, quando mi sarò ritirato, voglio diventare un musicista professionista. Suono musica da camera, classica ma anche hip-hop, con gli amici. E continuo i miei studi di diritto. Mi appassiona la politica internazionale. Il mio Iran? Non merita l’immagine che l’attuale regime gli sta fornendo”.
Fonte: la Gazzetta dello Sport - Extra Time
Eppure questo ragazzo originario di Mashhad, città nord-orientale dell’Iran, a 21 anni aveva deciso di appendere le scarpe al chiodo. Dopo undici stagionali nel vivaio dell’Heerenveen, con tanto di debutto in prima squadra, il calcio non era più la sua priorità. “Troppi paletti, troppe limitazioni imposte ai miei studi”. Gli fa cambiare idea Marc Overmars, che lo porta in seconda divisione nei “suoi” Go Ahead Eagles. “In alcune movenze mi rivedo in te”, gli dice. Reza accetta, ma a una condizione: la possibilità di terminare gli allenamenti un quarto d’ora prima per poter frequentare le lezioni di diritto e politologia. Il botto arriva però la scorsa stagione con la maglia del Cambuur Leeuwarden, club della città nella quale era emigrato all’età di 6 anni dall’Iran: Reza segna 13 gol in 24 partite. Se il suo idolo è Maradona, che ha tatuato sul bicipite sinistro, l’esperienza nel Cambuur lo ha portato accanto a….Cruijff. Merito di un gol segnato dopo 9 secondi dal fischio d’inizio, che gli ha permesso di affiancare il Maestro nella classifica delle reti lampo in Olanda.
Reza (il cui nome in persiano significa “soddisfatto”) ha impiegato poco anche a diventare un beniamino dei tifosi del Sint Truiden. Al debutto casalingo l’ex ala, ormai riconvertitasi in attaccante a tutto tondo, è stata l’assoluta protagonista della rimonta da 0-3 a 3-3 contro il Club Brugge. Per l’iraniano d’Olanda si è ipotizzato un passaggio allo Standard Liegi - club acquistato in estate proprio dal proprietario del Sint Truiden - già a gennaio. Ma la sua vita continua ad andare oltre un campo da calcio. “Mi esercito ogni giorno con il violino perché a 35 anni, quando mi sarò ritirato, voglio diventare un musicista professionista. Suono musica da camera, classica ma anche hip-hop, con gli amici. E continuo i miei studi di diritto. Mi appassiona la politica internazionale. Il mio Iran? Non merita l’immagine che l’attuale regime gli sta fornendo”.
Fonte: la Gazzetta dello Sport - Extra Time
Friday, November 4, 2011
Jeremy Perbet, il pellegrino del gol
Posted on 7:03 AM by Unknown
Jeremy chi? La domanda sorge spontanea leggendo il nome di Perbet accanto a quelli dei vari Rooney, Aguero, Messi e Gomez nella graduatoria dei migliori marcatori europei stagionali. Francese, 26 anni, l’attaccante del Mons (Bergen in fiammingo) Jeremy Perbet è l’uomo copertina della Jupiler Pro League belga in questo primo scorcio di stagione. La sua media superiore al gol a partita sta portando il club vallone in zone di classifica impensabili alla vigilia, quando la squadra neopromossa guidata dall’olandese Dennis van Wijk era considerata la candidata numero uno alla retrocessione in Tweede Klasse.
Fino a sei mesi fa Perbet era conosciuto in Belgio con il soprannome di “pellegrino”. Duplice il motivo: anagrafico e professionale. Il giocatore è infatti originario di Le Puy-en-Velay, cittadina appartenente al dipartimento dell'Alta Loira, nonché snodo cruciale del cammino di Santiago di Compostela. Ma il viaggio ha rivestito un ruolo importante anche nella carriera calcistica di Perbet, che ha cambiato otto maglie in altrettanti anni. L’ultima, quella del Mons, gli ha procurato un nuovo nomignolo, trasformando il pellegrino in Per-but (“but” in francese significa gol). Parlano i numeri: 22 reti in 21 partite la scorsa stagione, quella del ritorno dei Dragoni nella massima divisione; 12 in 12 nell’attuale, incluse due triplette.
Perbet ama ripetere che al Belgio deve tutto. Niente di più vero, perché in Francia non è mai riuscito ad andare oltre la seconda divisione e, nonostante il titolo di capocannoniere del Championnat National (la terza serie francese) conquistato con il Moulins nel 2006, rimane un perfetto sconosciuto. Nel regno di Alberto II invece, dopo una breve esperienza con lo Charleroi, ha iniziato a mettersi in evidenza con il piccolo Tubize, promosso a sorpresa in Jupiler League nel 2008. I 13 gol messi a segno da Perbet non bastarono a salvare il club dall’immediato ritorno in seconda divisione, ma iniziarono a far circolare il nome del francese.
In estate Perbet ha fatto litigare Mons e Lokeren per suo il passaggio a titolo definitivo al club vallone, tra le cui fila era arrivato in prestito a gennaio, impiegando solo cinque mesi per vincere la classifica marcatori della Tweede Klasse. Un exploit che il Lokeren ha tentato di monetizzare al massimo, dovendo però arrendersi di fronte alla Commissione di Arbitrato della Federcalcio belga. Così per questo attaccante da oltre 30 reti nel solo 2011 il Mons ha dovuto sborsare solamente 100mila euro.
Contro il Lokeren Perbet ha consumato la più classica delle vendette, realizzando una doppietta nel 3-3 casalingo del suo Mons. Per l’attaccante francese, che nell’attuale stagione ha realizzato più gol di tutti quelli della sua ex-squadra, è arrivata anche l’investitura del connazionale Jean-Pierre Papin. “Perbet è dotato di uno straordinario fiuto del gol, gli serviva solamente l’ambiente giusto per sfruttarlo al meglio”.
Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time
Fino a sei mesi fa Perbet era conosciuto in Belgio con il soprannome di “pellegrino”. Duplice il motivo: anagrafico e professionale. Il giocatore è infatti originario di Le Puy-en-Velay, cittadina appartenente al dipartimento dell'Alta Loira, nonché snodo cruciale del cammino di Santiago di Compostela. Ma il viaggio ha rivestito un ruolo importante anche nella carriera calcistica di Perbet, che ha cambiato otto maglie in altrettanti anni. L’ultima, quella del Mons, gli ha procurato un nuovo nomignolo, trasformando il pellegrino in Per-but (“but” in francese significa gol). Parlano i numeri: 22 reti in 21 partite la scorsa stagione, quella del ritorno dei Dragoni nella massima divisione; 12 in 12 nell’attuale, incluse due triplette.
Perbet ama ripetere che al Belgio deve tutto. Niente di più vero, perché in Francia non è mai riuscito ad andare oltre la seconda divisione e, nonostante il titolo di capocannoniere del Championnat National (la terza serie francese) conquistato con il Moulins nel 2006, rimane un perfetto sconosciuto. Nel regno di Alberto II invece, dopo una breve esperienza con lo Charleroi, ha iniziato a mettersi in evidenza con il piccolo Tubize, promosso a sorpresa in Jupiler League nel 2008. I 13 gol messi a segno da Perbet non bastarono a salvare il club dall’immediato ritorno in seconda divisione, ma iniziarono a far circolare il nome del francese.
In estate Perbet ha fatto litigare Mons e Lokeren per suo il passaggio a titolo definitivo al club vallone, tra le cui fila era arrivato in prestito a gennaio, impiegando solo cinque mesi per vincere la classifica marcatori della Tweede Klasse. Un exploit che il Lokeren ha tentato di monetizzare al massimo, dovendo però arrendersi di fronte alla Commissione di Arbitrato della Federcalcio belga. Così per questo attaccante da oltre 30 reti nel solo 2011 il Mons ha dovuto sborsare solamente 100mila euro.
Contro il Lokeren Perbet ha consumato la più classica delle vendette, realizzando una doppietta nel 3-3 casalingo del suo Mons. Per l’attaccante francese, che nell’attuale stagione ha realizzato più gol di tutti quelli della sua ex-squadra, è arrivata anche l’investitura del connazionale Jean-Pierre Papin. “Perbet è dotato di uno straordinario fiuto del gol, gli serviva solamente l’ambiente giusto per sfruttarlo al meglio”.
Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time
Sunday, October 30, 2011
Champions League: Genk
Posted on 6:39 AM by Unknown
Il colpo di scena è arrivato in estate. Franky Vercauteren, il tecnico che aveva raccolto nel novembre 2009 un Genk imbrigliato nella mediocrità del centro-classifica e in 18 mesi lo aveva portato sul tetto del Belgio, si è dimesso dall’incarico dopo aver accettato una lucrosa offerta proveniente dagli Emirati Arabi Uniti. L’ex nazionale belga ha tentato di camuffare la propria decisione, mossa da motivazioni puramente economiche, puntando il dito contro una dirigenza colpevole, a suo dire, di aver già programmato una politica di ridimensionamento. Che in realtà non c’è stata. Il Genk ha ceduto Thibaut Courtois - miglior portiere del campionato - al Chelsea, battendo il record di incasso (9 milioni di euro) nella propria storia per un singolo giocatore. Ma è stata l’unica partenza di rilievo, dal momento che al primo settembre tutti gli altri protagonisti della vittoria in campionato, da Jelle Vossen a Elyaniv Barda, da David Hubert fino alla stellina Kevin De Bruyne, sono rimasti nelle Fiandre. Qualcuno magari mugugnando, vedi il caso di De Bruyne, che già si immaginava a Stamford Bridge accanto all’ex rivale Romelu Lukaku; per il resto, l’ossatura della squadra è rimasta pressoché invariata, con parte dei soldi ricavati dalla cessione di Courtois reinvestiti in giocatori di esperienza quali Mohamed Sarr, Leandro Grimi e Jeroen Simaeys, più il nazionale belga Christian Benteke (non utilizzabile però in Champions) e il centrale argentino Abel Masuero. Se poi qualcuno pretendeva Samuel Eto’o, ha decisamente sbagliato paese.
Per sostituire Vercauteren è stato chiamato Mario Been, reduce da un’esperienza poco felice al Feyenoord, culminata con le dimissioni a seguito di un ammutinamento dei giocatori, con tanto di votazione e lettera inviata alla società contro il tecnico “persona non più gradita”. Prima del Feyenoord però Been si era dimostrato allenatore abile a ottenere risultati con rose poco attrezzate, prima centrando la promozione in Eredivisie con l’Excelsior, quindi portando il Nec Nijmegen fino ai sedicesimi di Coppa Uefa – con vittorie di prestigio contro Spartak Mosca e Udinese. L’ex giocatore del Pisa conosce pertanto bene cosa significhi essere alla guida di un vaso di coccio; una condizione alla quale il Genk non può sfuggire in questa Champions.
Lo scorso anno il punto di forza dei fiamminghi è stato il reparto offensivo, come testimoniato dalle 80 reti segnate in 40 incontri di campionato. Accanto al bomber Vossen, prodotto del vivaio e autore di 20 reti, si è rivelato prezioso l’apporto dell’israeliano Barda, specialista sui calci piazzati. Nel primo scorcio dell’attuale stagione però è finito sugli scudi il portiere ungherese László Koteles, decisivo ai rigori contro il Maccabi Haifa nei play-off di Champions, per una qualificazione che ha portato nelle casse dei belgi 15 milioni di euro, ovvero più della metà del loro budget complessivo. L’estremo difensore si è poi ripetuto al debutto nella fase a gironi, sbarrando la strada al Valencia.
LA STELLA - Kevin De Bruyne
Possiede tutte le potenzialità per diventare quel numero 10 che il Belgio sta cercando da tempo immemore: tecnica di alto livello, dribbling secco, destro al fulmicotone. Ko in estate per un infortunio, senza il quale probabilmente sarebbe già del Chelsea. Una sua quaterna al Club Brugge - la prima in carriera - ha causato l'esonero di Adrie Koster.
Fonte: Guerin Sportivo
Per sostituire Vercauteren è stato chiamato Mario Been, reduce da un’esperienza poco felice al Feyenoord, culminata con le dimissioni a seguito di un ammutinamento dei giocatori, con tanto di votazione e lettera inviata alla società contro il tecnico “persona non più gradita”. Prima del Feyenoord però Been si era dimostrato allenatore abile a ottenere risultati con rose poco attrezzate, prima centrando la promozione in Eredivisie con l’Excelsior, quindi portando il Nec Nijmegen fino ai sedicesimi di Coppa Uefa – con vittorie di prestigio contro Spartak Mosca e Udinese. L’ex giocatore del Pisa conosce pertanto bene cosa significhi essere alla guida di un vaso di coccio; una condizione alla quale il Genk non può sfuggire in questa Champions.
Lo scorso anno il punto di forza dei fiamminghi è stato il reparto offensivo, come testimoniato dalle 80 reti segnate in 40 incontri di campionato. Accanto al bomber Vossen, prodotto del vivaio e autore di 20 reti, si è rivelato prezioso l’apporto dell’israeliano Barda, specialista sui calci piazzati. Nel primo scorcio dell’attuale stagione però è finito sugli scudi il portiere ungherese László Koteles, decisivo ai rigori contro il Maccabi Haifa nei play-off di Champions, per una qualificazione che ha portato nelle casse dei belgi 15 milioni di euro, ovvero più della metà del loro budget complessivo. L’estremo difensore si è poi ripetuto al debutto nella fase a gironi, sbarrando la strada al Valencia.
LA STELLA - Kevin De Bruyne
Possiede tutte le potenzialità per diventare quel numero 10 che il Belgio sta cercando da tempo immemore: tecnica di alto livello, dribbling secco, destro al fulmicotone. Ko in estate per un infortunio, senza il quale probabilmente sarebbe già del Chelsea. Una sua quaterna al Club Brugge - la prima in carriera - ha causato l'esonero di Adrie Koster.
Fonte: Guerin Sportivo
Tuesday, June 14, 2011
L'importante e' boicottare
Posted on 11:34 AM by Unknown
Strano e affascinante paese il Belgio, senza governo da un anno (primato mondiale) senza che la cosa importi più di tanto ai cittadini. Fiamminghi e valloni ormai non riescono a trovare un accordo su niente che non sia il tifo per Clim Clijsters o la nazionale di calcio. Ma anche il mondo del pallone non sta propriamente vivendo sonno tranquilli.
(Articolo completo su Il mondo siamo noi).
(Articolo completo su Il mondo siamo noi).
Wednesday, June 8, 2011
Le tre vite di Axel Witsel
Posted on 4:18 AM by Unknown
A 22 anni Axel Witsel ha già vissuto tre vite: è stato un giovane talento emergente che a 15 anni rifiutava, su consiglio di papà, Real Madrid e Arsenal per non bruciarsi; lo hanno poi trasformato in nemico pubblico numero uno dopo una brutta vicenda accaduta durante un incontro tra Anderlecht e Standard Liegi; è infine risorto dalle proprie ceneri tornando uomo simbolo di un calcio, quello belga, che tenta faticosamente di risalire la china dopo un decennio di elevata mediocrità. Tre capitoli per una storia breve ma già molto intensa, che dalla prossima estate potrebbe anche proseguire in Italia in una delle due squadre di Milano.
Nella sua prima vita Witsel appariva come il più classico dei predestinati; papà Thierry, originario della Martinica, era allenatore e tattico, prima nel calcio a cinque - dove ha vinto due coppe di Belgio guidando l’Ougrée - e in seguito nelle giovanili dello Standard. Si occupa personalmente della formazione tecnico-calcistica del figlio, che nel 2004 viene eletto miglior giocatore in untorneo internazionale under-16 a Kiev, nel 2006 debutta 17enne con lo Standard e due anni dopo vince la Gouden Schoen (Scarpa d’Oro), trofeo che premia il miglior giocatore del campionato belga.
Un’ascesa verticale bruscamente interrottasi il 30 agosto 2009, quando in un elettrico Anderlecht-Standard Witsel si rende protagonista di un intervento killer ai danni del polacco Marcin Wasilewski, rompendogli tibia e perone. Le immagini, terribili, fanno il giro del web. Witsel viene squalificato per dieci giornate (poi ridotte a otto). Lui e la sua famiglia ricevono minacce di morte. Il quotidiano Het Laatste Nieuws getta ulteriore benzina sul fuoco inserendolo nell’elenco dei belgi più spregevoli dell’anno accanto a Kim De Gelder, il folle che uccise una donna e due bimbi nell’asilo nido “Fabeltjesland” di Dendermonde (vicenda alla quale Ligabue ha recentemente dedicato la canzone Quando mi vieni a prendere?). In Belgio tutti, tranne lo Standard, sono contro Axel Witsel.
La versatilità nel ricoprire qualsiasi ruolo a centrocampo (il diretto interessato preferisce però giocare dietro le punte) ha imposto Witsel quale elemento chiave di uno Standard arrivato secondo in campionato dopo una clamorosa rimonta iniziata nei play-off (nella regular season i Rouches erano finiti sesti). Assist, gol (la botta da fuori che lo scorso 7 maggio ha steso il Club Brugge è tra le più belle reti viste in stagione in Belgio) ma anche tanta sostanza. Un pieno di consensi che Witsel ha fatto anche in nazionale, dopo un doppietta in casa dell’Austria che ha rimesso il Belgio in corsa per la qualificazione a Euro 2012. Gli applausi questa volta sono arrivati da tutto il paese. Il cerchio si è finalmente chiuso.
Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time
Nella sua prima vita Witsel appariva come il più classico dei predestinati; papà Thierry, originario della Martinica, era allenatore e tattico, prima nel calcio a cinque - dove ha vinto due coppe di Belgio guidando l’Ougrée - e in seguito nelle giovanili dello Standard. Si occupa personalmente della formazione tecnico-calcistica del figlio, che nel 2004 viene eletto miglior giocatore in untorneo internazionale under-16 a Kiev, nel 2006 debutta 17enne con lo Standard e due anni dopo vince la Gouden Schoen (Scarpa d’Oro), trofeo che premia il miglior giocatore del campionato belga.
Un’ascesa verticale bruscamente interrottasi il 30 agosto 2009, quando in un elettrico Anderlecht-Standard Witsel si rende protagonista di un intervento killer ai danni del polacco Marcin Wasilewski, rompendogli tibia e perone. Le immagini, terribili, fanno il giro del web. Witsel viene squalificato per dieci giornate (poi ridotte a otto). Lui e la sua famiglia ricevono minacce di morte. Il quotidiano Het Laatste Nieuws getta ulteriore benzina sul fuoco inserendolo nell’elenco dei belgi più spregevoli dell’anno accanto a Kim De Gelder, il folle che uccise una donna e due bimbi nell’asilo nido “Fabeltjesland” di Dendermonde (vicenda alla quale Ligabue ha recentemente dedicato la canzone Quando mi vieni a prendere?). In Belgio tutti, tranne lo Standard, sono contro Axel Witsel.
La versatilità nel ricoprire qualsiasi ruolo a centrocampo (il diretto interessato preferisce però giocare dietro le punte) ha imposto Witsel quale elemento chiave di uno Standard arrivato secondo in campionato dopo una clamorosa rimonta iniziata nei play-off (nella regular season i Rouches erano finiti sesti). Assist, gol (la botta da fuori che lo scorso 7 maggio ha steso il Club Brugge è tra le più belle reti viste in stagione in Belgio) ma anche tanta sostanza. Un pieno di consensi che Witsel ha fatto anche in nazionale, dopo un doppietta in casa dell’Austria che ha rimesso il Belgio in corsa per la qualificazione a Euro 2012. Gli applausi questa volta sono arrivati da tutto il paese. Il cerchio si è finalmente chiuso.
Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time
Tuesday, June 7, 2011
Standard, l'ultimo baluardo
Posted on 4:16 AM by Unknown
Welkom in Luik. Bienvenue à Liège. Lo speaker del Maurice Dufrasne, lo stadio dello Standard Liegi, saluta così gli spettatori all’inizio di ogni partita. Benvenuti, sembra voler sottolineare il messaggio, in uno dei pochi luoghi del Belgio in cui fiamminghi e valloni dimenticano per un paio d’ore la distanza che li separa. Perché lo Standard Liegi è una squadra che conta sostenitori in tutto il paese, con gruppi di tifo organizzato di ogni classe sociale, ceppo linguistico e orientamento politico. Un club trasversale in un paese spaccato a metà.
Sono due gli elementi che mantengono il Belgio unito: lo sport e la corona. Per il resto, la comunità fiamminga e quella vallona vivono da separate in casa. Le città cambiano i nomi (Mons diventa Bergen, Malines-Mechelen, Gand-Gent, Roulers-Roeselare e così via), le riviste escono in due edizioni con copertine e contenuti diversi perché, come spiega l’ex addetto stampa della nazionale belga Francois Colin nel caso del settimanale Foot/Voetbal magazine: “ai lettori valloni interessano giocatori e squadre della loro area, e lo stesso vale per quelli delle Fiandre”. Nulla a confronto di quanto combina la politica, che da undici mesi sta lasciando il paese senza governo. L’impossibilità di trovare un accordo tra i partiti fiamminghi e valloni che hanno vinto le elezioni ha portato il Belgio a battere il poco invidiabile record, detenuto dall’Irak, della maggior durata della sede vacante di un governo in tempo di pace.
I riflessi di queste divisione si riflettono anche sul mondo del calcio. Qualche anno fa i nazionalisti fiamminghi hanno chiesto la separazione della Federcalcio belga in due componenti autonome, con conseguente creazione di due nazionali e due campionati separati. Tra i più strenui oppositori della proposta c’è stato proprio lo Standard Liegi, che ha minacciato di chiedere l’iscrizione nella Ligue 1 francese se alla proposta fossero stati concessi margini di sviluppo.
Oggi più che mai, lo Standard è diventato il club di tutta la comunità francofona belga, come dimostrato dai festeggiamenti per la vittoria della coppa nazionale (2-0 al Westerlo) avvenuti un po’ in tutte le città della Vallonia. I Rouches rappresentano l’ultimo baluardo di un movimento calcistico, quello vallone, sull’orlo del fallimento. Dopo la bancarotta che negli ultimi anni ha cancellato dal professionismo due club storici quali Mouscron e La Louviere (vincitore della coppa di Belgio nel 2003), nella stagione appena conclusa solamente 18 delle 70 società iscritte nelle prime tre divisioni del paese appartenevano alla parte francofona del Belgio. In Jupiler pro League erano presenti, oltre allo Standard, appena altri due club, Charleroi e Eupen, entrambi retrocessi. Ci ha pensato il Mons, battendo 2-1 domenica il Waasland-Beveren nello spareggio promozione, a rendere la squadra di Liegi meno sola.
Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time
Sono due gli elementi che mantengono il Belgio unito: lo sport e la corona. Per il resto, la comunità fiamminga e quella vallona vivono da separate in casa. Le città cambiano i nomi (Mons diventa Bergen, Malines-Mechelen, Gand-Gent, Roulers-Roeselare e così via), le riviste escono in due edizioni con copertine e contenuti diversi perché, come spiega l’ex addetto stampa della nazionale belga Francois Colin nel caso del settimanale Foot/Voetbal magazine: “ai lettori valloni interessano giocatori e squadre della loro area, e lo stesso vale per quelli delle Fiandre”. Nulla a confronto di quanto combina la politica, che da undici mesi sta lasciando il paese senza governo. L’impossibilità di trovare un accordo tra i partiti fiamminghi e valloni che hanno vinto le elezioni ha portato il Belgio a battere il poco invidiabile record, detenuto dall’Irak, della maggior durata della sede vacante di un governo in tempo di pace.
I riflessi di queste divisione si riflettono anche sul mondo del calcio. Qualche anno fa i nazionalisti fiamminghi hanno chiesto la separazione della Federcalcio belga in due componenti autonome, con conseguente creazione di due nazionali e due campionati separati. Tra i più strenui oppositori della proposta c’è stato proprio lo Standard Liegi, che ha minacciato di chiedere l’iscrizione nella Ligue 1 francese se alla proposta fossero stati concessi margini di sviluppo.
Oggi più che mai, lo Standard è diventato il club di tutta la comunità francofona belga, come dimostrato dai festeggiamenti per la vittoria della coppa nazionale (2-0 al Westerlo) avvenuti un po’ in tutte le città della Vallonia. I Rouches rappresentano l’ultimo baluardo di un movimento calcistico, quello vallone, sull’orlo del fallimento. Dopo la bancarotta che negli ultimi anni ha cancellato dal professionismo due club storici quali Mouscron e La Louviere (vincitore della coppa di Belgio nel 2003), nella stagione appena conclusa solamente 18 delle 70 società iscritte nelle prime tre divisioni del paese appartenevano alla parte francofona del Belgio. In Jupiler pro League erano presenti, oltre allo Standard, appena altri due club, Charleroi e Eupen, entrambi retrocessi. Ci ha pensato il Mons, battendo 2-1 domenica il Waasland-Beveren nello spareggio promozione, a rendere la squadra di Liegi meno sola.
Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time
Wednesday, May 4, 2011
Frank Vercauteren's Genk starlets worthy Belgian champions
Posted on 1:12 AM by Unknown
A home draw against Standard Liege in the last round of the Jupiler Pro League Playoff was all it took to crown Racing Genk Belgian champions for the third time in their history. The Limburg side finished the season level on 51 points with the Rouches, but were handed the title by virtue of finishing 15 points ahead of Standard in the regular season.
After a surprising start, with five wins from five games, Genk showed an unexpected solidity that kept them in the race for the title until the very end. A slump was widely predicted for coach Frank Vercauteren’s team in the second half of the season, but it failed to arrive as he expertly guided them forward. Genk topped the table for 18 of the 30 rounds in the regular campaign, before being dislodged from the top of the playoff table just once. All in all, it was superb season and caused eyes to be cast over the new Belgian champions’ team.
“This is an unexpected, but well-deserved title”, said a proud Vercauteren. For the former Belgian international (the former left winger appeared in Belgium’s fourth-placed side at the 1986 World Cup) the championship win offered a small measure of revenge against Anderlecht, the club that sacked him in 2007 after the coach had won the Jupiler League for the previous two seasons.
Vercauteren was appointed as Genk boss on 3rd December, 2009, with the Flemmish side struggling to emerge from the mid-table mediocrity they had slipped into in 2008, finishing 10th and 8th respectively. The coach’s first months were not easy. However, despite a disappointing 11th place in the regular season, Vercauteren led the club to victory in the playoff for a Europa League spot. In many ways, the chink of light was a sign that a new era had indeed begun.
Genk possess one of Belgium’s finest youth systems, as the recent breakthrough of players such as Steven Defour and Marvin Ogujimi can attest to. It is small wonder therefore that three of the key men in the club’s title win are products of the academy: Goalkeeper Thibaut Courtois, midfielder-cum-winger Kevin de Bruyne (both 19 years old) and striker Jelle Vossen (22 years old).
Courtois made his first team debut on 17th April, 2009, appearing against Gent and instantly showcasing his ability with a series of saves that earned the youngster the man of the match accolade. The then-16-year-old, who had begun the season as Genk’s sixth choice keeper, showed superb reflexes, drive and cold-blooded composure between the sticks; just two years later he was a regular. Courtois is the only Genk player not to have missed a single minute in the league’s 40 games this season, his impressive displays proving crucial to the side’s title win, even in the final match, where the shot-stopper pulled off two saves in the dying minutes.
Like Courtois, De Bruyne too played his first league game at a tender age, turning out at just 17 years old in the 2008/09 season against Charleroi. Moving from Gent’s youth academy (the winger played with the Buffalos for six years) to Genk’s own setup in 2005, De Bruyne is rightly considered one of the great hopes of Belgian football due to his technical and dribbling abilities combined with pinpoint passing and a powerful shot. The youngster is often deployed on the left flank, though he has often declared it not to be his favoured position. Cutting in from the flank, De Bruyne can often be lethal when shooting with his right foot – against Gent in the playoff phase he scored one of the Jupiler League’s best goals, striking a long range scorcher from close to the corner flag.
“De Bruyne has the same class as Johan Cruyff”, said Vercauteren, lavishing praise on his young talent. “He has the right mentality for the top of football too. However, he still has lots of things to learn. First of all, that football is a team sport.” De Bruyne finished the season with five goals and 13 assists, but more importantly with performances under his belt that have caused scouts across Europe to scribble his name in their notebooks.
Yet while De Bruyne is Genk’s top creator, the magic could not happen without striker Vossen. The Blizen-born hitman found the back of the net 20 times on the club’s way to the title, just behind Club Brugge man Ivan Perisic – with 22 goals – in the scoring charts. And Vossen’s rise came as something of a surprise at the Cristal Arena, with the 22-year-old having scored only 14 goals in the previous four seasons; last year was spent with Cercle Brugge on loan.
It took Vossen just 11 games this season to equal the number he had managed in his entire career. Last December, with 16 goals in 17 games, Vossen even had the second best goal average in all Europe’s leagues, just after Barcelona’s Lionel Messi, before being cruelly sidelined with a knee injury. His recovery time was though quick. “I was absolutely not surprised about that”, said Genk’s doctor Stijn Indeherberge. “I remember once he suffered a bad knee injury, that normally needs six months to recover. He did it in two and a half.” His reputation is such that the Belgian press have begun to label him “Vosserine”, a mixture of his name and the comic book hero Wolverine, a mutant X-Man superhero whose skeleton is composed of indestructible adamantium – a fictional metal alloy.
This is not the first time that Genk coach Vercauteren has played a key role in Vossen’s career. When, between April and October 2009, he was caretaker coach of the Belgian national team, he called up the striker for the Kirin Cup and played him against Chile and Japan respectively; the 54-year-old had always suspected Vossen had the talent.
The transfer market was crucial to Genk’s success too, with all the club’s newcomers (Anthony Vanden Borre, Nadson Ferreira, Kennedy Nwanganga and Liverpool loanee Chris Mavinga) becoming regulars either in the league or playoff phase. Nigerian striker Nwanganga, bought from Finnish outfit Inter Turku, played a vital role in the final game against Standard, scoring the goal that saw Genk proclaimed champions; it was the Flemmish side’s 80th goal in 40 games.
Vercauteren, whose contract has been extended until June 2013, must now spend a summer hoping the vultures do not steal his most prized talents away. It will be a nerve-wracking wait.
Fonte: Inside Futbol
After a surprising start, with five wins from five games, Genk showed an unexpected solidity that kept them in the race for the title until the very end. A slump was widely predicted for coach Frank Vercauteren’s team in the second half of the season, but it failed to arrive as he expertly guided them forward. Genk topped the table for 18 of the 30 rounds in the regular campaign, before being dislodged from the top of the playoff table just once. All in all, it was superb season and caused eyes to be cast over the new Belgian champions’ team.
“This is an unexpected, but well-deserved title”, said a proud Vercauteren. For the former Belgian international (the former left winger appeared in Belgium’s fourth-placed side at the 1986 World Cup) the championship win offered a small measure of revenge against Anderlecht, the club that sacked him in 2007 after the coach had won the Jupiler League for the previous two seasons.
Vercauteren was appointed as Genk boss on 3rd December, 2009, with the Flemmish side struggling to emerge from the mid-table mediocrity they had slipped into in 2008, finishing 10th and 8th respectively. The coach’s first months were not easy. However, despite a disappointing 11th place in the regular season, Vercauteren led the club to victory in the playoff for a Europa League spot. In many ways, the chink of light was a sign that a new era had indeed begun.
Genk possess one of Belgium’s finest youth systems, as the recent breakthrough of players such as Steven Defour and Marvin Ogujimi can attest to. It is small wonder therefore that three of the key men in the club’s title win are products of the academy: Goalkeeper Thibaut Courtois, midfielder-cum-winger Kevin de Bruyne (both 19 years old) and striker Jelle Vossen (22 years old).
Courtois made his first team debut on 17th April, 2009, appearing against Gent and instantly showcasing his ability with a series of saves that earned the youngster the man of the match accolade. The then-16-year-old, who had begun the season as Genk’s sixth choice keeper, showed superb reflexes, drive and cold-blooded composure between the sticks; just two years later he was a regular. Courtois is the only Genk player not to have missed a single minute in the league’s 40 games this season, his impressive displays proving crucial to the side’s title win, even in the final match, where the shot-stopper pulled off two saves in the dying minutes.
Like Courtois, De Bruyne too played his first league game at a tender age, turning out at just 17 years old in the 2008/09 season against Charleroi. Moving from Gent’s youth academy (the winger played with the Buffalos for six years) to Genk’s own setup in 2005, De Bruyne is rightly considered one of the great hopes of Belgian football due to his technical and dribbling abilities combined with pinpoint passing and a powerful shot. The youngster is often deployed on the left flank, though he has often declared it not to be his favoured position. Cutting in from the flank, De Bruyne can often be lethal when shooting with his right foot – against Gent in the playoff phase he scored one of the Jupiler League’s best goals, striking a long range scorcher from close to the corner flag.
“De Bruyne has the same class as Johan Cruyff”, said Vercauteren, lavishing praise on his young talent. “He has the right mentality for the top of football too. However, he still has lots of things to learn. First of all, that football is a team sport.” De Bruyne finished the season with five goals and 13 assists, but more importantly with performances under his belt that have caused scouts across Europe to scribble his name in their notebooks.
Yet while De Bruyne is Genk’s top creator, the magic could not happen without striker Vossen. The Blizen-born hitman found the back of the net 20 times on the club’s way to the title, just behind Club Brugge man Ivan Perisic – with 22 goals – in the scoring charts. And Vossen’s rise came as something of a surprise at the Cristal Arena, with the 22-year-old having scored only 14 goals in the previous four seasons; last year was spent with Cercle Brugge on loan.
It took Vossen just 11 games this season to equal the number he had managed in his entire career. Last December, with 16 goals in 17 games, Vossen even had the second best goal average in all Europe’s leagues, just after Barcelona’s Lionel Messi, before being cruelly sidelined with a knee injury. His recovery time was though quick. “I was absolutely not surprised about that”, said Genk’s doctor Stijn Indeherberge. “I remember once he suffered a bad knee injury, that normally needs six months to recover. He did it in two and a half.” His reputation is such that the Belgian press have begun to label him “Vosserine”, a mixture of his name and the comic book hero Wolverine, a mutant X-Man superhero whose skeleton is composed of indestructible adamantium – a fictional metal alloy.
This is not the first time that Genk coach Vercauteren has played a key role in Vossen’s career. When, between April and October 2009, he was caretaker coach of the Belgian national team, he called up the striker for the Kirin Cup and played him against Chile and Japan respectively; the 54-year-old had always suspected Vossen had the talent.
The transfer market was crucial to Genk’s success too, with all the club’s newcomers (Anthony Vanden Borre, Nadson Ferreira, Kennedy Nwanganga and Liverpool loanee Chris Mavinga) becoming regulars either in the league or playoff phase. Nigerian striker Nwanganga, bought from Finnish outfit Inter Turku, played a vital role in the final game against Standard, scoring the goal that saw Genk proclaimed champions; it was the Flemmish side’s 80th goal in 40 games.
Vercauteren, whose contract has been extended until June 2013, must now spend a summer hoping the vultures do not steal his most prized talents away. It will be a nerve-wracking wait.
Fonte: Inside Futbol
Thursday, April 28, 2011
Playoffs spark Standard Liege title push
Posted on 1:29 AM by Unknown
Less than a month ago, the prospect of lifting the Belgian title looked a distant one for Standard Liege. The Rouches (the Reds) ended the Jupiler Pro League regular season in sixth spot, 16 points below league leaders Anderlecht and 15 behind runners-up Genk. However, in this last playoff stage it has taken just two games for the Walloon side to force their way into the title race, and at the time of writing Standard are just two points off topping the playoff table.
Under Belgian league rules, sides placed first to sixth play off for the title, starting with half the points gained during the regular season.
Standard had an impressive start to life in the playoffs, defeating Anderlecht 3-1 in Brussels and following this up with a 2-1 home victory over Genk. Last Saturday, the Rouches made it three out of three, seeing off Gent on home turf. Since the real business has begun, Dominique D’Onofrio’s side has proven to be peaking at just the right time. Their regular season campaign had proven to be one of ups and downs, with the 58-year-old coach often going on record to criticise his side’s lack of consistency – particularly away from home. D’Onofrio has always been able to count on the support of his brother Luciano, who serves as the club’s vice-chairman and head of the board. To answer supporters’ complaints about the Italian-born coach, Standard moved to appoint former player Sergio Conceicao as D’Onofrio’s assistant.
“Standard is a long term project”, stated Luciano D’Onofrio. “We are building a team full of young and talented players. Most of them come from our youth academy. We need time to develop a high-performing team. In the current season we had a lot of injuries too. However, when Standard can play with our best eleven, we can beat every opponent.”
Between 2008 and 2010, Standard won two Belgian titles in a row (the first with Michel Preud’Homme in charge while the second saw Laszlo Boloni at the helm) and reached the quarter-finals of the Europa League. This golden spell did not last for long though. Standard proceeded to sell many of their key performers to boost the club’s finances: Marouane Fellaini (Everton), Dieumerci Mbokani (Monaco), Oguchi Onyewu (AC Milan), Milan Jovanovic (Liverpool), Igor de Camargo, Dante Bonfim (both Borussia Monchengladbach) and Marcos Camozzato (Club Brugge) all exited the Stade Maurice Dufrasne. For the Belgian side, 2010/11 represented the beginning of a new era.
And it was no surprise to see the Rouches underperform throughout this season. A side which could thrash Anderlecht 5-1 would also find a way to lose to little Eupen. Standard were able to reach the Belgian Cup final after knocking out Genk, Mechelen and Gent, but this is a side that also lost nine out of 15 away games in the regular season.
Despite these inconsistent performances, Standard still have one of the finest teams on paper in the entire Belgian league. Midfield is the Walloon side’s strongest area, with internationals Axel Witsel, Steven Defour, the veteran Franck Berrier and rising star Mehdi Carcela Gonzalez – the club’s top scorer along with forward Mohammed Tchite; Tchite is crucial to Standard’s success, with superb movement off the ball which opens up space for rampaging midfielders. Other key players are goalkeeper Sinan Bolat and 20-year-old centre back Eliaquim Mangala. Another 20-year-old, Ivorian Cyriac Gohi Bi, is yet another hot prospect, having landed at Standard from Ivory Coast talent factory ASEC Mimosas, where the striker was the club’s top scorer.
But Standard’s quality does not end there. Coach D’Onofrio can even count on reserves like Aloys Nong. The Cameroonian was bought last August from Mechelen, but failed to impress. With no goals from 12 games played, Nong was quickly labelled a flop. But with three goals in two games in the playoffs, the Cameroonian has transformed his season. First he netted a brace against Anderlecht in the 3-1 win and then grabbed the winner against Genk in the dying minutes of the contest.
“Standard will play for the title”, said highly-rated midfielder Defour before the playoffs began. While such a statement might sound like typical bravado, the Liege side are backing up Defour’s words thus far.
For the Walloon region, Standard’s success is welcome respite from a time of struggle. Football in the French-speaking provinces of Belgium is facing a deep financial crisis. Both La Louviere and Excelsior Mouscron went bankrupt in recent years and now Charleroi and Eupen are fighting against relegation in their own playoff – even the winners are not sure of staying in the top flight as they play in a promotion playoff against clubs placed second to fourth in the Tweede Klasse – Belgium’s second tier. In the country’s second division five of the 18 clubs are from Walloon, while in the third tier the figure is 10 out of 36.
Therefore, it is no surprise that half of Belgium will be on Standard’s side as they race for the title. To end 2010/11 as Belgian champions would be a remarkable turnaround for a club still in transition.
Fonte: Inside Futbol
Under Belgian league rules, sides placed first to sixth play off for the title, starting with half the points gained during the regular season.
Standard had an impressive start to life in the playoffs, defeating Anderlecht 3-1 in Brussels and following this up with a 2-1 home victory over Genk. Last Saturday, the Rouches made it three out of three, seeing off Gent on home turf. Since the real business has begun, Dominique D’Onofrio’s side has proven to be peaking at just the right time. Their regular season campaign had proven to be one of ups and downs, with the 58-year-old coach often going on record to criticise his side’s lack of consistency – particularly away from home. D’Onofrio has always been able to count on the support of his brother Luciano, who serves as the club’s vice-chairman and head of the board. To answer supporters’ complaints about the Italian-born coach, Standard moved to appoint former player Sergio Conceicao as D’Onofrio’s assistant.
“Standard is a long term project”, stated Luciano D’Onofrio. “We are building a team full of young and talented players. Most of them come from our youth academy. We need time to develop a high-performing team. In the current season we had a lot of injuries too. However, when Standard can play with our best eleven, we can beat every opponent.”
Between 2008 and 2010, Standard won two Belgian titles in a row (the first with Michel Preud’Homme in charge while the second saw Laszlo Boloni at the helm) and reached the quarter-finals of the Europa League. This golden spell did not last for long though. Standard proceeded to sell many of their key performers to boost the club’s finances: Marouane Fellaini (Everton), Dieumerci Mbokani (Monaco), Oguchi Onyewu (AC Milan), Milan Jovanovic (Liverpool), Igor de Camargo, Dante Bonfim (both Borussia Monchengladbach) and Marcos Camozzato (Club Brugge) all exited the Stade Maurice Dufrasne. For the Belgian side, 2010/11 represented the beginning of a new era.
And it was no surprise to see the Rouches underperform throughout this season. A side which could thrash Anderlecht 5-1 would also find a way to lose to little Eupen. Standard were able to reach the Belgian Cup final after knocking out Genk, Mechelen and Gent, but this is a side that also lost nine out of 15 away games in the regular season.
Despite these inconsistent performances, Standard still have one of the finest teams on paper in the entire Belgian league. Midfield is the Walloon side’s strongest area, with internationals Axel Witsel, Steven Defour, the veteran Franck Berrier and rising star Mehdi Carcela Gonzalez – the club’s top scorer along with forward Mohammed Tchite; Tchite is crucial to Standard’s success, with superb movement off the ball which opens up space for rampaging midfielders. Other key players are goalkeeper Sinan Bolat and 20-year-old centre back Eliaquim Mangala. Another 20-year-old, Ivorian Cyriac Gohi Bi, is yet another hot prospect, having landed at Standard from Ivory Coast talent factory ASEC Mimosas, where the striker was the club’s top scorer.
But Standard’s quality does not end there. Coach D’Onofrio can even count on reserves like Aloys Nong. The Cameroonian was bought last August from Mechelen, but failed to impress. With no goals from 12 games played, Nong was quickly labelled a flop. But with three goals in two games in the playoffs, the Cameroonian has transformed his season. First he netted a brace against Anderlecht in the 3-1 win and then grabbed the winner against Genk in the dying minutes of the contest.
“Standard will play for the title”, said highly-rated midfielder Defour before the playoffs began. While such a statement might sound like typical bravado, the Liege side are backing up Defour’s words thus far.
For the Walloon region, Standard’s success is welcome respite from a time of struggle. Football in the French-speaking provinces of Belgium is facing a deep financial crisis. Both La Louviere and Excelsior Mouscron went bankrupt in recent years and now Charleroi and Eupen are fighting against relegation in their own playoff – even the winners are not sure of staying in the top flight as they play in a promotion playoff against clubs placed second to fourth in the Tweede Klasse – Belgium’s second tier. In the country’s second division five of the 18 clubs are from Walloon, while in the third tier the figure is 10 out of 36.
Therefore, it is no surprise that half of Belgium will be on Standard’s side as they race for the title. To end 2010/11 as Belgian champions would be a remarkable turnaround for a club still in transition.
Fonte: Inside Futbol
Wednesday, April 13, 2011
Formula non Standard
Posted on 9:17 PM by Unknown
Dieci punti recuperati in due partite. Fantascienza? Errore di calcolo? No, semplicemente l’effetto della nuova formula dei play-off made in Belgio, che ha permesso allo Standard Liegi di portarsi a soli quattro punti dalla vetta dopo aver sconfitto nel giro di sette giorni le prime delle classe, ovvero Anderlecht (3-1 a Bruxelles) e Genk (2-1 a Liegi).
(Articolo completo su Il mondo siamo noi).
(Articolo completo su Il mondo siamo noi).
Saturday, April 9, 2011
Jelle Vossen, il Wolverine delle Fiandre
Posted on 10:08 AM by Unknown
Contestati da tutti, ad eccezione del G-4 del calcio belga (Anderlecht, Club Brugge, Standard e Gent); tanto basta in Jupiler League a dare il via, per il secondo anno consecutivo, ai play-off per il titolo nazionale. La formula prevede un girone all’italiana tra le prime sei squadre classificate, con partite di andata e ritorno. Ogni club parte con la metà dei punti, arrotondata per eccesso, conquistati nella regular season. Prima e seconda entreranno in Champions, la terza andrà in Europa League mentre la quarta si giocherà l’altro posto nella coppa europea minore con la vincente dei cosiddetti play-off 2, torneo che include le squadre rimanenti, esclusi i due fanalini di coda. Logicamente la prospettiva di giocare dieci big match alletta le grandi piuttosto che le outsider, perché tra il deludente Standard e la sorpresa Genk adesso ci sono solo sette punti di differenza.
Il club dei minatori però ha ottime ragioni per guardare davanti a sé piuttosto che alle proprie spalle. L’exploit di inizio stagione non si è rivelato un fuoco di paglia; la squadra guidata da Franky Vercauteren è ancora lì, ad un passo dall’Anderlecht campione in carica. Rispolverare la bacheca con un titolo nazionale che manca dalla stagione 2001/02 non è più un’utopia. Specialmente se tra le proprie fila milita il miglior attaccante del campionato, il 22enne Jelle Vossen, capocannoniere con 17 gol. A Genk e dintorni lo chiamano Vosserine, fusione tra il suo cognome e Wolverine, il super-eroe mutante degli X-Men con le ossa di adamantio (lega immaginaria). Il motivo lo spiega il medico del club Stijn Indeherberge. “Possiede tempi di recupero incredibili. Lo scorso anno è guarito da una frattura alla tibia in meno di tre mesi rispetto ai sei di diagnosi, mentre nell’attuale stagione un problema alla caviglia lo ha fermato tre settimane anziché sette”.
Lo scorso dicembre la media-gol di Vossen in Europa era inferiore solamente a quella di un certo Lionel Messi: una rete ogni 68 minuti per il fuoriclasse del Barcellona, una ogni 79 per il belga. L’attaccante del Limburgo ha impiegato 17 partite per segnare lo stesso numero di gol, 15, che l’enfant prodige dell’Anderlecht Romelu Lukaku aveva realizzato la scorsa stagione nell’intero campionato. Rivali nella lotta per il titolo, i due lo sono anche in nazionale. Per ora il duello è in parità: Lukaku ha steso la Russia con una doppietta lo scorso novembre, mentre Vossen (che curiosamente ha esordito con i Diavoli Rossi sotto la gestione Vercauteren, il tecnico che oggi lo sta valorizzando a Genk) ha timbrato contro Austria e, la scorsa settimana, Azerbaigian. Meglio il gigante d’ebano di Bruxelles o il Wolverine delle Fiandre? Ai play-off l’ardua sentenza.
Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time
Il club dei minatori però ha ottime ragioni per guardare davanti a sé piuttosto che alle proprie spalle. L’exploit di inizio stagione non si è rivelato un fuoco di paglia; la squadra guidata da Franky Vercauteren è ancora lì, ad un passo dall’Anderlecht campione in carica. Rispolverare la bacheca con un titolo nazionale che manca dalla stagione 2001/02 non è più un’utopia. Specialmente se tra le proprie fila milita il miglior attaccante del campionato, il 22enne Jelle Vossen, capocannoniere con 17 gol. A Genk e dintorni lo chiamano Vosserine, fusione tra il suo cognome e Wolverine, il super-eroe mutante degli X-Men con le ossa di adamantio (lega immaginaria). Il motivo lo spiega il medico del club Stijn Indeherberge. “Possiede tempi di recupero incredibili. Lo scorso anno è guarito da una frattura alla tibia in meno di tre mesi rispetto ai sei di diagnosi, mentre nell’attuale stagione un problema alla caviglia lo ha fermato tre settimane anziché sette”.
Lo scorso dicembre la media-gol di Vossen in Europa era inferiore solamente a quella di un certo Lionel Messi: una rete ogni 68 minuti per il fuoriclasse del Barcellona, una ogni 79 per il belga. L’attaccante del Limburgo ha impiegato 17 partite per segnare lo stesso numero di gol, 15, che l’enfant prodige dell’Anderlecht Romelu Lukaku aveva realizzato la scorsa stagione nell’intero campionato. Rivali nella lotta per il titolo, i due lo sono anche in nazionale. Per ora il duello è in parità: Lukaku ha steso la Russia con una doppietta lo scorso novembre, mentre Vossen (che curiosamente ha esordito con i Diavoli Rossi sotto la gestione Vercauteren, il tecnico che oggi lo sta valorizzando a Genk) ha timbrato contro Austria e, la scorsa settimana, Azerbaigian. Meglio il gigante d’ebano di Bruxelles o il Wolverine delle Fiandre? Ai play-off l’ardua sentenza.
Fonte: La Gazzetta dello Sport - Extra Time
Wednesday, February 16, 2011
Europa League: Anderlecht v Ajax Match Preview
Posted on 4:25 PM by Unknown
What: Europa League (Round of 32)
Who: Anderlecht vs Ajax
When: Thursday 17th February, 2011, at 20:05 UK Time
Where: Constant Vanden Stock Stadium, Brussels, Belgium
Clean Sheet Mentality to Fight European Malaise
With four matches left in the Jupiler Pro League regular season, Anderlecht are firmly topping the table, three points ahead of Genk. Domestically, the Brussels-based side appear to be unstoppable. Goalkeeper Silvio Proto especially has the magic touch and is unbeaten for 750 minutes, having not conceded a goal since the 5th December clash against Zulte Waregem. Proto is just 22 minutes away from the breaking the club’s record, currently held by Jean Trappeniers.
Even when the Belgians have not been performing at the top of their game, as was the case at the weekend against Cercle Brugge – the visitors were only finally beaten in the dying moments of the match – Anderlecht always seem to be able to find a way to come out as winners. In truth, it should not be surprising, the Belgian giants can call upon some of the league’s most talented players, like Mbark Boussoufa, Romelu Lukaku (who has yet to score in 2011), Matias Suarez, Lucas Biglia and Jonathan Legear.
In the winter window Anderlecht managed to keep hold of Boussoufa and Lukaku, despite serious interest from abroad. "For Lukaku, we refused an offer that was as big as our whole budget", said club chairman Roger Vanden Stock. The duo are expected to play a key role in the European campaign, an arena in which the Belgians have yet to impress, winning just two of their six group games to advance this far.
Still Looking for Consistency
First appointed as caretaker coach upon Martin Jol’s resignation, Frank de Boer has had a positive impact at the Amsterdam ArenA and gained a permanent deal. However, Ajax still look too inconsistent to become serious title contenders in the Eredivisie; maybe the Europa League will offer silverware. It is on the road that Ajax seem to have most of their problems, losing 3-0 at Utrecht earlier this year and dropping more points when a 2-0 lead was cut to 2-2 by Roda JC last Sunday.
Roda’s Belgian coach Harm van Veldhoven has had his say on this match. "Ajax have a lot of skilled players, like Christian Eriksen and Gregory van der Wiel. However, in my opinion, Anderlecht have more quality, especially up front." Van Veldhoven’s comments are not a surprise given that Ajax lost two of their four strikers last month: Luis Suarez was sold to Liverpool, while Mido terminated his contract by mutual consent. With only Dutch-Moroccan Mounir El Hamdaoui – the club’s top scorer this season with 16 goals – and the permanently injured Argentine Dario Cvitanich left, De Boer must sometimes push midfielder Siem de Jong into the attack.
For the Belgian pair of Jan Vertonghen and Toby Alderwierled in the heart of Ajax’s defence, this clash is a personal derby of sorts. "We are not in our best moment", admitted Vertonghen, "but I watched Anderlecht play last Saturday and I don’t think they are either. Both teams however are good. In my opinion, the chances are 50-50."
Players to watch
Anderlecht – Mbark Boussoufa: Last summer the Dutch-Moroccan playmaker seemed very close to moving to a bigger league, yet six months later Boussoufa is still in Brussels, leading Anderlecht to their second league title in a row. This season the former Chelsea youngster has clocked up 11 goals and 18 assists, and has picked up his third – and second in a row – Belgian Footballer of the Year award. Anderlecht’s chances of making a splash in the Europa League depend very much on Boussoufa. Right winger Matias Suarez could be a key performer too, popping up with assists for the strikers, or scoring himself – he has nine goals so far.
Ajax – Miralem Sulejmani: The Serbian forward has a long way to go to repay Ajax the €16.25M they sent to Heerenveen in the summer of 2008 for his services. Under De Boer however, Sulejmani has received another chance to impress, being deployed as the right winger in the new coach’s 4-3-3 system. It seems to have paid off, with the Serbian being amongst Ajax’s best performers this year, with three goals and two assists in his last five Eredivisie games. His speed can do real damage to Anderlecht. Established performers like keeper Maarten Stekelenburg and midfielder Demy de Zeeuw will also be vital for Ajax.
Match Prediction
Which club comes into this at a disadvantage? Anderlecht with their poor run of European performances? Or Ajax with their inconsistency and troubles on the road? The Belgians must take to the pitch in better heart, due to their strong domestic displays. However, Ajax’s European campaign has been more impressive than Anderlecht’s, with victories over teams like Dynamo Kyiv, Auxerre and AC Milan. Defender Jan Vertonghen is surely right when he calls the game as a 50-50 clash. This does look tight and should finish 1-1 or 2-2.
Fonte: Inside Futbol
Who: Anderlecht vs Ajax
When: Thursday 17th February, 2011, at 20:05 UK Time
Where: Constant Vanden Stock Stadium, Brussels, Belgium
Clean Sheet Mentality to Fight European Malaise
With four matches left in the Jupiler Pro League regular season, Anderlecht are firmly topping the table, three points ahead of Genk. Domestically, the Brussels-based side appear to be unstoppable. Goalkeeper Silvio Proto especially has the magic touch and is unbeaten for 750 minutes, having not conceded a goal since the 5th December clash against Zulte Waregem. Proto is just 22 minutes away from the breaking the club’s record, currently held by Jean Trappeniers.
Even when the Belgians have not been performing at the top of their game, as was the case at the weekend against Cercle Brugge – the visitors were only finally beaten in the dying moments of the match – Anderlecht always seem to be able to find a way to come out as winners. In truth, it should not be surprising, the Belgian giants can call upon some of the league’s most talented players, like Mbark Boussoufa, Romelu Lukaku (who has yet to score in 2011), Matias Suarez, Lucas Biglia and Jonathan Legear.
In the winter window Anderlecht managed to keep hold of Boussoufa and Lukaku, despite serious interest from abroad. "For Lukaku, we refused an offer that was as big as our whole budget", said club chairman Roger Vanden Stock. The duo are expected to play a key role in the European campaign, an arena in which the Belgians have yet to impress, winning just two of their six group games to advance this far.
Still Looking for Consistency
First appointed as caretaker coach upon Martin Jol’s resignation, Frank de Boer has had a positive impact at the Amsterdam ArenA and gained a permanent deal. However, Ajax still look too inconsistent to become serious title contenders in the Eredivisie; maybe the Europa League will offer silverware. It is on the road that Ajax seem to have most of their problems, losing 3-0 at Utrecht earlier this year and dropping more points when a 2-0 lead was cut to 2-2 by Roda JC last Sunday.
Roda’s Belgian coach Harm van Veldhoven has had his say on this match. "Ajax have a lot of skilled players, like Christian Eriksen and Gregory van der Wiel. However, in my opinion, Anderlecht have more quality, especially up front." Van Veldhoven’s comments are not a surprise given that Ajax lost two of their four strikers last month: Luis Suarez was sold to Liverpool, while Mido terminated his contract by mutual consent. With only Dutch-Moroccan Mounir El Hamdaoui – the club’s top scorer this season with 16 goals – and the permanently injured Argentine Dario Cvitanich left, De Boer must sometimes push midfielder Siem de Jong into the attack.
For the Belgian pair of Jan Vertonghen and Toby Alderwierled in the heart of Ajax’s defence, this clash is a personal derby of sorts. "We are not in our best moment", admitted Vertonghen, "but I watched Anderlecht play last Saturday and I don’t think they are either. Both teams however are good. In my opinion, the chances are 50-50."
Players to watch
Anderlecht – Mbark Boussoufa: Last summer the Dutch-Moroccan playmaker seemed very close to moving to a bigger league, yet six months later Boussoufa is still in Brussels, leading Anderlecht to their second league title in a row. This season the former Chelsea youngster has clocked up 11 goals and 18 assists, and has picked up his third – and second in a row – Belgian Footballer of the Year award. Anderlecht’s chances of making a splash in the Europa League depend very much on Boussoufa. Right winger Matias Suarez could be a key performer too, popping up with assists for the strikers, or scoring himself – he has nine goals so far.
Ajax – Miralem Sulejmani: The Serbian forward has a long way to go to repay Ajax the €16.25M they sent to Heerenveen in the summer of 2008 for his services. Under De Boer however, Sulejmani has received another chance to impress, being deployed as the right winger in the new coach’s 4-3-3 system. It seems to have paid off, with the Serbian being amongst Ajax’s best performers this year, with three goals and two assists in his last five Eredivisie games. His speed can do real damage to Anderlecht. Established performers like keeper Maarten Stekelenburg and midfielder Demy de Zeeuw will also be vital for Ajax.
Match Prediction
Which club comes into this at a disadvantage? Anderlecht with their poor run of European performances? Or Ajax with their inconsistency and troubles on the road? The Belgians must take to the pitch in better heart, due to their strong domestic displays. However, Ajax’s European campaign has been more impressive than Anderlecht’s, with victories over teams like Dynamo Kyiv, Auxerre and AC Milan. Defender Jan Vertonghen is surely right when he calls the game as a 50-50 clash. This does look tight and should finish 1-1 or 2-2.
Fonte: Inside Futbol
Sunday, January 16, 2011
I cavolini amari di Bruxelles (e del Belgio): epilogo
Posted on 9:44 AM by Unknown
Dossier sulla calciopoli belga pubblicato sul trimestrale "Linea Bianca" (parte 4/4)
Pietro Allatta è stato arrestato a Bruxelles nel 2006. Sul suo capo pendeva un mandato di arresto internazionale. Laurent Denis è stato radiato dall’ordine degli avvocati. Zheung Ye, dopo un arresto e successivo rilascio nel novembre 2005, è latitante. La sua ultima apparizione risale al 6 maggio 2006, quando il suo avvocato ha inviato al giornale francese L’Equipe una lettera nella quale dichiarava il proprio cliente estraneo all’intera vicenda. Non ha invece evitato le manette Filippo Gaone, ex presidente del La Louviere. Il suo vecchio club ha dichiarato bancarotta, finendo tra i dilettanti senza nemmeno i soldi per pagare ai giocatori l’autobus per le trasferte. Olivier Suray ha ammesso di aver truccato incontri di Alliansi e Lierse. Il reo confesso Paul Put è stato licenziato dal suo nuovo datore di lavoro, l’Excelsior Mouscron, dopo aver ammesso le proprie colpe. Ha dichiarato che la sua famiglia era stata minacciata di morte. L’Anderlecht ha rescisso i contratti di Marius Mitu e Laurent Delorge, all’epoca giocatori del Lierse implicati nella vicenda. Lierse, Mons e Sint Truiden non sono stati sanzionati. Hanno tutti comunque pagato sul campo le proprie discutibili politiche gestionali retrocedendo, pur in tempi e modi diversi, in Tweede Klasse, la serie B belga.
Nel dicembre 2009 il settimanale olandese Voetbal International pubblica un reportage sul Namur, squadra neopromossa in Tweede Klasse nel 2007. Nell’agosto dell’anno successivo un gruppo di investitori italiani capitanato da Fabio Cordella e dalla sua azienda, la Zerozeronove, entra in società. Cordella, controverso personaggio con alle spalle esperienze in Costa d’Avorio con l’Africa Sports e in Italia con il Lanciano (fallito dopo pochi mesi), viene messo in contatto con la dirigenza del club belga da Daniel Striani, un procuratore che, di concerto con il collega Nenad Petrovic, aveva introdotto nel meraviglioso mondo del Belgio pallonaro nientemeno che Zheung Ye, presentandogli i bravi ragazzi a capo del Mons. Nel 2009 il Namur è retrocesso in Derde Klasse, perdendo quasi tutti gli incontri del girone di ritorno e vedendo un proprio match, quello disputato contro l’Olympic Charleroi, finire nell’elenco delle partite messe sotto indagine dalla Uefa per corruzione. La bufera questa volta esplode in Germania, e include numerosi paesi europei. Cordella a Namur non si è più visto. Assieme a Franco Dal Cin (per il curriculum vitae di quest’ultimo si rimanda alla Calciopoli italiana), ha spostato le proprie attenzioni sull’Union Sint Gilloise, terza divisione belga. Cambiano gli interpreti, non la trama.
Sister Chen è il nick di un operatore di 05026.com, una delle numerose agenzie di scommesse on-line sparse tra Shangai e Macao. Nel novembre 2009 un giornalista olandese in incognito ha preso contatti con l’agenzia.
«Sister Chen, ho dei soldi da investire ma chiedo garanzie».
«Signore, tutte le partite che proponiamo sul nostro sito sono truccate. Minore è il livello del campionato, maggiore è la nostra offerta».
«Sarebbe a dire? »
«Se vuole risultati sicuri sulla Premier League inglese, non si rivolga a noi. Sono partite quasi impossibili da manipolare. Diverso è il discorso per le divisioni inferiori dei campionati europei. Abbiamo contatti diffusi con dirigenti e giocatori. Sappiamo in anticipo chi vince e chi perde».
«E quanto mi verrebbe a costare tutto questo? »
«La quota di iscrizione annuale al nostro sito ammonta a 1.500 euro. Ma visto che lei è straniero possiamo anche farle uno sconto. Sulla singola partita, la nostra percentuale è del 30%. A questa si aggiunge il costo per l’acquisto delle informazioni. Un esempio: lei scommette 1.000 euro, noi le garantiamo il raddoppio della posta. Tolti 300 euro per l’acquisto del suggerimento, e sottratto il 30% che spetta alla nostra società, le rimangono in tasca 1.400 euro, con un guadagno netto, e garantito, di 400 euro».
«Posso anche scommettere sul risultato esatto, su quale squadra segnerà il primo gol oppure si prenderà il primo cartellino giallo? »
«Certamente. Dovrà solo sostenere un piccolo costo aggiuntivo.».
Douglas De Coninck continua a scrivere.
(4-fine).
Pietro Allatta è stato arrestato a Bruxelles nel 2006. Sul suo capo pendeva un mandato di arresto internazionale. Laurent Denis è stato radiato dall’ordine degli avvocati. Zheung Ye, dopo un arresto e successivo rilascio nel novembre 2005, è latitante. La sua ultima apparizione risale al 6 maggio 2006, quando il suo avvocato ha inviato al giornale francese L’Equipe una lettera nella quale dichiarava il proprio cliente estraneo all’intera vicenda. Non ha invece evitato le manette Filippo Gaone, ex presidente del La Louviere. Il suo vecchio club ha dichiarato bancarotta, finendo tra i dilettanti senza nemmeno i soldi per pagare ai giocatori l’autobus per le trasferte. Olivier Suray ha ammesso di aver truccato incontri di Alliansi e Lierse. Il reo confesso Paul Put è stato licenziato dal suo nuovo datore di lavoro, l’Excelsior Mouscron, dopo aver ammesso le proprie colpe. Ha dichiarato che la sua famiglia era stata minacciata di morte. L’Anderlecht ha rescisso i contratti di Marius Mitu e Laurent Delorge, all’epoca giocatori del Lierse implicati nella vicenda. Lierse, Mons e Sint Truiden non sono stati sanzionati. Hanno tutti comunque pagato sul campo le proprie discutibili politiche gestionali retrocedendo, pur in tempi e modi diversi, in Tweede Klasse, la serie B belga.
Nel dicembre 2009 il settimanale olandese Voetbal International pubblica un reportage sul Namur, squadra neopromossa in Tweede Klasse nel 2007. Nell’agosto dell’anno successivo un gruppo di investitori italiani capitanato da Fabio Cordella e dalla sua azienda, la Zerozeronove, entra in società. Cordella, controverso personaggio con alle spalle esperienze in Costa d’Avorio con l’Africa Sports e in Italia con il Lanciano (fallito dopo pochi mesi), viene messo in contatto con la dirigenza del club belga da Daniel Striani, un procuratore che, di concerto con il collega Nenad Petrovic, aveva introdotto nel meraviglioso mondo del Belgio pallonaro nientemeno che Zheung Ye, presentandogli i bravi ragazzi a capo del Mons. Nel 2009 il Namur è retrocesso in Derde Klasse, perdendo quasi tutti gli incontri del girone di ritorno e vedendo un proprio match, quello disputato contro l’Olympic Charleroi, finire nell’elenco delle partite messe sotto indagine dalla Uefa per corruzione. La bufera questa volta esplode in Germania, e include numerosi paesi europei. Cordella a Namur non si è più visto. Assieme a Franco Dal Cin (per il curriculum vitae di quest’ultimo si rimanda alla Calciopoli italiana), ha spostato le proprie attenzioni sull’Union Sint Gilloise, terza divisione belga. Cambiano gli interpreti, non la trama.
Sister Chen è il nick di un operatore di 05026.com, una delle numerose agenzie di scommesse on-line sparse tra Shangai e Macao. Nel novembre 2009 un giornalista olandese in incognito ha preso contatti con l’agenzia.
«Sister Chen, ho dei soldi da investire ma chiedo garanzie».
«Signore, tutte le partite che proponiamo sul nostro sito sono truccate. Minore è il livello del campionato, maggiore è la nostra offerta».
«Sarebbe a dire? »
«Se vuole risultati sicuri sulla Premier League inglese, non si rivolga a noi. Sono partite quasi impossibili da manipolare. Diverso è il discorso per le divisioni inferiori dei campionati europei. Abbiamo contatti diffusi con dirigenti e giocatori. Sappiamo in anticipo chi vince e chi perde».
«E quanto mi verrebbe a costare tutto questo? »
«La quota di iscrizione annuale al nostro sito ammonta a 1.500 euro. Ma visto che lei è straniero possiamo anche farle uno sconto. Sulla singola partita, la nostra percentuale è del 30%. A questa si aggiunge il costo per l’acquisto delle informazioni. Un esempio: lei scommette 1.000 euro, noi le garantiamo il raddoppio della posta. Tolti 300 euro per l’acquisto del suggerimento, e sottratto il 30% che spetta alla nostra società, le rimangono in tasca 1.400 euro, con un guadagno netto, e garantito, di 400 euro».
«Posso anche scommettere sul risultato esatto, su quale squadra segnerà il primo gol oppure si prenderà il primo cartellino giallo? »
«Certamente. Dovrà solo sostenere un piccolo costo aggiuntivo.».
Douglas De Coninck continua a scrivere.
(4-fine).
Saturday, January 15, 2011
Finlandia all inclusive
Posted on 9:43 AM by Unknown
Dossier sulla calciopoli belga pubblicato sul trimestrale "Linea Bianca" (parte 3/4)
Come Bodart, anche Olivier Suray è un ex calciatore. Come Bodart, anche Suray ama viaggiare lungo il lato buio della strada. Bodart però non guida una Porsche Cayenne intestata a Zheung Ye, ed è una pedina molto più piccola rispetto a Suray all’interno della maxi-frode sportiva made in China. Il giorno dell’ormai famoso Sint Truiden-La Louviere, Suray viene stato pizzicato in una stanza dell’Hilton Hotel di Bruxelles in compagnia di Ye, Allatta e una valigetta contenente 9mila euro in contanti. Insieme al cinese, Suray era reduce da una trasferta in Finlandia, dove nel giro di pochi giorni era riuscito, autentico Re Mida alla rovescia, a mandare in rovina un club. Nella terra delle renne e della Nokia, Ye aveva acquistato delle quote di una società di Veikkausliiga (la massima divisione finlandese), l’Alliansi, rinnovandola completamente con nuovi giocatori (tra cui lo svizzero Jean Pierre La Placa, il cliente difeso da Denis nell’affare Geel-Waasland), sostituendo l’allenatore e nominando come presidente il fidato Olivier Suray. La nuova gestione sembra avere le idee molto chiare sui giocatori a disposizione. Al termine di uno dei primi allenamenti con il nuovo staff, il portiere Sillenpaa, uno dei migliori elementi della squadra, viene convocato nell’ufficio di Suray.
«Hai delle qualità, è innegabile. L’ho notato subito. Secondo me in un campionato come questo sei sprecato. Voglio offrirti la possibilità di uno stage all’estero. Partiresti nei prossimi giorni».
«E’ un’opportunità interessante, la ringrazio molto. Dove dovrei andare? »
«In Belgio. Al La Louviere».
La presidenza Suray dura una sola partita, la quale vede l’Alliansi scendere in campo con la squadra riserve (Sillenpa è in vacanza premio in Vallonia, altri vengono esclusi per “scelta tecnica”) e finire demolito 8-0 dall’Haka Valkeakovski. La Federcalcio finlandese apre un’inchiesta, ma non riesce a dimostrare che l’incontro è stato aggiustato. L’Alliansi viene comunque multato per condotta antisportiva, dal momento che ha schierato la squadra B. La partita incriminata rileva un elevato volume di scommesse, specialmente sul risultato esatto dal primo tempo (2-0) e del finale (8-0). Entrambi gli score si sono puntualmente verificati. Non si verifica invece il pagamento della quota pattuita tra Ye e la vecchia dirigenza dell’Alliansi per l’ingresso nella società. I finlandesi chiudono ogni rapporto con il controverso cinese. Ma i buoi ormai sono scappati. L’Alliansi non otterrà la licenza di iscrizione alla Veikkausliiga per la stagione successiva. Il club dichiara fallimento e chiude i battenti.
Olivier Suray significa anche Mons (Bergen nella versione fiamminga), giocattolo personale di Pietro Allatta e Stèphane Pauwels, ex manager del La Louviere. Nell’ottobre del 2004 l’ex juventino Sergio Brio viene esonerato, dopo un paio di stagioni di buon livello, dalla panchina del club vallone, tristemente relegato sul fondo della Jupiler League. Nemmeno il suo sostituto però, il belga Jos Daerden, sembra riuscire ad invertire la rotta di una compagine di scoraggiante pochezza tecnica. Decisi a mantenere il Mons ad ogni costo nella massima divisione, Pauwels e Allatta passano all’azione truccando gli incontri Mons-La Louviere (4-1) e Mons-Westerlo (3-2); nel primo caso vengono comprati i giocatori Toyes, Van Handenhoven, Espartero e Brahami, nonché l’allenatore Cordier, nel secondo è invece sufficiente “assicurarsi” le prestazioni del portiere del Westerlo Jonathan Bourdon, autore di una colossale papera nella partita citata poco sopra. Fallisce invece il tentativo di manipolare l’incontro con il GBA, nonostante i contatti ben avviati con tre giocatori (tra cui l’ex Ajax Daniel Cruz e il portiere brasiliano Luciano, in seguito apprezzato giocatore in Olanda nel Groningen) del club di Anversa, a causa di una soffiata che annuncia come imminente un’indagine della Federcalcio belga sulle partite sospette del Mons. La squadra retrocede a fine stagione; Daerden, all’oscuro di tutto, viene licenziato per far posto al duo Michel Wintaq-Olivier Suray. Il cerchio si chiude.
(3- continua)
Come Bodart, anche Olivier Suray è un ex calciatore. Come Bodart, anche Suray ama viaggiare lungo il lato buio della strada. Bodart però non guida una Porsche Cayenne intestata a Zheung Ye, ed è una pedina molto più piccola rispetto a Suray all’interno della maxi-frode sportiva made in China. Il giorno dell’ormai famoso Sint Truiden-La Louviere, Suray viene stato pizzicato in una stanza dell’Hilton Hotel di Bruxelles in compagnia di Ye, Allatta e una valigetta contenente 9mila euro in contanti. Insieme al cinese, Suray era reduce da una trasferta in Finlandia, dove nel giro di pochi giorni era riuscito, autentico Re Mida alla rovescia, a mandare in rovina un club. Nella terra delle renne e della Nokia, Ye aveva acquistato delle quote di una società di Veikkausliiga (la massima divisione finlandese), l’Alliansi, rinnovandola completamente con nuovi giocatori (tra cui lo svizzero Jean Pierre La Placa, il cliente difeso da Denis nell’affare Geel-Waasland), sostituendo l’allenatore e nominando come presidente il fidato Olivier Suray. La nuova gestione sembra avere le idee molto chiare sui giocatori a disposizione. Al termine di uno dei primi allenamenti con il nuovo staff, il portiere Sillenpaa, uno dei migliori elementi della squadra, viene convocato nell’ufficio di Suray.
«Hai delle qualità, è innegabile. L’ho notato subito. Secondo me in un campionato come questo sei sprecato. Voglio offrirti la possibilità di uno stage all’estero. Partiresti nei prossimi giorni».
«E’ un’opportunità interessante, la ringrazio molto. Dove dovrei andare? »
«In Belgio. Al La Louviere».
La presidenza Suray dura una sola partita, la quale vede l’Alliansi scendere in campo con la squadra riserve (Sillenpa è in vacanza premio in Vallonia, altri vengono esclusi per “scelta tecnica”) e finire demolito 8-0 dall’Haka Valkeakovski. La Federcalcio finlandese apre un’inchiesta, ma non riesce a dimostrare che l’incontro è stato aggiustato. L’Alliansi viene comunque multato per condotta antisportiva, dal momento che ha schierato la squadra B. La partita incriminata rileva un elevato volume di scommesse, specialmente sul risultato esatto dal primo tempo (2-0) e del finale (8-0). Entrambi gli score si sono puntualmente verificati. Non si verifica invece il pagamento della quota pattuita tra Ye e la vecchia dirigenza dell’Alliansi per l’ingresso nella società. I finlandesi chiudono ogni rapporto con il controverso cinese. Ma i buoi ormai sono scappati. L’Alliansi non otterrà la licenza di iscrizione alla Veikkausliiga per la stagione successiva. Il club dichiara fallimento e chiude i battenti.
Olivier Suray significa anche Mons (Bergen nella versione fiamminga), giocattolo personale di Pietro Allatta e Stèphane Pauwels, ex manager del La Louviere. Nell’ottobre del 2004 l’ex juventino Sergio Brio viene esonerato, dopo un paio di stagioni di buon livello, dalla panchina del club vallone, tristemente relegato sul fondo della Jupiler League. Nemmeno il suo sostituto però, il belga Jos Daerden, sembra riuscire ad invertire la rotta di una compagine di scoraggiante pochezza tecnica. Decisi a mantenere il Mons ad ogni costo nella massima divisione, Pauwels e Allatta passano all’azione truccando gli incontri Mons-La Louviere (4-1) e Mons-Westerlo (3-2); nel primo caso vengono comprati i giocatori Toyes, Van Handenhoven, Espartero e Brahami, nonché l’allenatore Cordier, nel secondo è invece sufficiente “assicurarsi” le prestazioni del portiere del Westerlo Jonathan Bourdon, autore di una colossale papera nella partita citata poco sopra. Fallisce invece il tentativo di manipolare l’incontro con il GBA, nonostante i contatti ben avviati con tre giocatori (tra cui l’ex Ajax Daniel Cruz e il portiere brasiliano Luciano, in seguito apprezzato giocatore in Olanda nel Groningen) del club di Anversa, a causa di una soffiata che annuncia come imminente un’indagine della Federcalcio belga sulle partite sospette del Mons. La squadra retrocede a fine stagione; Daerden, all’oscuro di tutto, viene licenziato per far posto al duo Michel Wintaq-Olivier Suray. Il cerchio si chiude.
(3- continua)
Friday, January 14, 2011
La tela del ragno
Posted on 9:41 AM by Unknown
Dossier sulla calciopoli belga pubblicato sul trimestrale "Linea Bianca" (parte 2/4)
Normalmente l’importo scommesso su una partita del campionato belga di Jupiler League si aggira attorno 30-50mila euro. Su Sint Truiden-La Louviere del 29 ottobre 2005 l’agenzia inglese di scommesse Betfair rileva invece puntate per oltre 500mila euro. La settimana dopo, per la trasferta del Sint Truiden in casa del Cercle Brugge, le cifre superano i 250mila euro. Tom van der Weghe, giornalista della citata trasmissione televisiva Panorama, vola a Londra per parlare direttamente con Betfair, quindi chiede e ottiene il permesso di recarsi a Shangai. Ufficialmente in Cina le scommesse sono illegali. Per evitare guai con la legge, molte società di betting sono registrate a Honk Kong, Macao o Londra, ma riescono ad operare tranquillamente anche a Pechino e dintorni perché altre sono le priorità della polizia e, di conseguenza, la ricerca delle agenzie di scommesse illegali non è propriamente in cima alla lista delle priorità del governo cinese. Anche perché, secondo quanto scritto dal giornalista sportivo Yang Ming nel suo libro “Fischietti Neri”, dedicato al ruolo ricoperto dall’industria illegale delle scommesse sul calcio in Cina, il giro di soldi generato da questo mercato si attesta attorno ai 15 miliardi di dollari. Una parte dei quali restano in Cina, mentre il resto viene investito sul mercato europeo per aggiustare le partite. Il sistema non è particolarmente complesso. Si individua un club di fascia medio-bassa, meglio se in un campionato di secondo piano, e lo si alletta proponendogli iniezioni di denaro fresco. Se il club si trova finanziariamente alla canna del gas si procede a rilevarlo, generalmente mediante fantomatiche cordate capitanate da uomini di paglia; in caso contrario si chiedono precise garanzie alla dirigenza del club, vincolando il denaro all’inserimento nell’organigramma societario di qualche pedina chiave: un direttore tecnico, un manager, un allenatore. Il passo successivo è l’individuazione degli anelli deboli all’interno della squadra. Un giocatore che ha problemi finanziari, uno che usa abitualmente cocaina, oppure che mantiene un tenore di vita superiore a quei 75-90mila euro garantiti in media da una società belga di non primissimo piano. 15-20mila euro rappresentano un incentivo più che sufficiente per convincere il soggetto a soddisfare i desideri dei suoi nuovi “amici”. Gli ordini arrivano via sms, mediante incontri privati in qualche stanza d’albergo, o tramite i famigerati pizzini.
E’ un foglietto di carta marrone quello che Cliff Mardulier stringe nella mano in un privè del disco-dancing La Roca di Lier. Gli era stato consegnato direttamente da Zheung Ye in una camera d’albergo dell’Astrid Park Plaza Hotel di Anversa, dove il giocatore era stato ricevuto assieme ai compagni di squadra Laurent Fassotte e Laurent Delorge. Quella sera di fronte a lui è invece seduto il suo allenatore, Paul Put. Aprile 2005, il Lierse è atteso da una trasferta a Genk. E deve perdere. Solo così può arrivare il denaro che Ye, il nuovo investitore del club, ha promesso a dirigenza e allenatore.
«Mister, ci ho pensato tutta notte. Non me la sento di fare una papera di proposito. Non può chiedermi questo».
«Cliff, ti ho forse parlato di fare una papera? »
«Mi ha detto quanti saranno i palloni che andrò a raccogliere in fondo alla rete durante la partita. Sono le sue parole».
«Certo, perché so che andrà così. Ma tu Cliff non devi preoccuparti. Devi solo lasciar fare. Sono nove i giocatori che sono stati comprati. Nove».
In quell’incontro con il Genk il tecnico Paul Put manderà in campo la squadra riserve. Lo stesso farà Albert Cartier, allenatore del La Louviere, nella medesima trasferta nell’ex città mineraria. Se nel Lierse Ye si presenta come investitore, nel La Louviere è invece l’autentico uomo ombra di una società completamente controllata dai suoi sodali. Ci sono Denis e Allatta, c’è il manager Chris Benoit, ci sono allenatori (prima Cartier, poi Gilbert Bodart) scelti non certamente per le proprie idee calcistiche all’avanguardia. Sono sette gli incontri truccati dal La Louviere tra la stagione 2004/2005 e quella successiva. O meglio, sette sono gli incontri nei quali sono state trovate le prove del tarocco. A questi si aggiungono le partite falsate dal Lierse, il cui ex allenatore Put ha ammesso in sede giudiziaria le proprie colpe. Uno dei pochi rei confessi dell’intera vicenda. L’esempio di Put non è stato seguito da Bodart, personaggio conosciuto anche in Italia per aver giocato come portiere con Brescia e Ravenna. Licenziato nel 2005 dall’Ostenda in quanto sospettato di scommettere sulle partite della propria squadra, lo scandalo La Louviere lo ha solo sfiorato. La tattica del “non so niente, non ho visto né sentito niente e, se ero presente, dormivo” ha pagato, nonostante durante la bufera sia stato scaricato dall’avvocato Denis.
«Sono l’avvocato del La Louviere, non dei suoi dipendenti».
«Signor Denis, ma alcuni di questi dipendenti -chiamiamoli così- sono implicati in faccende delle quali il club che lei difende, e quindi i suoi proprietari, non poteva non sapere».
«Signori, se vengo fotografato seduto vicino al papa non implica automaticamente che io sia un prete. E delle azioni personali del signor Bodart il La Louviere non è assolutamente responsabile».
L’appuntamento con la galera per Bodart era comunque solo rinviato. Un anno e mezzo dopo l’ex giocatore viene arrestato con l’accusa di essere l’informatore di un gruppo di rapinatori penetrati nelle Grotte di Han, una delle maggiori attrazione turistiche dell’intero Belgio. Bodart, lasciato il calcio dopo un’ultima dimenticabile esperienza sulla panchina del Wevelgem City, aveva trovato un impiego presso il citato complesso speleologico, sito nelle Ardenne nei pressi del villaggio di Han-sur-Lesse. Il lupo insomma perde il pelo ma non il vizio.
(2-continua)
Normalmente l’importo scommesso su una partita del campionato belga di Jupiler League si aggira attorno 30-50mila euro. Su Sint Truiden-La Louviere del 29 ottobre 2005 l’agenzia inglese di scommesse Betfair rileva invece puntate per oltre 500mila euro. La settimana dopo, per la trasferta del Sint Truiden in casa del Cercle Brugge, le cifre superano i 250mila euro. Tom van der Weghe, giornalista della citata trasmissione televisiva Panorama, vola a Londra per parlare direttamente con Betfair, quindi chiede e ottiene il permesso di recarsi a Shangai. Ufficialmente in Cina le scommesse sono illegali. Per evitare guai con la legge, molte società di betting sono registrate a Honk Kong, Macao o Londra, ma riescono ad operare tranquillamente anche a Pechino e dintorni perché altre sono le priorità della polizia e, di conseguenza, la ricerca delle agenzie di scommesse illegali non è propriamente in cima alla lista delle priorità del governo cinese. Anche perché, secondo quanto scritto dal giornalista sportivo Yang Ming nel suo libro “Fischietti Neri”, dedicato al ruolo ricoperto dall’industria illegale delle scommesse sul calcio in Cina, il giro di soldi generato da questo mercato si attesta attorno ai 15 miliardi di dollari. Una parte dei quali restano in Cina, mentre il resto viene investito sul mercato europeo per aggiustare le partite. Il sistema non è particolarmente complesso. Si individua un club di fascia medio-bassa, meglio se in un campionato di secondo piano, e lo si alletta proponendogli iniezioni di denaro fresco. Se il club si trova finanziariamente alla canna del gas si procede a rilevarlo, generalmente mediante fantomatiche cordate capitanate da uomini di paglia; in caso contrario si chiedono precise garanzie alla dirigenza del club, vincolando il denaro all’inserimento nell’organigramma societario di qualche pedina chiave: un direttore tecnico, un manager, un allenatore. Il passo successivo è l’individuazione degli anelli deboli all’interno della squadra. Un giocatore che ha problemi finanziari, uno che usa abitualmente cocaina, oppure che mantiene un tenore di vita superiore a quei 75-90mila euro garantiti in media da una società belga di non primissimo piano. 15-20mila euro rappresentano un incentivo più che sufficiente per convincere il soggetto a soddisfare i desideri dei suoi nuovi “amici”. Gli ordini arrivano via sms, mediante incontri privati in qualche stanza d’albergo, o tramite i famigerati pizzini.
E’ un foglietto di carta marrone quello che Cliff Mardulier stringe nella mano in un privè del disco-dancing La Roca di Lier. Gli era stato consegnato direttamente da Zheung Ye in una camera d’albergo dell’Astrid Park Plaza Hotel di Anversa, dove il giocatore era stato ricevuto assieme ai compagni di squadra Laurent Fassotte e Laurent Delorge. Quella sera di fronte a lui è invece seduto il suo allenatore, Paul Put. Aprile 2005, il Lierse è atteso da una trasferta a Genk. E deve perdere. Solo così può arrivare il denaro che Ye, il nuovo investitore del club, ha promesso a dirigenza e allenatore.
«Mister, ci ho pensato tutta notte. Non me la sento di fare una papera di proposito. Non può chiedermi questo».
«Cliff, ti ho forse parlato di fare una papera? »
«Mi ha detto quanti saranno i palloni che andrò a raccogliere in fondo alla rete durante la partita. Sono le sue parole».
«Certo, perché so che andrà così. Ma tu Cliff non devi preoccuparti. Devi solo lasciar fare. Sono nove i giocatori che sono stati comprati. Nove».
In quell’incontro con il Genk il tecnico Paul Put manderà in campo la squadra riserve. Lo stesso farà Albert Cartier, allenatore del La Louviere, nella medesima trasferta nell’ex città mineraria. Se nel Lierse Ye si presenta come investitore, nel La Louviere è invece l’autentico uomo ombra di una società completamente controllata dai suoi sodali. Ci sono Denis e Allatta, c’è il manager Chris Benoit, ci sono allenatori (prima Cartier, poi Gilbert Bodart) scelti non certamente per le proprie idee calcistiche all’avanguardia. Sono sette gli incontri truccati dal La Louviere tra la stagione 2004/2005 e quella successiva. O meglio, sette sono gli incontri nei quali sono state trovate le prove del tarocco. A questi si aggiungono le partite falsate dal Lierse, il cui ex allenatore Put ha ammesso in sede giudiziaria le proprie colpe. Uno dei pochi rei confessi dell’intera vicenda. L’esempio di Put non è stato seguito da Bodart, personaggio conosciuto anche in Italia per aver giocato come portiere con Brescia e Ravenna. Licenziato nel 2005 dall’Ostenda in quanto sospettato di scommettere sulle partite della propria squadra, lo scandalo La Louviere lo ha solo sfiorato. La tattica del “non so niente, non ho visto né sentito niente e, se ero presente, dormivo” ha pagato, nonostante durante la bufera sia stato scaricato dall’avvocato Denis.
«Sono l’avvocato del La Louviere, non dei suoi dipendenti».
«Signor Denis, ma alcuni di questi dipendenti -chiamiamoli così- sono implicati in faccende delle quali il club che lei difende, e quindi i suoi proprietari, non poteva non sapere».
«Signori, se vengo fotografato seduto vicino al papa non implica automaticamente che io sia un prete. E delle azioni personali del signor Bodart il La Louviere non è assolutamente responsabile».
L’appuntamento con la galera per Bodart era comunque solo rinviato. Un anno e mezzo dopo l’ex giocatore viene arrestato con l’accusa di essere l’informatore di un gruppo di rapinatori penetrati nelle Grotte di Han, una delle maggiori attrazione turistiche dell’intero Belgio. Bodart, lasciato il calcio dopo un’ultima dimenticabile esperienza sulla panchina del Wevelgem City, aveva trovato un impiego presso il citato complesso speleologico, sito nelle Ardenne nei pressi del villaggio di Han-sur-Lesse. Il lupo insomma perde il pelo ma non il vizio.
(2-continua)
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