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Friday, November 5, 2010

Praga: Nessuna resa, mai

A cavallo tra gli anni Sessanta e i Settanta, il gruppo rock psichedelico Plastic People of the Universe, ispirato dai Velvet Underground di Lou Reed, rappresentava la Praga progressista e dissidente che si opponeva fieramente al plumbeo regime comunista instauratosi nel 1948 grazie ad un colpo di stato. Assistere ad un loro concerto significava però rischiare la galera, dal momento che le esibizioni del gruppo non erano autorizzate. Tra i fan più accesi della band, successivamente messa al bando dal regime e scomparsa fino al 1989, c’erano i tifosi dello Slavia Praga, il club degli intellettuali, degli studenti e della borghesia illuminata della capitale. Lo Slavia era stato fondato sul finire dell’Ottocento quando Praga era ancora dominata dagli Asburgo e da Vienna, e il nome della società era stato scelto proprio in riferimento ad un circolo sportivo-letterario, denominato appunto Slavia, la cui unica lingua ammessa al proprio interno era il ceco. Nazionalismo unito a progressismo, un binomio che dopo l’ascesa al potere dei comunisti poteva rivelarsi letale, considerata la scarsa simpatia mostrata dal regime nei confronti di gran parte di studenti e intellettuali, ritenuti potenziali elementi di sovversione nonché “amici dell’imperialismo britannico e americano”. Lo Slavia venne in breve tempo depauperato di tutti i suoi giocatori migliori, passando da potenza del calcio cecoslovacco a mediocre compagine di bassa classifica destinata a scivolare, come in effetti accadrà in più di una occasione, nella serie cadetta del campionato. Si spegneva così la stella di una squadra che tra le due guerre aveva dominato il panorama calcistico nazionale, vincendo otto titoli nazionali e fornendo otto giocatori alla Cecoslovacchia finalista nel Mondiale 1934, vinto dall’Italia di Vittorio Pozzo. Diversi i personaggi da ricordare: l’allenatore scozzese John William Madden, il primo tecnico nella storia dello Slavia e l’uomo che condusse la squadra a vincere, tra il 1906 e il 1930, ben 134 sulle 169 partite casalinghe disputate; il nazionale František Plánička, soprannominato “il gatto di Praga”, considerato all’unanimità il miglior portiere nella storia del calcio ceco (e slovacco); la punta Josef “Pepi” Bican, austriaco naturalizzato cecoslovacco la cui abilità sotto porta era pari al proprio coraggio, dal momento che rifiutò di aderire sia al partito nazionalsocialista in Austria sia, anni dopo, a quello comunista in Cecoslovacchia. Nel 1989 l’imponente manifestazione studentesca contro l’ormai crepuscolare regime venne preceduta da una partita amichevole disputata in loro onore proprio dallo Slavia Praga. Nel 1996, 49 anni dopo l’ultimo titolo, Karel Poborsky, Radek Bejbl e Vladimir Smicer hanno riportato lo Slavia sul gradino più alto del podio. Circa un mese dopo gli stessi giocatori saranno tra i principali protagonisti agli Europei inglesi con la Repubblica Ceca, piegata solamente in finale ai tempi supplementari dalla Germania. Nel biennio 2008-2009 lo Slavia ha vinto rispettivamente per la seconda e la terza volta la Gambrinus Liga ceca. Nel 2010 i Plastic People of the Universe hanno pubblicato il loro ventesimo album.

(Servizio pubblicato su Calcio 2000. 2-continua)

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