Giocare nell’Az Alkmaar 2009/2010, sopravvissuto al rovinoso crollo della proprietà (la DSB Bank), non è la cosa più facile di questo mondo. Ripetere una stagione da 23 reti, titolo di capocannoniere della Eredivisie incluso, nemmeno. Per Mounir El Hamdaoui la stagione della definitiva consacrazione ha rischiato seriamente di trasformarsi in un boomerang. Poco convincente in Champions League, a rilento in campionato, lui come tutta la squadra. Ma una volta rimesso un minimo di ordine nel caso societario post-fallimento, e lasciato finalmente alle spalle il deserto di idee della gestione Ronald Koeman, la marcia è ripresa. Con la tripletta rifilata al Vitesse El Hamdaoui ha festeggiato come meglio non avrebbe potuto la sua partita numero cento in Eredivisie, raggiungendo la doppia cifra (12 gol) in campionato. Il periodo di appannamento è alle spalle, grazia anche all’efficace cura Dick Advocaat, accolto come uno spauracchio (per i metodi rudi) e invece rivelatosi eccellente nella non semplice missione di ricaricare e compattare un gruppo prossimo allo sbando. El Hamdaoui è tornato ad agire come unica punta centrale, supportato da un Maarten Martens restituito al suo ruolo di esterno sinistro creativo e libero da vincoli tattici troppo rigidi, e da un Moussa Dembele che pare aver ritrovato la voglia di essere decisivo. A questi si aggiunge un Rasmus Elm che in mediana ha finalmente trovato un impiego definito, uscendo dal poco meritato status di oggetto misterioso, nel quale invece permane l’altro svedese Pontus Wernbloom. L’Az ha ritrovato il suo bomber (quinto gol nelle ultime quattro partite, prima non segnava dal 10 ottobre contro i dilettanti dello Sparkenburg in Coppa d’Olanda), raggiungendo così quel quinto posto in classifica che significa piazzamento in Europa League. Un notevole balzo in avanti.
Mounire El Hamdaoui nasce ala sinistra nell’Excelsior Rotterdam, ma le movenze sono da seconda punta che ama tagliare il campo con improvvisi inserimenti piuttosto che cercare il fondo. 28 reti in una stagione e mezza gli valgono la chiamata nel Tottenham Hotspur di Martin Jol, dove però la folta concorrenza (Defoe, Keane, Kanoutè, Mido) gli permette di mettersi in mostra solo nelle amichevoli. Nel Derby County in Championship gioca largo sulla fascia, il ritorno in Olanda nel Willem II lo ripropone – prima che il menisco finisca in frantumi - in posizione più centrale. Ci vuole un grande allenatore per sfruttarlo al meglio. Lo trova in Louis van Gaal all’Az Alkmaar. Funziona bene sia come supporto ad una punta fisica (Pellè) o rapida (Ari), sia come terminale offensivo avanzato in un 4411 o in un 442. L’ottima tecnica di base lo rende incline alla giocata. Lo scorso anno trova la via del gol in tutti i modi: di testa, di destro, da lontano, in acrobazia. Al termine della stagione El Hamdaoui viene eletto calciatore dell’anno in Eredivisie. A lungo indeciso tra nazionale olandese e marocchina, ha scelto i Leoni dell’Atlante.
Tuesday, March 2, 2010
Il personaggio della settimana: Mounir El Hamdaoui
Posted on 1:26 AM by Unknown
Subscribe to:
Post Comments (Atom)
0 comments:
Post a Comment