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Friday, March 16, 2012

50 gol potrebbero non bastare

pensare che c’era chi lo faceva giocare in fascia. Misteri di un certo calcio e di certi allenatori (?!). Klaas-Jan Huntelaar non è mai stato nient’altro che una prima punta. Di quelle che non rapiscono l’occhio e nemmeno risultano granché utili alla squadra se non infilano la palla in rete. Lui lo fa spesso, basta metterlo in campo nella giusta posizione.
(Articolo completo su Il mondo siamo noi).

Wednesday, February 8, 2012

Sala e Guidetti, stelline del Nord

Ci vogliono gli stranieri per credere nei talenti italiani. E’ il paradosso contemporaneo del nostro calcio, che difetta non tanto nella produzione di prospetti di valore, quanto nella volontà di valorizzarli. In Italia bisogna attendere l’arrivo del Luis Enrique di turno per riportare a casa la stellina Fabio Borini, giustiziere dell’Inter nel weekend. Il giallorosso la gavetta l’ha fatta nel vivaio del Chelsea, raggiunto a 16 anni in fuga dal Bologna. Nello stesso anno emigrava, sempre in direzione Stamford Bridge, il 15enne Jacopo Sala, brillante esterno destro formatosi nelle giovanili dell’Atalanta. Anche per lui il 2012 è iniziato sotto la luce dei riflettori, grazie alla rete realizzata sabato contro il Bayern Monaco. Un pregevole tiro al volo di destro che ha regalato all’Amburgo il momentaneo vantaggio sui bavaresi, poi pervenuti al pareggio con Franck Ribery. Ma i giudizi più lusinghieri sono stati dedicati tutti a Sala, alla sua terza presenza con la maglia del club anseatico. Con tanti ringraziamenti a Frank Arnesen, ex direttore sportivo del Chelsea che, sbarcato ad Amburgo la scorsa estate, ha voluto testare alcuni prodotti dell’Academy dei Blues (Bruma, Tore, Rajkovic, Mancienne e, appunto, Sala) nella Bundesliga. Ovvero il giardino dell’Eden per il talento giovanile.

Per Cesare Prandelli però le buone notizie non arrivano solo dalla Germania, ma anche dall’Olanda, dove sta facendo furore lo svedese John Guidetti, attaccante classe 92 del Feyenoord autore di 14 reti (incluse due triplette, rispettivamente contro Twente e Ajax) in altrettante partite. Punta fisicamente imponente, ma anche rapida e mobile, nelle vene di SuperGuidetti (le magliette che lo ritraggono in un fotomontaggio con la divisa da Superman sono già un cult nei Paesi Bassi) scorre sangue italiano grazie al nonno paterno. Pertanto un pensierino i vertici degli Azzurri potrebbero farlo. Perché nel mappamondo di Guidetti, cresciuto in Kenya (il padre seguiva un progetto scolastico svedese a Nairobi) e calcisticamente formatosi tra Stoccolma (Brommapojkarna) e Manchester (City), l’Italia occupa una posizione importante: “A sei anni decisi di voler fare il calciatore dopo aver visto Roberto Baggio e Christian Vieri a Francia 98. Oggi mi piacciono Ibrahimovic e Balotelli: carattere forte e numeri da fuoriclasse”.

Fonte: Il Giornale

Wednesday, September 7, 2011

La sfida di Poldi

Lukas Podolski come Totti? Si, almeno per quanto riguarda lo status di idolo nelle rispettive città, Colonia e Roma. E come il capitano giallorosso, anche Prinz Poldi ha visto la propria leadership messa in discussione dalla nuova guida tecnica del club.
(Articolo completo su Il mondo siamo noi).

Thursday, August 4, 2011

Bundesliga 2011/12: qualità sostenibile

“Qualità sostenibile”. Lo slogan migliore per la Bundesliga lo ha coniato Klaus Smentek, direttore della rivista kicker, la bibbia del calcio tedesco. “Il calcio in Germania è in pieno boom. Stadi pieni, spettacolo di alto livello ma anche bilanci sani. Il miglior biglietto da visita per entrare nell’era del fair-play finanziario”. Conti in regola ma anche risultati sul campo. La novità più grande della 49esima edizione della Bundesliga riguarda infatti i club che andranno in Champions; non più tre ma quattro, con tanti ringraziamenti all’Italia e alle reiterate figuracce europee dei propri club (milanesi escluse).
Le carte alla nuova stagione, al via venerdì con Borussia Dortmund-Amburgo, le fa Thomas Berthold, ex difensore di Verona e Roma, campione del mondo a Italia 90. “Per ragioni di blasone, e di budget, la squadra favorita non può che essere il Bayern Monaco. Le qualità di Robben, Ribery e Gomez le conosciamo tutti. I dubbi però non mancano, specialmente sulla solidità difensiva. Hanno acquistato Neuer, è vero, ma i centrali sono gli stessi che lo scorso anno vennero ridicolizzati dall’Inter. E l’arrivo di Rafinha dal Genoa non è certamente una bella pubblicità per gli scout del Bayern. In giro per il mondo non c’era niente di meglio di questo brasiliano che nello Schalke 04 non aveva mai brillato per disciplina?”.
Il Borussia Dortmund detentore del titolo ha però perso il miglior giocatore della scorsa Bundesliga, Nuri Sahin, passato al Real Madrid. “Non ne risentiranno molto, perché il tecnico Jürgen Klopp ha dotato la squadra di una precisa identità, capace di prescindere dal singolo giocatore. Anche perché la qualità della rosa del Borussia rimane elevata. Sarà invece più dura per il Bayer Leverkusen, anch’esso impegnato in Champions, convivere con l’assenza di Vidal. La Juventus ha fatto un gran colpo. Il cileno era un giocatore che avrebbe fatto molto comodo al Bayern. Forse per questo se la sono presa così tanto”.
Spazio poi per qualche outsider. “Squadre come Stoccarda, Werder Brema e Amburgo, tutte reduci da un’annata disastrosa, hanno le potenzialità per risollevarsi. Mi intriga soprattutto l’Amburgo targato Chelsea, con il nuovo direttore generale Frank Arnesen che ha portato tanti giovani (tra cui anche l’azzurrino under 19 Jacopo Sala, nda) dal club londinese. Poi c’è lo Schalke, dove un signore che ha vinto tre Champions come Raul gioca accanto al 17enne Draxler. Lui, Götze, Gündoğan, Schürrle e Holtby sono il nuovo che avanza”. Tutti figli della qualità sostenibile targata Bundesliga.

Fonte: Il Giornale

Wednesday, June 15, 2011

Operazione lampo

La sera del 5 marzo 1983 Lutz Eigendorf, stella un po’ appannata dell’Eintracht Braunschweig, lascia il ristorante Cockipt, sale in macchina e si avvia verso casa lungo la Braunschweiger Forststrasse. In prossimità di una curva a gomito la sua Alfa Romeo sbanda, Eigendorf perde il controllo del veicolo e si schianta contro un albero sul lato opposto della strada. Sono le 23:08. L’impatto è violentissimo. Dalle lamiere viene estratto il corpo del giocatore privo di conoscenza. Gli viene rilevato un tasso alcolico nel sangue pari a 0.22. Un livello altissimo, equivalente a tre litri e mezzo di birra. Lutz Eigendorf muore due giorni dopo in ospedale a causa delle gravi lesioni riportate alla testa. Ha 26 anni. La polizia locale non ha dubbi: incidente causato da guida in stato di ebbrezza. Caso chiuso.

Per la stampa Eigendorf è il Beckenbauer della Germania Est. Un centrocampista difensivo di grande eleganza, ottimo nella lettura delle situazioni di gioco e altrettanto abile nel far ripartire l’azione con lanci millimetrici. Fin dalla tenera età, il giocatore viene considerato uno dei fiori all’occhiello del calcio della DDR. Entra nei ranghi della Dinamo Berlino a 14 anni, debutta in prima squadra a 18, veste per la prima volta la maglia della nazionale a 22, presentandosi con una doppietta alla Bulgaria. La Dinamo Berlino è la squadra del capo della Stasi (il Ministero per la Sicurezza di Stato) Erich Mielke. Sul finire degli anni Settanta, nella Oberliga tutte le strade portano a Berlino. Per la squadra della capitale ci sono i migliori giocatori e gli arbitri più compiacenti. I dieci titoli nazionali consecutivi messi in bacheca dalla Dinamo trasformano il tutto in una farsa, dalla quale però Eigendorf si premura di fuggire immediatamente.

Il 20 marzo 1979 la Dinamo Berlino è attesa in Germania Ovest per un’amichevole contro il Kaiserslautern. Per il club si tratta della prima trasferta in un paese non appartenente all’area sovietica. Ai giocatori è proibito qualsiasi contatto con l’esterno. L’incontro termina 4-1 per i tedeschi dell’ovest. Nella notte Eigendorf scende per un drink nella hall dell’Hotel Savoy, dove era alloggiata la squadra. L’unica persona che incontra è l’accompagnatore degli arbitri. La loro chiacchierata dura più di tre ore, e quando Eigendorf decide di rientrare il camera, l’uomo gli allunga il proprio biglietto da visita. La mattina seguente il bus della squadra riparte per Berlino. Viene fatta una tappa a Giessen per permettere ai giocatori di spendere la valuta straniera accumulata, magari acquistando un paio di Wrangler o un cd dei Rolling Stones. Eigendorf si allontana con un paio di compagni, quindi sale su un taxi, si sdraia sul retro e porge al conducente il biglietto da visita dell’accompagnatore degli arbitri incontrato la sera prima. E’ l’unica persona che conosce in tutta la Germania Ovest.

Eigendorf non è il primo giocatore della DDR a fuggire a ovest. Nel suo caso però lo smacco per il regime, e specialmente per Mielke, è ancora più grande. Lui, uno dei più fulgidi talenti della Germania Est, è riuscito a scappare mentre si trovava in trasferta con la squadra del capo della Stasi. “Eigendorf non giocherà mai in Bundesliga”, dichiara un Mielke schiumante di rabbia una volta appresa la notizia. Nel giro di pochi giorni vengono predisposte l’Operazione Rosa e l’Operazione Traditore. La prima riguarda la moglie di Eigendorf, Gabriele, pedinata e spiata ventiquattrore al giorno per timore di una possibile fuga. La seconda si concentra invece sui genitori del calciatore. Vengono interrogati amici, vicini, colleghi, persino il medico di famiglia. I telefoni sono sotto controllo, tutta la corrispondenza viene aperta e letta dagli uomini della Stasi prima di essere consegnata. Sembra 1984 di George Orwell, con la differenza che la DDR non è fiction.

In Bundesliga Eigendorf non riesce ad avere l’impatto che le sue qualità facevano supporre, anche a causa di numerosi problemi fisici. Dopo aver scontato una squalifica di un anno comminatagli dalla FIFA per aver non aver rispettato il proprio contratto con la Dinamo Berlino, Eigendorf gioca due stagioni con il Kaiserlsautern prima di passare, per 400mila marchi, all’Eintracht Braunschweig. Non rifiuta mai un’intervista, e non ha paura a dire ciò che pensa della Germania Est. Altri fuggitivi, tra cui l’allenatore Jörg Berger, gli consigliano di mantenere un profilo più basso “perché Mielke è un uomo molto pericoloso”. Eigendorf per contro il 21 febbraio 1983 si fa riprendere di fronte al Muro di Berlino nel corso del programma “Kontraste” mandato in onda dall’emittente ARD. Due settimane dopo, ecco l’incidente fatale.

La caduta del Muro e la riunificazione della Germania, con conseguente accesso agli archivi della Stasi, riaprono il caso Eigendorf. Della vicenda si occupa il giornalista d’inchiesta Heribert Schwan attraverso un certosino lavoro di assemblaggio di centinaia di documenti. Nello sterminato archivio dello Stasi, che in quarant’anni di vita aveva prodotto l’equivalente di tutti i documenti della storia tedesca a partire dal Medioevo, non esiste un dossier Eigendorf. “Ma sarebbe meglio dire”, afferma Schwan, “non esiste più, perché è stato distrutto. Tuttavia il nome di questo sfortunato giocatore è presente in numerosi documenti collaterali, se così vogliamo chiamarli”.

In Germania Ovest Eigendorf è stato spiato da una cinquantina di agenti segreti della Stasi. Uno di questi, l’ex pugile Karl-Heinz Felgner, era uno dei suoi migliori amici a Braunschweig. I suoi rapporti sono dettagliatissimi: amicizie, telefonate, locali frequentati, spostamenti, numeri di caffè bevuti quotidianamente, marca di latte preferita. Nel frattempo in Germania Est Gabriele Eigendorf aveva chiesto, e ottenuto, il divorzio dopo soli tre mesi dalla fuga del consorte, per poi sposarsi con l’amico d’infanzia Peter Homman. L’uomo in realtà era un agente della Stasi, nome in codice “Lothario”, in missione allo scopo di far breccia nel cuore di Gabriele per indurla a tagliare definitivamente i ponti con il “traditore”. La coppia regalerà un fratellino a Sandy, la figlia di Lutz e Gabriele.

In un documento di 32 pagine dedicato alla sezione XII, un commando segreto interno alla Stasi che agiva da autentico squadrone della morte, compare il nome di Eigendorf in una lista contenente alcuni nemici pubblici del regime. Accanto a esso c’è una scritta: “narcotico”. Poco sotto viene citato il sistema “lampo”, una tecnica sovente utilizzata dalla Stasi per eliminare persone scomode senza lasciare traccia. Il sistema “lampo” consiste nel posizionare un auto ai bordi della strada, nascondendola nel buio in prossimità di un una curva pericolosa, e quindi di accendere improvvisamente gli abbaglianti una volta sopraggiunta l’auto-bersaglio, nel tentativo di accecare il conducente. Schwan è pertanto giunto alla conclusione che Lutz Eigendorf sia stato prima drogato con una neurotossina, quindi minacciato, fatto fuggire in auto e infine abbagliato sulla Braunschweiger Forststrasse. In tempi recenti è stata chiesta la riesumazione del corpo per trovare eventuali tracce di avvelenamento. Una procedura complicata e soprattutto lenta. Ma l’omicidio, come ricordato dal pubblico ministero di Berlino, è un reato non soggetto a prescrizione.

Fonte: Guerin Sportivo

Sunday, May 22, 2011

Marko Arnautovic skidding off road to greatness

Since taking his first steps into the game at Hengelo, FC Twente’s youth HQ, Marko Arnautovic has been tipped for big things – even being labelled the new Zlatan Ibrahimovic. But it isn’t just his style of play that has earned this, at first glance, flattering comparison. Like Ibrahimovic, Balkan blood runs through Arnautovic’s veins (his father is Serbian), he had a troubled youth and blends physical strength with exquisite technique. The 22-year-old also made his international debut for Austria against the same side Ibrahimovic faced on his debut for Sweden, the Faroe Islands.

Comparisons with the former Barcelona striker had been building for some time, increasing year by year, season by season, as Arnautovic trekked towards stardom. Between 2006 and 2008, the forward set youth championships he appeared in on fire, with astonishing displays for Twente’s Under-18s (18 goals in the 2006/07 season) and Jong Twente (21 goals in 24 games the following year). A wonderful solo goal against Jong Ajax stood out amongst the many superb displays as a marker was put down that here was a player ready for the next level. And on 14th April, 2007, the Austrian did indeed make his senior debut, turning out at the Philips Stadion against PSV Eindhoven.

Two years later it was time for Arnautovic to get serious, breaking into the Eredivisie side’s first team on a regular basis and scoring 12 goals in the 2008/09 campaign. Then-Twente coach Steve McClaren deployed the starlet as a right winger in a 4-3-3 system, with club legend Blaise Nkufo as the central striker and the pacy Eljero Elia on the opposite flank.

In the summer of 2009, with the secret of his talent well and truly known throughout European football, Arnautovic made the move to Serie A, joining Inter. The switch though did not go to plan. In his last game with Twente, the Dutch Cup final against Heerenveen, Arnautovic suffered a stress fracture in his right foot. To Inter’s credit, they still pushed ahead with the deal, but only on an initial one-year loan that would become permanent if the Austrian clocked up a pre-determined number of appearances in a blue and black shirt. But Arnautovic failed to feature enough, despite the Nerazzurri enjoying a spectacular season, winning a Serie A, Coppa Italia and Champions League treble. With just three appearances to his name, the Austrian was an onlooker.

Arnautovic left Italy more famous for his off the pitch behavior than anything done on it. His larger than life ego was also a source of frustration for the Nerazzurri. “Arnautovic is a fantastic player, but he thinks and acts like a kid”, said Jose Mourinho, his coach at Inter at the time. A friendly played at the Cornaredo Stadium against Swiss second division outfit Lugano was the striker’s only impressive performance in that 2009/10 season, explaining all there is to know about a thoroughly underwhelming spell.

But if the Austrian’s undoubted admirers expected him to bounce back from his Inter disappointment at once, they were wrong. His fall from grace has continued this season with Bundesliga side Werder Bremen, who shelled out €7M for his services last summer. The 22-year-old has hit the headlines for off-pitch troubles once again, rather than performances on it. “You can take my money and give it to your family”, replied Arnautovic to Werder general manager Klaus Allofs, who had told the striker he would be fined for his behaviour towards coach Thomas Schaaf. Supporters of the German club quickly labelled him “Arrogantovic” for his lack of manners and “Arnautor-nix” (Tor nicht means no goal) for his lack of goals; the youngster has scored just four times in 25 Bundesliga appearances.

Though controversial, Arnautovic remains one of the greatest hopes of his generation. The talent is there, but the bright spots have been few and far between. At international level at least he is beginning to shine. In October last year, Austria coach Dietmar Costantini brought the striker back into the international fold after an 18-month absence, and he repaid this in goals, scoring a brace against Azerbaijan. Four days later he netted again against Belgium. And last February Arnautovic found the back of the net in a friendly with Holland.

“Arnautovic can do great things if he stays on the straight and narrow”, commented former Austria international Andreas Herzog. “He has the potential to become Austria’s best player in the last 30 years, leaving even Hans Krankl in the shadows.” However, a clash with team-mate Stefan Maierhofer – who in the past criticised Arnautovic’s moody attitude – for a missed penalty against Turkey is a reminder that this youngster has a long way to go yet before he can even think about fulfilling his undoubted potential.

Fonte: Inside Futbol

Tuesday, April 26, 2011

Cissè, oro nero a Friburgo

Non era necessario arrivare a 270 minuti dalla fine della Bundesliga 2010/11 per accorgersi che quella attualmente in corso è una stagione d’oro per Papiss Cissè, attaccante senegalese del Friburgo. Il 25enne originario di Dakar ha condotto a suon di reti il proprio club ad una salvezza tranquilla, ritagliandosi anche lo spazio per un paio di primati individuali.
(Articolo completo su Il mondo siamo noi).

Wednesday, April 13, 2011

La fantasia dello Schalke

In zona retrocessione a novembre, in corsa per il double Champions-coppa di Germania in aprile. Comunque vada la pazza stagione dello Schalke 04 sarà un successo: sportivo ma soprattutto economico. Non solo per i ricavi garantiti da una semifinale di Champions, sicura al 99%, ma anche per l’inaspettata vetrina europea per i propri talenti. Alcuni di questi sono destinati a lasciare Gelsenkirchen in estate, e tra le probabili destinazioni c’è anche la Serie A. Perché a dispetto del munifico contratto di sponsorizzazione che lega lo Schalke alla Gazprom, il colosso russo del gas, il club della Ruhr non è mai rimasto insensibile di fronte a offerte sostanziose.

Tra i giocatori più ambiti c’è il peruviano Jefferson Farfàn, obiettivo di mercato di Inter e Juventus. L’Italia sembra proprio essere la meta più gradita di questo esterno d’attacco, impiegabile anche come seconda punta, importato in Europa dal Psv Eindhoven di Guus Hiddink. Al suo primo anno in Olanda, a fianco della futura stella del Manchester United Park-Ji Sung, centrò la doppietta campionato-coppa e arrivò sino alle semifinali di Champions. Goleador a Eindhoven (71 gol in quattro stagioni), assist-man nello Schalke, una carriera in crescendo come la sua valutazione di mercato: gli olandesi lo hanno pagato 2 milioni di euro, i tedeschi 10. Adesso il suo cartellino ne vale almeno il doppio.

Farfàn non sarà in campo contro l’Inter causa squalifica, e toccherà quindi al 17enne Julian Draxler garantire fantasia e imprevedibilità agli uomini di Ralf Rangnick. Ennesimo enfant prodige del calcio tedesco, questo giovanissimo trequartista è un osservato speciale dal Napoli. Vanta già due scampoli di partita in Champions, più una manciata di presenze in prima squadra tra campionato e coppa di Germania (ha già segnato in entrambe le competizioni). Sulle prime pagine dei giornali Draxler però non ci è finito solo per il talento, ma anche per la propria decisione di abbandonare, su consiglio del precedente allenatore dello Schalke Felix Magath, gli studi. Ma le leggi della Renania Nord Westfalia impongono l’obbligo scolastico fino a 18 anni, e pertanto il ragazzo è stato ricondotto di autorità sui banchi di scuola. Per sbarcare in Italia insomma non gli basterà il diploma conquistato sul campo.

Fonte: Il Giornale

Tuesday, April 5, 2011

Questione di Klaas

A volte ritornano, e lo fanno con il dente un pizzico avvelenato. “A Milano ho scoperto i musei e i beni artistici della città. Un’esperienza assolutamente affascinante”. Parola di Klaas-Jan Huntelaar, che però nel capoluogo lombardo non era arrivato per fare il turista, bensì il calciatore. Ma San Siro, proprio nell’anno in cui consacrava il connazionale Weley Sneijder quale stella di prima grandezza del panorama internazionale, a Huntelaar ha riservato solamente un ruolo da comparsa, tanto da fargli perdere il treno dei Mondiali. L’olandese in realtà in Sudafrica ci è andato lo stesso, ma la stagiona trascorsa in semi-naftalina nel Milan gli avevano fatto perdere posizioni nelle gerarchie oranje.

Sebbene in condizioni fisiche tutt’altro che ottimali per i postumi di un infortunio al ginocchio, questa sera Huntelaar torna sul luogo di un delitto che non c’è mai stato. San Siro, ovvero la grande occasione mancata. “Non ho mai percepito la piena fiducia dell’ambiente Milan nei miei confronti. Anche se giocavo bene una partita, la domenica dopo mi ritrovavo nuovamente in panchina”. I sassolini nelle scarpe sono numerosi. “In squadra c’erano giocatori che in Olanda sarebbero stati messi alla porta dopo un paio di giorni, perché assolutamente nulli in fase di possesso palla. Però sapevano difendere molto bene, e in Italia questa è l’unico requisito richiesto a un difensore. Il non far giocare l’avversario è un’arte per voi”.

Huntelaar ha chiesto di lasciare il Milan il giorno in cui è stato annunciato l’arrivo di Ibrahimovic. Ma allo Schalke 04, dopo un inizio devastante (7 gol nelle prime 10 partite di Bundesliga disputate), l’olandese si è inceppato, e nel 2011 il suo score è ancora fermo a zero. Roba che nemmeno nel Milan di Leonardo, quando veniva schierato fuori ruolo come ala destra, proprio lui che è una prima punta pura alla Filippo Inzaghi (il suo modello dichiarato). Alibi dei quali nello Schalke non ha mai avuto bisogno. Tantomeno ne avrà a San Siro, nel suo vecchio stadio e contro il suo vecchio allenatore. Altrimenti gli toccherà riscoprirsi turista culturale anche a Gelsenkirchen.

Fonte: Il Giornale

Friday, April 1, 2011

Anche le formiche nel loro piccolo sognano

A sette giornate dalla fine della Bundesliga l’Hannover continua a coltivare il sogno della Champions League. Un traguardo impensabile alla vigilia per un club salvatosi sul filo del rasoio (15esimo posto in classifica) nella stagione 2009/10 in un ambiente traumatizzato dal suicidio di Robert Enke. Una manciata di mesi dopo i Roten stanno disputando la loro miglior stagione di sempre in Bundesliga.
(Articolo completo su Il mondo siamo noi).

Monday, March 21, 2011

Preview: Schalke 04 anti-Inter

Quando guidava il Wolfsburg, durante un ritiro estivo in Svizzera Felix Magath costrinse la squadra a salire di corsa fino in cima al monte Niesen, 2.500 metri d’altezza. Qualcuno crollò prima dell’arrivo. A fine stagione il club vinse la Bundesliga. Noto per i propri metodi di allenamento stile Full Metal Jacket, Magath è un tecnico inviso ai giocatori anche quando vince. Figuriamoci quando non ci riesce, come accaduto nella sua esperienza allo Schalke 04. La prova è arrivata la scorsa settimana, quando Magath è stato sollevato dal proprio incarico nonostante il club di Gelsenkirchen, deludente in campionato, abbia raggiunto i quarti di Champions e sia la finalista favorita in coppa di Germania, dove affronterà una squadra di seconda divisione, il MSV Duisburg.

Allontanato il “torturatore”, lo Schalke si presenta come un autentico rebus, in primis dal punto di vista tattico. Magath proponeva un 4-2-3-1 con Raul schierato alle spalle dell’ex milanista Huntelaar, ultimamente in disgrazia perché a digiuno di gol dallo scorso novembre (il greco ex campione d’Europa Charisteas o il ticinese Gavranovic le principali alternative). Il suo sostituto Ralf Rangnick, che verrà presentato oggi, è invece un adepto di quel 4-3-3 che gli ha portato tanta fortuna alla guida dell’Hoffenheim, condotto in un triennio dalla terza divisione alla Bundesliga. Un modulo che farebbe la felicità del peruviano Farfán (doppietta al Valencia in Champions), ottimo nel Psv Endhoven di Guus Hiddink come ala, scontento nello Schalke per l’utilizzo troppo decentrato e lontano dalla porta. Il tridente però non si addice a Raul, giocatore che rimane tuttora il miglior marcatore della squadra con 15 reti stagionali complessive.

Nel frattempo la squadra, guidata dal traghettatore Eichkorn, ha perso 2-0 a Leverkusen contro il Bayer, confermando la propria grigia annata in Bundesliga. In mezzo ai tanti dubbi che circondano il futuro dello Schalke, attualmente decimo a dispetto dei 36.8 milioni di euro spesi sul mercato, c’è però una certezza: il nazionale tedesco Neuer, strepitoso per continuità di rendimento. Se i Königsblauen sono mediocri in patria e belli in Europa, Neuer non fa distinzioni: lui para tutto e ovunque. Il fuoriclasse dello Schalke è lui.

Fonte: Il Giornale

Tuesday, March 15, 2011

Preview Bayern Monaco-Inter: Luiz Gustavo

Brasiliano? Si, ma di passaporto, perché in campo Luiz Gustavo è più tedesco di molti giocatori della Nationalmannschaft. Duro come Van Bommel, deciso come Schweinsteiger, nonostante sia arrivato in Baviera solamente a gennaio per la non indifferente cifra di 17 milioni di euro, Luiz Gustavo si è subito imposto quale elemento fondamentale per i fragili equilibri del Bayern Monaco, squadra tanto imprevedibile e fantasiosa in attacco quanto vulnerabile nelle retrovie. La diga eretta a centrocampo dal brasiliano nell’andata a San Siro è risultata non meno efficace degli spunti di Robben sulla fascia. Facile citare Ligabue e la sua “vita da mediano”, ma è lo stesso Luiz Gustavo a descriversi così. “Il mio gioco è sempre stato improntato su tre concetti: organizzazione, disciplina, gioco per la squadra. Potrei stupirvi con qualche effetto speciale palla al piede, come fanno molti miei connazionali, ma non sarebbe il mio stile. Per me il calcio è semplicità e efficacia”.

La rottura con Mark van Bommel, culminata con la partenza dell’olandese a gennaio, è stata una delle prime crepe che hanno minato alle fondamenta il rapporto tra Louis van Gaal e la dirigenza del Bayern, arrivato al punto di non ritorno dopo l’uscita dalla Coppa di Germania e l’addio al titolo in Bundesliga. Almeno in campo però Van Gaal è riuscito a rimediare all’assenza di Van Bommel proprio grazie alla versatilità di Luiz Gustavo, schierato come mediano, difensore centrale o, all’occorrenza, anche laterale sinistro, il suo ruolo originario quando muoveva i primi passi in Brasile. Non è un caso che la peggior debacle del Bayern Monaco nel 2011, il 3-1 sul campo dell’Hannover che ha sancito il divorzio tra il Bayern e Van Gaal il prossimo giugno, sia coincisa con l’assenza del brasiliano.

Non un giocatore da luci della ribalta, Luiz Gustavo, ma uno che piace agli addetti ai lavori, anche grazie ad un piede ben educato che gli permette di coniugare qualità e sostanza. A gennaio Ralf Rangnick si è dimesso da allenatore dell’Hoffenheim proprio in seguito alla cessione del centrocampista al Bayern. Il ct della Germania Joachim Löw ha dichiarato di voler convocare il giocatore non appena avrà ottenuto il passaporto tedesco. Il Bayern non può sopravvivere senza le giocate di Arjen Robben e Franck Ribery. Ma i pericoli per l’Inter possono arrivare anche dalla classe operaia.

Fonte: Il Giornale

Wednesday, February 23, 2011

Preview Inter-Bayern Monaco: Thomas Kraft

Altro che sottiletta, come il cognome potrebbe maliziosamente suggerire. Thomas Kraft scenderà regolarmente in campo questa sera dopo lo scontro con Petar Sliskovic del Mainz che quattro giorni fa lo ha costretto ad uscire con un trauma cranico. Per la grande rivincita contro l’Inter Louis van Gaal si affida a questo 22enne che lo scorso 30 ottobre giocava ancora nella Dritte Liga, la Serie C tedesca, difendendo la porta del Bayern Monaco II, la seconda squadra del club bavarese, in un incontro in casa del VfR Aalen.

Dalle giovanili alla Champions League, un film già visto in casa Bayern lo scorso anno con Thomas Müller, Holger Badstuber e Diego Contento. Adesso tocca a Kraft, vice-campione tedesco under-19 nel 2006 e nel 2007, sul cui talento Van Gaal si è quasi giocato la panchina. All’annuncio che Kraft sarebbe stato titolare in Bundesliga contro il Wolfsburg lo scorso gennaio, il direttore sportivo di bavaresi Christian Nerlinger aveva tuonato: “Una scelta emotiva più che razionale, destinata a danneggiare gli interessi del club. Ci potrebbero essere drastiche conseguenze per Van Gaal”. Kraft quel giorno ha parato un rigore al brasiliano Grafite e non è più uscito dall’undici titolare. A San Siro contro Eto’o e compagni disputerà la sua decima partita con il Bayern Monaco, la terza in Champions League.

“Una parte del mio compito come allenatore è quello di valorizzare i prodotti del vivaio”, ha commentato il tecnico olandese, che già in passato si era distinto per le felici intuizioni in tema di portieri facendo debuttare Edwin van der Sar nell’Ajax e Victor Valdes nel Barcellona. Dal ritiro di Oliver Kahn il Bayern non è più riuscito a risolvere il suo “Torwartproblem”. Micheal Rensing ha fallito per evidenti limiti tecnici e caratteriali, mentre Oliver Butt è sempre stato un ripiego per ragioni puramente anagrafiche. I bavaresi si erano pertanto lanciati sul mercato alla caccia dell’estremo dello Schalke 04 Micheal Neuer, ennesimo prodotto di qualità di un movimento calcistico, quello tedesco, che sta vivendo un’autentica età dell’oro. Invece l’erede di Der Titan il Bayern sembra proprio averlo già in casa. “Se arriva Neuer me ne vado io”, ha prontamente replicato alle voci di mercato Kraft, con la stessa sicurezza finora mostrata in campo. Altro che sottiletta…

Fonte: Il Giornale

Sunday, February 6, 2011

Michael Bradley ready to get serious at Aston Villa

From Giovanni Savarese to Roy Keane to Gennaro Gattuso. As continents and perspectives change, so do the idols. Aston Villa’s newcomer Michael Bradley grew up inspired by the Venezuelan top scorer of the New York MetroStars, but since arriving in Europe his points of reference have changed. Now the American looks more to Keane and Gattuso. It’s never just any old players though. And this young midfielder, born in 1987 in Princeton, New Jersey, doesn’t intend to be just any old player himself either.

By the age of 18 Bradley had already moved home five times; from Illinois to Washington, from Florida to New York, before finally ending up in Heerenveen, in the north of Holland. A determination to rise in the game meant swapping surroundings and packing his bags for a cold town in the north of Europe “not much bigger than a street in New York” and was never a hardship, just a necessary step. Better the Eredivisie than the MLS.

It was a question of mentality and sporting methods the American soon explained. “I have a friend who plays for the LA Galaxy, and he tells me that they train from ten until noon, then spend the rest of the day at the beach. Undoubtedly a nice life, but how do you grow from a sports perspective? In the US, there are teams with a lot of money, but none of them are a big club, even compared to a small team like Heerenveen. The Frisians are a team with strong ties to the people and the area, supported by grandfathers, fathers and sons. A team with a history and culture behind them. In the USA we’ll still need years to create similar ties, because soccer is still a young sport.”

Bradley rose through the Bradenton Academy, the football school of the US Soccer Federation for the American Under-17s. Then, after being included in the MLS’s Project 40 programme, he made the jump to the professional ranks at just 16 when he received a call from New York MetroStars, the team coached by his father Bob, currently the coach of the US national team. Just over a year later, Bradley became the youngest player to leave the MLS for a European league. Tall, with a solid physique, good lungs and decisive in the tackle, the American immediately showed himself to be a complete midfielder in Holland, armed with a capacity to read the game both from an attacking and defensive standpoint. So much so that it wasn’t a wholly unusual sight to see Bradley operate as a playmaker in a four-man midfield in the Heerenveen youth team; it was a role the American played when he opened the scoring in a 2-1 victory for Jong Heerenveen against Jong NEC on 17th April, 2007, as his side conquered the national youth title for just the third time in the club’s history.

In the 2007/08 campaign Bradley was ready for the big jump to Heerenveen’s senior ranks, thanks in part to the retirement of old warrior Paul Bosvelt, who had freed up a place in midfield and personally pointed to the American as his natural successor. It was a chance the youngster couldn’t let slip through his fingers and it didn’t take long for Bradley to show what he was made of. A series of sterling performances followed, with a handful of goals thrown in (16 in the Eredivisie, two in the Dutch Cup and two in the UEFA Cup) to silence critics who had maintained that he was too timid in front of the net.

On 31st August, 2008, Bradley inked a four-year deal with Bundesliga side Borussia Monchengladbach, and three months later he scored his first goal against Bayern Munich. The American ended the season with five goals to his name, despite often being deployed as a screening midfielder, limiting his opportunities to get forward. Bradley’s fine displays however, were not enough to stop the Fohlen flirting with relegation – this season, stuck to the bottom of the table, it seems only a miracle can save the team from the 2.Bundesliga.

No longer the rookie at Heerenveen, Bradley is a veteran with the US national team. On 26th May, 2006, the midfielder won the first of his 50 caps so far against Venezuela, in a warm-up game for the World Cup. However, the tender age of the young man kept then-coach Bruce Arena from including him in his squad for Germany. The first major international tournaments Bradley tasted were the CONCACAF Gold Cup in 2007, where the United States saw off Mexico in the final, and the Under-20 World Cup in Canada – Bradley starred as one of the Stars and Stripes standout performers, scoring the only goal against Uruguay in the second round in a tournament the US exited at the quarter-final stage.

The 23-year-old grabbed another opportunity to impress on the international stage at the 2009 Confederations Cup, putting in two superb shifts against Egypt and Spain, but missing the final – the US lost 3-2 to Brazil – due to a red card picked up in the semi-final against the Spanish. In the 2010 World Cup, Bradley scored against Slovenia, his eighth international goal. And last August he captained the team for the first time in a friendly against Brazil.

Bradley doesn’t want to play in a second division. In 2008 he had agreed to join Birmingham City on the condition that they retained their Premier League status – they didn’t and the American headed to the Bundesliga instead. With Borussia Monchengladbach rooted to the bottom of the German league table, Bradley has headed to Aston Villa. And in the Midlands he will be looking for the definitive turning point in his career. It’s time for Bradley to get serious.

Fonte: Inside Futbol

Friday, February 4, 2011

Mark van Bommel could be AC Milan transfer masterstroke

The signing of Mark van Bommel could be a real masterstroke for AC Milan and quite possibly the signing of the winter transfer window. More disciplined – both on and off the pitch – than other new recruit Antonio Cassano and more experienced than fellow Dutch arrival Urby Emanuelson, van Bommel could quickly establish himself as a key player in Massimiliano Allegri’s 4-3-3 system.

Milan were searching for an experienced and top class player to strengthen a team looking at a long injury list, one which recently forced central defender Thiago Silva to play as a screening midfielder against Cesena. The Serie A giants had no doubt about the 33-year-old Van Bommel, whose contract with Bayern Munich was due to expire in June, and who had long been linked with an exit from the Allianz Arena.

Well known for his tough tackling and never-say-die attitude, the Dutchman is the kind of player modern day coaches adore, and equally one that those who still cling faithfully to beautiful football dismiss. In the present era, the holding midfielder has become a crucial part of building a team capable of performing at the highest level. In recent years, players like Esteban Cambiasso, Xabi Alonso, Gennaro Gattuso, Marcos Senna, Michael Essien and Yaya Toure have not been any less important to their team’s success than celebrated
stars such as Lionel Messi, Wesley Sneijder, David Villa, Xavi, Andres Iniesta, Kaka and Didier Drogba.

In Milan, Van Bommel will be looking for the 19th trophy of his career. Amongst others, the midfielder has won seven national titles (four with PSV Eindhoven, one with Barcelona and two with Bayern Munich) and a Champions League (in 2006 with the Catalans) so far. An impressive haul for a player who failed a trial with Ajax in the late 1990s and later left the Eredivisie at 28 years old.

Over the last four years the Dutchman has gone from zero to hero with the Holland national team. Despite making his debut on 7th October in 2000 against Cyprus, Van Bommel missed the major international tournaments until 2006. Then, after the 2006 World Cup in Germany he stated he would not continue at international level as long as coach Marco van Basten was in charge. Both had strong, but incompatible, views – once Van Bommel commented: "I knew I could never have played at my best if I’d followed Van Basten’s ideas." In Holland Van Bommel was widely criticised for his decision, especially after he jokingly declared that he would have worn a Germany shirt if it were possible.

Van Bommel returned to the national fold after his father-in-law Bert van Marwijk took over following Euro 2008 and the midfielder quickly developed into a key player for the Oranje. His ability to read the game – Van Bommel has said one of his favourite hobbies remains "to analyse on the TV the games I have just played" – and to protect the defence were vital in helping Holland reach second spot in the FIFA rankings. Under Van Marwijk, Holland have lost only one match in the last two years: the 2010 World Cup final against Spain, and only then in extra-time.

Van Marwijk has played a vital role in his son-in-law’s career, even during Van Bommel’s earlier days. When, in 1997, he was appointed coach of Fortuna Sittard, he switched Van Bommel from playing as a winger to central midfield. Van Bommel, who had joined the Limburg side in 1993, blossomed, leading Fortuna Sittard to the Dutch Cup final in 1999; the Green-Yellows lost against PSV Eindhoven. Just a few weeks later though, Van Bommel was signed by the Philips-backed club, and in 2001 and 2005 won the best Eredivisie player award. He left Eindhoven in the summer of 2005, heading for Barcelona, and departed with a double digit season of goals behind him, scoring 14 times.

The tough-tackling midfielder turned out for Barcelona for just one season, however it was enough to win a treble of La Liga, the Spanish Cup and the Champions League. "Xavi recently stated that the football they played at Barcelona was too fast for me", recalled Van Bommel in a recent interview. "I wondered how he could say this, considering that he was sidelined for six months due to a bad injury that season. I used to play in midfield with Deco and Edmilson, not with him. Of course in a team with Ronaldinho and [Samuel] Eto’o I could not be the key player, nor did I pretend I was. However, I had a great time in Spain."

Upon joining Bayern Munich, Van Bommel proved to be a key player for the Bundesliga giants, providing strength in the middle of the park. He was voted Bayern Player of the Year in the 2006/07 season and just one year later became only the second non-German captain of the Bavarian side after Søren Lerby. Van Bommel was though the first to lead the team to a domestic double, winning the Bundesliga and German Cup last season, a campaign in which Bayern Munich also reached the Champions League final.

This season though the Dutchman lost his place in Louis van Gaal’s starting line-up after he revealed he would not renew his contract with Bayern Munich, and then in January the Allianz Arena side snapped up Brazilian midfielder Luiz Gustavo from Hoffenheim; a clear sign that for Van Bommel the time had come to pack his suitcase and leave. With Milan currently topping Serie A, Van Bommel hopes to equal his Oranje team-mate Arjen Robben by winning league titles in four different countries. For the Dutchman’s journey outside his comfort zone and sheer determination it would be just reward.

Fonte: Inside Futbol

Saturday, January 29, 2011

Van Bommel più utile di Cassano

Come il buon vino, migliora invecchiando Mark van Bommel. A 33 anni i suoi picchi di rendimento sono tali da renderlo uno dei migliori interpreti al mondo nel proprio ruolo, quello di centrocampista che opera da schermo davanti alla difesa. In Olanda li chiamano “waterdragers”, portatori d’acqua.
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Tuesday, December 21, 2010

Tutti per Bruno

Ambizioni di classifica medio-alte, spettro della retrocessione incombente. Lo Stoccarda 2010/2011 comincia ad assomigliare pericolosamente all’Herta Berlino della passata stagione. Come è finita per la squadra della capitale è cosa nota. Gli svevi tremano.
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Friday, December 17, 2010

Kraft non è una sottiletta

Se Manuel Neuer firma per il Bayern Monaco, me ne vado”. Deciso e per niente timido, il 22enne Thomas Kraft non ha avuto paura a lanciare il proprio ultimatum. Con una carriera ancora tutta da costruire, l’estremo dei bavaresi ha dimostrato di avere le idee chiare. Ma, cosa ancora più importante, alle parole è finora stato capace di far seguire i fatti.
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Saturday, November 27, 2010

Il sogno proibito di Gekas

Non è certamente destinato ad entrare nella hall of fame dei grandi attaccanti il greco Theofanis Gekas, ma nemmeno il suo più acceso detrattore può affermare che l’attuale punta dell’Eintracht Francoforte non sappia fare il proprio mestiere, ovvero quello di segnare. Con alti e bassi, ovviamente, come tutti coloro che non nascono con le stimmate del fuoriclasse.
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Tuesday, November 16, 2010

Il Marko svalutato

Per comportarsi da Ibrahimovic bisognerebbe prima essere stati come Ibrahimovic, almeno in termini di prestazioni e successi. Un concetto elementare che Marko Arnautovic non ha recepito, perso in un ego più grande del suo già cospicuo talento.
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